Essere vecchi 
di José Tolentino Mendonça 
Un detto americano dice: 'La vecchiaia non è divertente'. È vero. Essere vecchi è dover ripartire da zero in qualsiasi momento, e farlo molte volte, costretti a reimparare cose basilari, che avevamo anche insegnato agli altri per tutta la vita. Cose semplici (e incredibilmente complesse) come camminare, organizzare i propri spazi, occuparsi del mangiare, uscire di casa, comunicare. Ci si sveglia un giorno, e niente di tutto questo è ovvio come lo era prima. Essere vecchi è fare quel che si faceva, ma molto più lentamente. Essere vecchi è avvertire più spesso la tentazione di rinunciare; e, al tempo stesso, avere l’inspiegabile ostinazione di ricominciare quando non sembrerebbe più possibile. 
Essere vecchi è mostrare, nel punto estremo della fragilità, di avere sette vite. Essere vecchi è accettare il presente, sentendo aggirarsi così vicina l’imprevedibilità, e saggiamente riderne. Essere vecchi è fare di più con meno: sapere di poter contare soltanto sulla forza di una mano o sul sostegno di una sola gamba, ma anche così insistere e continuare. Essere vecchi è capire il valore delle briciole, che sono sempre state il nostro grande nutrimento senza che ce ne rendessimo conto. 
Essere vecchi è combattere per reggere una conversazione con un quinto del vocabolario, ma con gli occhi che parlano cinquanta volte di più.
in “Avvenire” del 23 giugno 2019