«Piccola riflessione sui preti al tempo del covid19.
Non dev’essere facile. Chiese chiuse, niente messe, niente catechismo, niente visite ai malati (per chi le faceva), uffici di curia e scuole chiuse... capisco che non sia facile scoprire che il proprio ruolo sociale risulta superfluo proprio mentre gli altri sono affannati nella cura dei malati, nel lavoro (in mille rocamboleschi modi), nella gestione dei bambini. Capisco che non sia facile e che faccia male, ma se invece di inventarsi gajardate per aggirare i divieti o rispolverare reliquie, volessero viverla come un’occasione di conversione profonda, personale e della Chiesa tutta ed aiutare anche noi in questo cammino?
Il mondo non sarà più lo stesso dopo (quando arriverà quel “dopo”) e anche la Chiesa non sarà più la stessa. Per settimane, forse per mesi avremo vissuto davvero le famiglie come chiese domestiche, non nella retorica del giorno del matrimonio, ma nella realtà. E questo cambierà il nostro modo di intendere la comunità, forse anche (a Dio piacendo) il nostro rapporto con la Parola di Dio.
E anche i preti, probabilmente, non saranno più gli stessi, ma quel che saranno dipenderà dalla loro capacità di farsi prossimi ora, senza paramenti, senza leadership, nella nudità della vicinanza fraterna per come la possiamo esprimere oggi: una telefonata, un messaggio, una proposta di preghiera, un commento alla Parola...». 
Paola Lazzarini Orrù, su FB 15.03.2020