Confronto. Se vissuto con lealtà aiuta a crescere 
di Nunzio Galantino 
Parola derivata dal latino medioevale "confrontare" (mettere di fronte, paragonare) - composta da "cum" (insieme) e "frons-tis" (fronte) - è l’atto del mettere di fronte due o più persone/eventi/cose per stabilirne somiglianze o diversità. Oppure per stabilire la superiorità di un elemento su un altro. (...) 
Il ricorso alla parola "confronto" nel Diritto penale porta a vedervi un porre, una di fronte all’altra, ragioni e circostanze che contribuiscono a definire il grado di responsabilità, formulare un giudizio, superare un conflitto e ri/stabilire un diritto. 
Così inteso, il confronto presenta per lo più grandi difficoltà. Chi si predispone al confronto, infatti, lo farebbe per difendere la propria tesi piuttosto che per trovare un’intesa. Lo fa per rimarcare la verità della propria posizione e l’inconsistenza delle ragioni altrui. È per questo che alla parola e all’esperienza del confronto si accompagna, di norma, il disagio, la paura e lo stress. L'avversario provoca invece sospetto e quindi il bisogno di anticipare ed attaccare per rendere innocue le provocazioni.
Tutto sarebbe meno complicato se l’altro venisse percepito come compagno di strada o come concorrente e non solo e sempre come un avversario; il compagno di strada stimola a muoversi nella direzione giusta ed il concorrente spinge a dare il meglio di sé per il raggiungimento di un obiettivo. Il confronto vissuto con lealtà e senza furbizie, nella complementarità dei ruoli e nella differenza di vedute, fa sempre crescere. Infatti, «Se due individui sono sempre d’accordo su tutto – ha scritto Freud - vi posso assicurare che uno dei due pensa per entrambi». 
Purtroppo, al confronto spesso faticoso viene preferita una convivenza di facciata. Il confronto franco infatti è ritenuto pratica pericolosa, quasi una lotta che suppone sempre un vinto e un vincitore. Ma è così solo quando manca la capacità di ascolto, l’interesse per le parole e le opinioni degli altri; quando manca un buon livello di sicurezza e di autostima. Sono tutti deficit, questi, che impediscono la presa in carico delle opinioni altrui. 
Al confronto ci si educa e si educa. (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 30 settembre 2018