Orgoglio.Purché sia quello sano 
di Nunzio Galantino 
Le derivazioni etimologiche più attendibili rimandano al provenzale orgohl (francese antico orgueil) o al tedesco antico urgoli. In tutti i casi compare la particella intensiva ur e, a seconda delle lingue di derivazione, guol/geil/gil/gal (petulante, notevole). Nell’uso comune, l’orgoglio è lo stato d’animo di chi nutre una eccessiva considerazione di se stesso. «Il desiderio di essere ciò che si è solo sulla base delle proprie forze – avverte Dietrich Bonhoeffer – è un orgoglio fuori luogo. Anche ciò che dobbiamo agli altri ci appartiene ed è una parte della nostra vita... L’uomo costituisce un tutt’uno con ciò che egli stesso è e con ciò che riceve». 
Nella tradizione cattolica, l’orgoglio - vizio capitale - è amore disordinato e spropositato del proprio «io», che porta a riconoscersi buone qualità, meriti e pregi.Anche in loro assenza. L’orgoglio, insomma, è una forma patologica della considerazione di sé: «Ne ha rovinato più del petrolio», cantaVasco Rossi. Non va confuso con quello che viene chiamato e ritenuto, in genere, “sano orgoglio” per un gesto opportuno, una parola detta al momento giusto e con toni giusti o per una scelta effettuata in maniera responsabile e consapevole. Il sano orgoglio funge da stimolo per ulteriori gesti, parole e scelte altrettanto opportuni, responsabili e consapevoli. Un papà o una mamma

motivatamente orgogliosi del proprio figlio, gli danno coraggio e infondono sicurezza. 
Il sano orgoglio non mette mai a repentaglio la relazione con gli altri.Al contrario, l’esibizione smisurata – appunto “orgogliosa” - di meriti inesistenti, di virtù e qualità che non si possiedono infastidisce e allontana. 
È delle persone intelligenti riconoscere valori, doni e virtù che ornano la propria personalità senza che ciò provochi separazione da quanti, in maniera presuntuosa, si sarebbe portati a ritenere degli incapaci e comunque gente priva del bagaglio di capacità che l’orgoglioso si riconosce. 
Il problema sorge quindi nel momento in cui l’essere sanamente orgogliosi per qualcosa che si fa, si dice o si possiede si arriva a disprezzare gli altri. Questa forma di orgoglio è ritenuta da san Gregorio Magno «la regina dei vizi ... la radice di ogni male». Essa fa perdere il senso delle proporzioni e rende incapaci di godere delle relazioni e di tutto ciò che di bello la vita comunque mette dinanzi. Un esempio ci viene dai bambini. Litigano e, dopo terribili litigate, riprendono a giocare insieme. Così facendo essi, forse inconsapevolmente, ristabiliscono l’ordine delle cose dando maggiore valore alla loro felicità (il gioco) che all’orgoglio sollecitato dal motivo del litigio. 
L’orgoglioso non chiede scusa. Egli fa fatica a capire che scusarsi è il modo migliore per mostrare quanto importante sia la relazione. «L’orgoglio di una persona infatti è responsabile di quasi tutta la sua solitudine» (R.Krause).
in “Il Sole 24 Ore” del 25 marzo 2018