«Vorrei indicare per il prossimo futuro l’impegno per la valorizzazione del legame esistente tra liturgia ed evangelizzazione. In verità la chiesa può educare alla fede celebrando in primo luogo il 'mistero della fede' con la sua liturgia e i suoi sacramenti, perché proprio la liturgia è il primo atto di evangelizzazione: alle fonti dell’educazione alla fede, dell’evangelizzazione, della vita cristiana c’è la liturgia. Non c’è martyría, non c’è diakonía e non c’è koinonía senza la priorità della leitourghía , dove il 'mistero della fede' abilita alla missione e al servizio i fedeli, creando e nutrendo lo spazio della comunione, che è sempre comunione in Cristo stabilita nella potenza dello Spirito santo. 
Se è vero l’adagio caro a Henri De Lubac, secondo cui non solo «la chiesa fa la liturgia» ma anche «la liturgia fa la chiesa», allora alla liturgia va riconosciuto il carattere fontale rispetto a ciò che la chiesa vive. Ma se non si è capaci di mostrare questa evidenza nel tessuto dell’azione ecclesiale, perché poi lamentarsi dello scarso rapporto vissuto dai credenti nei confronti dell’eucaristia domenicale? La pratica della fede, il primo annuncio della fede, l’educazione alla fede possono forse fare a meno della 'fede pregata', cioè della liturgia, 'eloquenza ecclesiale della fede'? 
L’incapacità mistagogica che contrassegna le nostre liturgie non dipende proprio dal fatto che la liturgia non è sentita come annuncio della buona notizia, come comunicazione del Vangelo, ma è piuttosto vissuta come una sorta di obbligo che fa parte della vita cristiana, ma che non ne è la fonte? 
La liturgia è luogo dell’esperienza della Parola e dello Spirito, ma luogo che resta umanissimo, in cui l’intero essere umano, nella sua unità di corpo, psiche e spirito, è soggetto dell’esperienza del Dio che viene a lui. Ecco, solo con un’attenzione e un’intelligenza che sappia cogliere l’umanità della liturgia è possibile accogliere in essa il 'mistero della fede'».
Enzo Bianchi, Avvenire 30 maggio 2013
Qui trovi tutto l'articolo.