«Mi hanno sempre scorticato l'anima queste 39 frustate, una dopo l'altra, una sull'altra, una nel solco dell'altra, a significare il peso della sofferenza - e della ferocia - della condizione umana, concentrata sulle spalle di quest'uomo che si crede dio - o di questo dio che si crede uomo.
Non trattengo mai le lacrime di fronte al simbolo di immensa fragilità, e alla grandezza - forse inutile - di quel sacrificio.
Non ho nemmeno cominciato a fare i conti - da ateo radicale quale sono - con la figura di Gesù Cristo.
Ma temo li abbia fatti poco anche la civiltà che oggi si dice "cristiana" senza mai pensare all'abisso di significati che quella parola sottende».
Mario Domina, 20.04.2019