«Quanti secoli la Chiesa ha mantenuto l'istituto della schiavitù, la guerra? Il razzismo, vive ancora in terreni cristiani, nelle scuole cattoliche. Perché abbiamo tradito il Vangelo così? Che ormai son venti secoli che è contraffatto, perché facciamo il Vangelo sulla nostra misura invece di far noi sulla misura del Vangelo. Tutta la cristianità deve testimoniare il Vangelo, così come Cristo lo ha predicato, nella su integrità, nella purezza, nella sua genuinità. Allora guardate che non c'è schiavitù, razzismo o guerra. Dobbiamo approfondire il Vangelo nella vita, nella meditazione. Non è più possibile vivere da spettatori, senza tradire il nostro battesimo».
«Ora che la messa non è più come diceva il cardinal Bevilacqua - scherzando - una schiena di prete che cambia colore di domenica in domenica, coperta ora di verde, ora di viola, ora di bianco. Almeno siamo invitati a metterci faccia a faccia col nostro popolo. E a parlare la sua lingua, non possiamo più dire "orapronobisblablablaaa.. amen!" Non possiamo più fare così. In una scuola elementare di Bologna un bimbo, disse che gli piaceva molto la nuova messa, ma il prete non sapeva leggere. E dobbiamo ormai sentire la necessità di prepararci, cioè prima di leggere un Vangelo un'epistola dobbiamo leggercela prima, non possiamo improvvisare la lettura, la celebrazione. Le forme ci chiedono una preparazione, ma guai se noi prendessimo la liturgia come un ritualismo sia pure composto sia pure decoroso, arriveremo ad essere farisei, puliti, ma non arriveremmo ad essere cristiani».
«L'evangelizzazione dei poveri - diceva Lercaro - è il segno del Messia, quindi con una povertà anche effettiva. Che non è solo povertà di denaro però, è anche una povertà di potere che la Chiesa deve cercare, deve avere. La Chiesa è tentata anche di cercare un potere terreno, una capacità di influenza, il senso della povertà nella Chiesa deve abbracciare tutto questo».
E aggiungeva: «Pensate un poco se negli ultimi decenni del secolo scorso quando gli apostoli del socialismo portavano la loro predicazione nelle nostre campagne... se il clero, avesse capito che

in questa predicazione in fondo c'era una sete di giustizia annunciata da Gesù, le nostre popolazioni avrebbero subito le deviazioni che hanno subito? E si sarebbero poste contro la Chiesa e i preti perché alleati dei ricchi dei capitalisti e degli sfruttatori? Oggi noi riconosciamo che quello che si chiedeva allora era giusto, chiediamo di più di quello che si chiedeva allora. Non riconoscere i segni dei tempi è una brutta cosa. Gesù la rimproverò ai suoi contemporanei e noi chiediamo che non abbia da rimproverarcelo anche a noi».
«La Chiesa non può né deve assidersi arbitra delle contese politiche fra le nazioni. Ma la Chiesa non può essere neutrale, di fronte al male da qualunque parte venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia; cioè il parlare in nome di Dio, la parola di Dio. Pertanto, nell'umiltà più sincera, nella consapevolezza degli errori commessi nella sua politica temporale del passato, la dottrina di pace della Chiesa non può non portare oggi a un giudizio perché l'America si determini a desistere dai bombardamenti aerei sul Vietnam del Nord. La Chiesa, questo lo deve dire, anche se a qualcuno dispiacesse. Il profeta può incontrare dissensi e rifiuti, anzi è normale che, almeno in un primo momento, questo accada: ma se ha parlato non secondo la carne, ma secondo lo Spirito, troverà più tardi il riconoscimento di tutti».
card. Giacomo Lercaro (1891-1976)
Lercaro e “la Chiesa dei poveriˮ mezzo secolo dopo
di Andrea Tornielli, in “La Stampa Vatican Insider” del 17 aprile 2018
http://www.lastampa.it/2018/04/17/vaticaninsider/lercaro-e-la-chiesa-dei-poveri-mezzo-secolo-dopo-LuMuACQ80SJnYiH0FsJnEM/pagina.html