Nel 1990, da una distanza di circa 6 miliardi di km, il Voyager 1 prese questa immagine, in cui appare un puntino minuscolo, che misura appena 0,12 pixel. È un’immagine passata alla storia con il nome di Pale Blue Dot. Quel “pallido puntino blu” è la nostra Terra e il grande Carl Sagan, in una conferenza tenuta all’Università Cornell il 13 ottobre 1994, descrisse con le seguenti, intense parole i pensieri che quell’immagine gli suscitarono: 
«Noi riuscimmo a fare questa fotografia, e, se voi la guardate, vedete un puntino. Quello è qui. Quella è la nostra casa. Quello è noi. Su di esso, tutti quelli di cui siete venuti a sapere, ogni essere umano che ci sia mai stato, tutti hanno vissuto là. L’insieme di tutte le nostre gioie e sofferenze, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e allevatore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e contadino, ogni giovane coppia innamorata, ogni bambino pieno di speranza, ogni madre e padre, ogni inventore ed esploratore, ogni moralista, ogni politico corrotto, ogni divo, ogni comandante supremo, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie sono vissuti là, su un granello di polvere sospeso in un raggio di Sole». 
«La Terra è un palcoscenico molto piccolo in un’enorme arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti i generali ed imperatori affinchè in gloria e trionfo loro potessero divenire i padroni momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine degli abitanti di un angolo del puntino sugli abitanti di un altro angolo appena distinguibile del puntino. Così frequenti i loro malintesi, così ansiosi sono di uccidersi l'un l'altro, così fervente il loro odio. La nostra presunzione, la nostra immaginata auto-importanza, la nostra illusione di avere una posizione privilegiata nell'Universo, sono sfidate da questo puntino di luce pallida». 
«Il nostro pianeta è una macchiolina solitaria avvolta nel grande buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è suggerimento d’aiuto che verrà da altrove a salvare noi da noi stessi. Si dice che l'astronomia insegni ad essere umili e io aggiungo che è un’esperienza che costruisce il carattere. Io penso che non c’è forse nessuna migliore dimostrazione della follia della presunzione umana che questa immagine da lontano del nostro piccolo mondo. Secondo me, essa sottolinea la nostra responsabilità di avere più gentilezza e compassione l'un con l'altro e di preservare e curare teneramente quel pallido puntino blu, l'unica casa che noi abbiamo mai conosciuto».