Ho scritto ieri pomeriggio (pomeriggio) questo pensiero:
1. Anzitutto una doverosa precisazione: nella riunione di mercoledì 22 i consiglieri del cp non sono riusciti a discutere con puntualità i punti della bozza di lavoro predisposta da don Marco. Per questo motivo, nel messaggio mandato ieri su questo canale non si è detto che sia stato discusso e approvato dal cp.
2. Che la diocesi avesse avviato questa consultazione lo sapevamo da lunedì 20, ma sul sito diocesano non era (e non è) indicata la data di conclusione di questa consultazione. Mi sembra saggio pensare (e gli sviluppi delle ultime ore lo confermano) che prima si fa, meglio è.
3. La pubblicazione di questi suggerimenti (la diocesi e la CEI valuteranno cosa si farà realmente) ha anche lo scopo di far aprire gli occhi a tutti coloro che - con una superficialità disarmante - pensano che basti riaccendere l'interruttore delle celebrazioni e tutto riprenderà; sia noto a tutti che i 34 punti non sono un esercizio di retorica, bensì l'incompleto elenco delle condizioni minime per riprendere le celebrazioni.
4. Chi deve prendere delle decisioni a livello diocesano, decanale, parrocchiale o di comunità pastorale dovrebbe cominciare a dire ADESSO cosa dobbiamo procurare, acquistare, prenotare, predisporre... nella mente, nel cuore, nelle cose, nelle strutture. Più aspettiamo più non saremo pronti... e a quel punto non sarà giusto prendersela con chi IN QUESTO MOMENTO (anzi, da qualche tempo, ormai) ci sta pensando.
5. Penso sia lecito porsi la domanda se valga la pena costruire tutto un castello di vincoli per accedere a UN BENE grande, che - a ben vedere - non ci è stato negato in queste settimane. E qui si apre un capitolo di riflessioni (e di polemiche) che non ha confini (anche perché la ignoranza è ancora più sconfinata). Il bene della Presenza di Dio Trinità non ci è stato tolto e non dipende dai sacramenti. 2. Il bene dell'amore fraterno non ci è stato tolto (semmai è stato messo in discussione della eccessiva vicinanza nelle case). E fin qui abbiamo parlato dei due beni fondamentali. 3. Il tempo in cui non abbiamo celebrato in chiesa il memoriale della Pasqua di Gesù è simile al tempo medio che passa tra una messa e l'altra per la maggior parte delle comunità cattoliche sparse nel mondo... Non mi sembra il caso di drammatizzare. E non dimentichiamo che l'85% circa dei cattolici battezzati in Italia va in chiesa (non oso dire: partecipa alla messa) a Natale, poi dopo 4 mesi a Pasqua, poi dopo un mese se ha un parente che riceve i sacramenti e poi... se vuole partecipare alle esequie. 4. Capisco bene anche io la differenza tra incontrare le persone "di persona" o attraverso un mezzo tecnologico. Però non mi nascondo dietro un dito: quando ci si poteva vedere ogni settimana o ogni giorno, non è che proprio fossimo nella patria dell'amore reciproco! 5. Sarà proprio quello che ci serve vederci con la mascherina e in fila indiana? "Meglio quello che niente", mi si dirà... Ecco, questa frase la sento realista e meno ideologica di altre più altisonanti. Ma anche questa vive di un fraintendimento: non è vero che noi ora "non abbiamo niente". Abbiamo tanto e io non voglio perderlo!
don Chisciotte Mc 200426