«LO STALINISTA (E IL CRISTIANO) CHE C'È IN ME
Poco fa, mentre venivo al lavoro in bicicletta, stavo (stalinisticamente) pensando al modo spiccio di farla pagare agli imbecilli che sputano ai medici, o che fuggono a sciare, o che tornano al paesello, o, ancor più, agli sciacalli infami che vorrebbero guadagnare dalla tragedia, vendendo prodotti sanitari a prezzi folli - pensavo a tutto questo, quando incontro don Giovanni, il giovane prete nonché astrofisico rescaldinese con cui organizzo da anni in biblioteca le serate "Polvere di stelle".
Ci parliamo per due minuti, a distanza di sicurezza: come stai, dove stai andando, sto passeggiando anche se non sono nemmeno sicuro si possa fare, cosa fate in biblioteca, lavori straordinari approfittando della chiusura, anche noi in oratorio, cose così. Ci lasciamo con la frase-auspicio "poi tutto tornerà come prima", ma io gli dico no, speriamo di no, e conveniamo che almeno tutto questo ci insegni qualcosa circa la nostra fragilità.
Ho ripreso a pedalare e lo stalinista che c'è in me ha ceduto il posto al cristiano che c'è in me, che mi ha ricordato che è sempre meglio guardare prima la trave nel proprio occhio, eccetera.
Mi sono girato a guardare Don Giovanni che continuava la sua passeggiata solitaria mentre sgranava tra le dita il rosario. Quella cosa del pregare - che io non so e non posso fare - mi ha un poco intenerito».
Mario Domina, su FB 11.03.2020