Realizzata dagli studenti della Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti, la campagna Io non me la bevo affronta il tema dell’abuso di alcol con un linguaggio originale e senza moralismi.
http://thesubmarine.it/2018/05/10/io-non-me-la-bevo-campagna/ (...) Hanno provato a farlo i ragazzi della Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti realizzando Io non me la bevo, una campagna sociale e di sensibilizzazione sul tema del binge drinking rivolta specificamente al target di età 11-24. La campagna comprende 4 brevi spot, realizzati interamente dagli studenti dell’ultimo anno della scuola — nell’ambito del modulo “Pubblicità” — molto diversi tra loro per tono e stile, ma finalizzati allo stesso scopo: affrontare un tema complesso, spesso trattato con ipocrisia e superficialità, con un linguaggio originale e non “distanziante”.
“La realizzazione degli spot coinvolge tutti gli studenti dei vari corsi triennali,” mi spiega Alessio, autore della sceneggiatura di uno degli spot, Tutto il resto non è noia. “L’ideazione e la scrittura sono curate dalla classe di sceneggiatura, che propone una ventina di idee a una commissione formata dal direttore della scuola e dai tutor di regia e produzione, che scelgono i 3-4 spot da realizzare. Poi parte la fase di produzione, con casting, ricerca location, eccetera. Tutto il processo punta a replicare nella maniera più fedele possibile l’iter di una reale agenzia di pubblicità”.
“La fase più lunga è quella della scrittura,” continua Alessio. “Gli studenti di sceneggiatura lavorano sui propri spot per circa un mese, partendo da un approfondito studio sul tema, che passa attraverso il confronto con le associazioni, esperti del settore e persone che vivono il problema sulla propria pelle. Questo confronto è essenziale. La fase di scrittura vera e propria dura molto meno rispetto alla ricerca che vi è alle spalle, che risulta una base fondamentale per non affrontare la tematica in maniera superficiale”.
Secondo dati ISTAT relativi al 2016, a una sensibile diminuzione del consumo di alcol giornaliero ha fatto fronte un aumento di quello occasionale, tra cui il cosiddetto binge drinking, che risulta “frequente” per il 17% della popolazione tra i 18 e i 24 anni. Gli effetti di un consumo smodato di alcolici, concentrato

in singole occasioni, sono più dannosi man mano che si scende con l’età, per via della minore capacità dell’organismo di metabolizzare l’alcol. Ma far passare il messaggio, nel momento in cui ubriacarsi in compagnia riveste una funzione diffusissima di socializzazione e quasi di “rito identitario”, non è facile.
(...) “Abbiamo avuto grande difficoltà a cercare strade diverse da quelle che invitavano in maniera troppo didascalica a non bere”, conferma Alessio. “Siamo dovuti passare attraverso una fase in cui un po’ tutti avevamo questa difficoltà: far passare un messaggio forte senza essere banali. L’approccio ironico, anche attraverso l’umorismo nero, e quello emozionale ci sono sembrati i più efficaci da questo punto di vista”.
I quattro spot si muovono principalmente su questi due binari: tre scelgono di tematizzare l’abuso di alcol come rischio letale nelle sue più pericolose conseguenze, ma bilanciano l’inevitabile pesantezza del pensiero della morte con diverse sfumature di umorismo: il colpo di scena surreale inserito in un contesto apparentemente ordinario (Sveglia notturna), la personificazione animata degli organi interni (Ci vuole più Fegy), o una situazione paradossale (I rischi dell’alcol). In questo modo si cerca di essere seri senza cadere nel terrorismo psicologico, e soprattutto riuscendo ad essere divertenti.
Il quarto spot invece (Tutto il resto non è noia) non riguarda i rischi “biologici” dell’alcol, ma le sue implicazioni sociali: attraverso un dialogo, stavolta senza nessuna ironia, viene messo in scena il disagio adolescenziale dovuto al contrasto tra conformismo e individualità.
“Secondo me parlare di quel tipo di disagio è l’unica chiave possibile per trovare una connessione profonda con chi ha tra i 12 e i 18 anni,” mi spiega Alessio. “L’ironia può funzionare a tutte le età — anche se emergere è difficile, nel mare di cose pensate per far ridere che si vedono tutti i giorni su internet — ma con gli adolescenti penso che vada fatto uno sforzo in più, provando a raccontare quello che pensano, le loro insicurezze”.
“Nel nostro spot, la scrittura e poi la visione del regista e il montaggio hanno provato a fare questo: fornire delle immagini con una certa ricerca estetica, senza una cronologia precisa, che raccontassero un sentimento e aprissero una porticina, un coming of age, verso un mondo dove il continuo binge drinking non è più necessario”. (...)

Gli spot sono stati realizzati nell'ambito del progetto Manifatture Culturali realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo e grazie alla collaborazione con Centro Berne di analisi transazionale, Alcolisti Anonimi, Cooperativa Sociale Aeris, Centro Nazionale di Informazione Tossicologica CNIT - Centro Antiveleni della Fondazione Maugeri di Pavia, ADAP (Associazione Doppiatori e Attori Pubblicitari), Accademia Belle Arti di Brera, ARRI, EDI e Anteo Spazio Cinema.