In queste settimane stanno fiorendo diverse preghiere e numerosissime omelie online.
Fatico non poco ad accodarmi, perché non riesco a scuotermi di dosso l'impressione che alla fin fine il punto in cui l'occhio di bue è indirizzato non sia né l'Altissimo né il fedele... bensì colui che parla o scrive.
Sarà una considerazione antipatica, ma mi danno l'idea di esercizi di stile, di ricerca della forma più coinvolgente o del contenuto più innovativo.
Se invece altri si dedicano al recupero di invocazioni di altri tempi, emerge un volto di Dio che poco ha a che fare con il Vangelo. E spesso non si cita nemmeno il Signore Iddio, ma ci ri rivolge alla Madonna o ai santi.
Da sempre mi urta la lunghezza di tante di queste preghiere, che - in più - hanno la caratteristica insopportabile di spiegare bene, per filo e per segno, al Signore Iddio che cosa deve fare.
E sono praticamente "irripetibili" da parte di una assemblea, tanto sono inascoltabili e arzigogolate.
Di fronte al mio timore di essere irrispettoso e irriverente verso la Trinità o i fratelli, mi sento consolato dalle parole odierne di un Tale che di preghiera (dialogo vitale e immanente con Dio Padre) se ne intendeva: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così...» (Mt 6,7ss).
don Chisciotte Mc 200315