Non è un posto qualsiasi il quartiere Gorizia a Baranzate. E non è un parroco negli “schemi” don Paolo. Il contesto è quello di una delle realtà più multietniche e multireligiose d’ Italia: 4 mila abitanti, più del 60 per cento di origine straniera, 72 nazionalità rappresentate in una strada (via Gorizia appunto) e i suoi paraggi. «Siamo una multinazionale!», scherza don Paolo. «Ma soprattutto siamo un laboratorio di futuro. Con tutti i problemi e le potenzialità del caso. Ma con il desiderio di sperimentare strade nuove, come degli sherpa che conoscono perfettamente i sentieri, ma che guardano sempre avanti, cercando vie nuove. Alla fine nessuno conosce il loro nome. Ma senza di loro non si arriverebbe mai in cima».
«Vangelo e poveri. Mai l’ uno senza gli altri. In un equilibrio che può oscillare, più da una parte o più dall’ altra, a seconda dei momenti e delle circostanze. Perché siamo calati profondamente nella realtà e ne siamo interpellati. Anzi, la realtà è sempre un po’ più avanti!».
Nella parrocchia Sant’ Arialdo è certamente così. Perché qui, già oggi, si vede l’ Italia − e la Chiesa − di domani. Attualmente il nostro Paese, in termini di presenze straniere, è ciò che questo quartiere di Baranzate era già vent’ anni fa. E se vogliamo capire cosa sarà l’ Italia tra vent’ anni, occorre guardare a via Gorizia oggi. Alla scuola materna l’ 85 per cento degli alunni non sono di cittadinanza italiana. In oratorio dal 35 al 40 per cento dei bambini sono figli di immigrati.
Tra quelli che ricevono la comunione, circa la metà ha genitori stranieri. «Per noi è inevitabile confrontarci con questa presenza variegata, che porta con sé svariate problematiche, ma si traduce anche in potenzialità spesso inattese», dice il parroco.
Molto dipende dal modo in cui ci si incontra. «Per me le relazioni sono fondamentali, prioritarie. Vengono prima delle riunioni. Vengono prima delle strutture o del calendario. Significa incontrarsi, conoscersi, condividere le responsabilità, poter vivere la diversità come un dono, in un atteggiamento di apertura».
http://m.famigliacristiana.it/articolo/don-paolo-steffano-il-grande-dono-della-diversita.htm