Un rischio inevitabile: guardare ai numeri di malati e morti vedendo in essi i segni del successo o dell'insuccesso delle misure messe in campo; cercando in essi  la conferma della nostra fortuna presente (essere ancora sani e in vita) e l'augurio per la nostra sorte futura.
Ma i numeri non sono numeri. Sono la traduzione in segni grafici e fonetici del dolore di tanti che piangono una morte, quella morte, quella persona amata; della disperazione di chi aspetta ogni giorno un miglioramento di un ricoverato; della fatica di chi si rimette il camice anche oggi o di chi va in laboratorio per trovare qualche arma contro questo nemico invisibile.
"Mors tua, vita mea". No, "morte tua, condolere mio", vorrei addolorarmi con te.
E proprio nel momento in cui - tragicamente - non si può stare vicini: non possono congiungersi i "con-giunti"; non possono avvicinarsi i "pari-parenti"; non possono fraternizzare i "fratelli di fede".
Vorrei che i miei occhi vedessero volti dietro ai numeri e le mie orecchie sentissero pianti.
don Chisciotte Mc, 200309