L’umanità è piena solo se tuteliamo le differenze 
di Gianfranco Ravasi 
Uno dei più autorevoli statisti tedeschi del secolo scorso, Konrad Adenauer (1876-1967), dichiarava: «Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte». La sua è una considerazione che intreccia due coordinate. L’una è verticale ed è l’unità «celeste» del genere umano: in tutti noi corre la stessa linfa e abbiamo il medesimo tessuto «adamico», siamo creature umane basilarmente uguali. L’altro asse è orizzontale e si sfrangia in mille prospettive, rivelando così la pluralità e quindi le differenze. C’è una suggestiva metafora rabbinica che afferma: Dio ha fatto tutti gli uomini con lo stesso conio ma, a differenza delle monete che risultano uguali, le creature umane sono tutte diverse (si pensi solo alle impronte digitali). Unica è la dignità, ossia l’appartenenza all’essere umano, infinita è la pluralità dei volti, delle anime, dei pensieri. 
Significativa è, perciò, la titolatura del Cortile di Francesco dedicato a questo tema secondo angolature e prospettive diverse. Si afferma, infatti, la «necessità» delle differenze per la pienezza dell’umanità stessa. Anzi, il dialogo tra voci diverse, è a sua volta una dimostrazione del tema. 
Come scriveva il noto filosofo viennese Karl Popper (1902-94), non si deve credere «all’opinione diffusa che, allo scopo di rendere feconda una discussione, coloro che vi partecipano debbano avere molto in comune.Anzi, più diverso è il loro retroterra, più feconda sarà la discussione. Non c’è nemmeno bisogno di un linguaggio comune per iniziare: se non ci fosse stata la torre di Babele, avremmo dovuto costruirne una». 
Il sogno dell’imperialismo di Babilonia era quello di imporre un «unico labbro», come si dice nell’originale ebraico del cap. 11 della Genesi, cioè una sola lingua, una sola cultura, una sola concezione della vita, precettata a tutti. È ciò che sta alla radice anche del razzismo e della xenofobia che purtroppo sta riaffacciandosi col suo volto aggressivo nei social, nei vari populismi attuali e persino nel nostro Paese segnato da una civiltà dialogica così alta. 
Contro questa arroganza che disprezza l’altro, condannata da Dio, è necessario tutelare la ricchezza dei colori dell’arcobaleno delle culture e delle etnie volute dal Creatore. Uno degli antichi maestri degli ebrei mitteleuropei detti Chassidim, cioè i «pii», affermava: «In ogni uomo c’è qualcosa di prezioso che non si trova in nessun altro. Si deve, perciò, rispettare ognuno secondo le virtù che egli solo possiede e che non ha nessun altro».
in “Corriere della Sera” del 15 settembre 2018