Trasfigurazione. Invito ad andare oltre le apparenze 
di Nunzio Galantino 
(..) Sia il senso della trasfigurazione consegnatoci dal racconto evangelico, sia la derivazione etimologica della parola ce ne fanno scoprire una forte carica vitale. Nella parola latina "trans-figuratio", il prefisso "trans" indica un passaggio, il movimento di un “andare oltre” la figura o l’aspetto, coinvolgendo il soggetto e la sua storia. Così la trasfigurazione può portarci ad andare oltre una figura fissa, oltre le apparenze, spesso ingannevoli. “Andare oltre”, come fa ogni artista che abbia a che fare con le forme; o come fa ogni poeta e scrittore che fin dalle aule scolastiche ci colpiva con il suo linguaggio figurato, abituandoci a cogliere le sfumature delle emozioni: ad “andare oltre”, appunto, dischiudendoci orizzonti imprevisti. 
Può “andare oltre” solo chi si fida e si lascia portare dove forse da solo non immaginerebbe. La trasfigurazione sorprende come luce che illumina qualche situazione diventata, per lo meno, aggrovigliata. All’improvviso ci si rende conto che esiste un’alternativa; s’intravedono spiragli dove c’è notte, dolore, tragedie. La realtà resta la stessa, ma è posta sotto una luce diversa, che dischiude un futuro. Nel presente, tuttavia, per noi il passaggio di luce è una soglia sfuggente tra visibile e invisibile, dove transita una figura in movimento, non una forma cristallizzata (P. Florenskij). 
La discontinuità costituita dall’esperienza trasfigurante è inafferrabile. Per questo, non valgono i sinonimi usati per spiegarla. Se fosse trasformazione, sarebbe assai arduo riconoscere la stessa persona nel volto “diverso”, così da poter dire: «È ancora lui/lei». Se poi si trattasse di metamorfosi, dove il mutamento d’aspetto è totale, la cosa si rivelerebbe inquietante, al punto da esclamare: «Non è più lui/lei»: le metamorfosi rendono irriconoscibili e portano a fare un salto nel buio. (...) La luce della trasfigurazione può attraversare le ferite (D.M. Turoldo). Ma a patto di aver fiducia che proprio accogliere quella sofferenza è il sigillo della nostra libertà (G. Dossetti).
in “Il Sole 24 Ore” del 11 agosto 2019