«Finalità del testo – spiega il direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia don Silvano Trincanato – è quello di indicare il modo concreto nella nostra Diocesi per corrispondere alla richiesta di Amoris laetitia di aiutare quanti sono in una seconda unione a iniziare un percorso di accompagnamento con la guida di preti e laici preparati, un itinerario di verità, da percorrere sotto la luce calda e amica della misericordia di Dio, sempre immeritata, incondizionata e gratuita».
Il discernimento non sarà esterno all’individuo, ad esempio «nella persona del vescovo o del prete», ma, spiega don Silvano Trincanato, «la coscienza stessa delle persone in nuova unione a cui si affiancano una o più persone, sotto la supervisione di un’equipe e la guida del vescovo». Non un’autocertificazione dunque, ma «un percorso spirituale molto esigente, che si basa sull’ascolto della Parola di Dio e il rapporto con la propria coscienza. Un passaggio non indifferente – sottolinea il direttore dell’Ufficio diocesano per la famiglia – che chiede grande correttezza e formazione, affinché la coscienza delle persone possa scegliere in verità, alla luce della Grazia».
Ogni percorso farà storia a sé, con modalità, tempi e contenuti diversi, “cuciti addosso” alle coppie in nuova unione, alla loro storia e alle loro esigenze particolari. «La scelta di un accompagnamento in equipe, grazie a un gruppo di laici e preti individuato dal vescovo – precisa don Silvano Trincanato – può sembrare macchinosa e poco attenta alla sensibilità delle persone in nuova unione. Essa sottolinea il valore dell’equipe per accompagnare in modo sapiente e non soggettivo, nonché la necessità di persone che conoscano la materia e abbiano competenza nello svolgere il ruolo di accompagnamento. Ciò non toglie che un prete o un laico significativo già coinvolto nell’accompagnamento della coppia venga inserito nell’equipe per quanto riguardo l’accompagnamento della coppia conosciuta».
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