Immobili ecclesiastici: nuova frontiera per l’innovazione sociale
di Francesca Giani - 1 luglio 2019
Col calo della vocazioni sempre più spesso le proprietà della Chiesa rimangono sotto utilizzate o inutilizzate. Pur mantenendo, per norma canonica, il vincolo sociale. Come riqualificarli senza disperdere la vocazione per cui sono nati? Le non profit avrebbero la carta vincente...
In Italia nel 2016 sono stati chiusi 28 conventi ogni mese, per un totale di 335. Se tale andamento rimanesse costante nel 2046 si arriverebbe alla chiusura di tutti i conventi italiani. Sebbene non sia una predizione del futuro il dato rende evidente che si tratta di un fenomeno consistente. I fedeli, i preti e i consacrati della Chiesa Cattolica italiana stanno diminuendo con la conseguenza che alcuni immobili ecclesiastici risultano sotto utilizzati o inutilizzati. (...)
Oltre alla possibilità della vendita (ammessa ma scoraggiata dal CIC) e alla scelta inopportuna di lasciare inutilizzato un immobile (si ricorda in proposito sia la parabola dei talenti che vede apostrofare come malvagio il servo che non aveva usato il bene a lui conferito - Matteo 25,14-30 -, che l’evidenza che un immobile inutilizzato perde di valore procedendo inesorabilmente verso l’obsolescenza), per gli immobili ecclesiastici privi di uso è presente uno scenario di grande interesse: la valorizzazione immobiliare sociale. Questo è uno degli ambiti di lavoro della Fondazione Summa Humanitate che accompagna gli enti ecclesiastici nello studio di riusi volti al bene comune. La Fondazione cerca, seleziona, affianca nella progettazione partner del terzo settore che abbiano finalità prossime a quelle della proprietà. In termini ecclesiali si parla di dare continuità al carisma della proprietà. In relazione all’ambito immobiliare il tema è quello del riuso e della valorizzazione immobiliare sociale, ambito complesso che necessita di un approccio interdisciplinare (architettura, economia, diritto civile, diritto canonico, ecologica). Attraverso il riuso dell’immobile non si persegue il raggiungimento del massimo profitto, bensì la produzione di valore immateriale offerto dai servizi ospitati nell’immobile, che dovranno comunque avere un equilibrio economico a valere nel tempo. (continua: http://www.vita.it/it/article/2019/07/01/immobili-ecclesiastici-nuova-frontiera-per-linnovazione-sociale/152048/