«Il vero profeta non è un “profeta di sventure”. Il vero profeta è un profeta di speranza» che aiuta a «risanare le radici, risanare l’appartenenza al popolo di Dio per andare avanti. Non è per ufficio un rimproveratore… No, è un uomo di speranza. Rimprovera quando è necessario e spalanca le porte guardando l’orizzonte della speranza. Ma, il vero profeta se fa bene il suo mestiere si gioca la pelle». 
«Quando il profeta arriva alla verità e tocca il cuore o il cuore si apre o il cuore diventa più pietra e si scatena la rabbia, la persecuzione...». «I profeti, sempre, hanno avuto questi problemi di persecuzione per dire la verità».
«Dirò di più: ha bisogno che tutti noi siamo dei profeti», aggiunge. «Non critici, questa è un’altra cosa. Una cosa è sempre il giudice critico al quale non piace niente, nessuna cosa gli piace: “No, questo non va bene, non va bene, non va bene, non va; questo deve essere così...”. Quello non è un profeta. Il profeta è quello che prega, guarda Dio, guarda il suo popolo, sente dolore quando il popolo sbaglia, piange – è capace di piangere sul popolo -, ma è anche capace di giocarsela bene per dire la verità».  
«Che non manchi alla Chiesa – è allora la preghiera conclusiva di Francesco - questo servizio della profezia, per andare sempre avanti».
papa Francesco, 17 aprile 2018
http://www.lastampa.it/2018/04/17/vaticaninsider/la-chiesa-ha-bisogno-di-profeti-non-di-critici-a-cui-non-piace-niente-cMVELtnHVNKtKmunlnxGzM/pagina.html