«Per verificare come viviamo il nostro stare alla presenza di Dio (…)
1. L'atteggiamento fondamentale lo esprimo con una domanda: Guardo a Dio solo? mi regolo soltanto su di lui? è Gesù Cristo la mia regola, il mio riferimento, il mio punto di orientamento? Quando sono chiamata a fare, a pensare, a dire, a giudicare, da dove parto? da ciò che fanno, dicono, pensano gli altri oppure da ciò che il Signore vuole? Molte volte nelle comunità parrocchiali, nelle comunità religiose, al momento di prendere delle decisioni ci si preoccupa di quanto penseranno gli altri, e non è del tutto sbagliato. Ma anzitutto occorre valutare se quella decisione è conforme alla volontà di Dio, se è buona in sé, se può essere gradita al Signore. Non conviene mai partire dalla opportunità, dobbiamo sempre partire da ciò che piace a Dio. Allora, in un secondo momento, sarà possibile anche riflettere sull'opportunità, sui tempi o sulle circostanze, ma non senza aver messo a fuoco quello che il Signore chiede.
2. Non preoccuparsi della gente e del suo giudizio. E’ un altro modo di esprimere il nostro stare davanti a Dio. E’ chiaro che in una comunità è necessario mettere insieme i diversi giudizi, però occorre guardarsi dal rischio che l'ansia del giudizio altrui diventi morbosa, eccessiva, pesante. Se così accade, significa che non siamo alla presenza del Signore, che non lo guardiamo. «Nelle tenebre il giusto è luce a se stesso», egli ha dentro di sé la sua luce e non dipende principalmente dal giudizio altrui, pur se è utile, se è parte della nostra esperienza la gratificazione che ci viene da chi ci sta intorno, se ha un suo valore. Però si tratta di un valore subordinato, terzultimo o quartultimo, mentre il giudizio che conta è il giudizio di Dio».
Carlo Maria Martini, Il Dio vivente, 46-47