«Un saluto a tutto il santo popolo di Dio che si raduna nelle chiese della nostra Comunità Pastorale!
Siamo contenti di tornare a radunarci, convocati attorno a Gesù, nostro Signore, che è Parola e Pane spezzato.
Lo Spirito Santo è sempre stato con noi e ha nutrito la nostra vita di figli di Dio anche nelle scorse settimane.
Le nostre case sono state e restano luoghi di “vita con Gesù”, dove ognuno di noi, “tempio dello Spirito Santo”, ha vissuto la comunione con Dio Trinità amando i propri cari.
Ora possiamo ritrovarci a “fare eucarestia”, cioè (dall’originale in lingua greca) “ringraziare”.
Dobbiamo re-imparare il modo di pensare e vivere le celebrazioni: certamente a motivo della lotta al contagio, ma ancor più perché la partecipazione alla messa deve essere non genericamente “desiderata”, bensì partecipata, sostenuta, amata. [Se non fosse così, perché tornare a celebrare insieme? Per ripetere il rito stanco e depauperato con cui spesso facevamo i conti prima del 23 febbraio?! Per “assistere” alla messa, senza grande differenza (se non maggiore scomodità) rispetto alla visione in tv dalle nostre case?! Per ricevere il Corpo di Cristo con la convinzione di appropriarci di un talismano portafortuna o di un vaccino contro le peggiori malattie?! Per avere l’autorizzazione anche religiosa a sederci lontano dagli altri e a non salutarli nemmeno, con la scusa di non riconoscerli a motivo della mascherina?!].
Se il desiderio è ricevere e fare comunione attorno a Gesù con i fratelli e le sorelle, quella comunione che discende dalla donazione della vita di Dio a noi, allora sicuramente celebreremo con serenità e in sicurezza, seguendo alcuni piccoli accorgimenti comuni, frutto di numerose e approfondite considerazioni fatte con tante sagge persone della nostra Comunità Pastorale. [Certamente non tutte le scelte saranno le migliori in termini assoluti e sono ben accette le osservazioni e le proposte di miglioramento. Sarebbe opportuno farle arrivare in tono fraterno, rispettando il gran lavoro svolto insieme dal Consiglio Pastorale e da un nutrito gruppo di volontari].
« Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri», ci dice oggi Gesù nel Vangelo (Gv 13). Gli fa eco l’apostolo Paolo: «Al di sopra di tutto vi sia la carità» (Col 3). Ogni disposizione serve ad amare meglio, come ci ha comandato Gesù. Per cui, prima e dentro ad ogni azione, domandiamoci sempre: Stiamo vivendo e manifestando amore? Questo basterebbe a dare fondamento ai punti che seguono… e a migliorarli col nostro comportamento, ben oltre quello che è “lecito” o indicato. Ma “se non abbiamo la carità”, nulla giova (ricordiamo 1Cor 13), né per proteggerci dal contagio né per gioire dell’aver celebrato la messa. [A questo proposito, ci siamo visti circondati – anche dentro la comunità cristiana – di laici, preti e vescovi che pensano di essere “esperti di epidemiologia” e “esperti di medicina”, quindi credono di essere al di sopra delle disposizioni… facendo a volte delle pessime figure e mettendo in ridicolo la Chiesa tutta. Ricordo a questi fratelli e sorelle di fede che le regole sono quelle indicate dalle autorità, da noi tradotte nel modo che stiamo descrivendo].
“La carità è paziente” (1Cor 13,4). Questo non significa dover per forza aspettare lunghe ore, ma disponiamo il nostro animo ad accogliere la necessità di qualche tempo in più, le lentezze di qualche fratello, le imprecisioni di alcune indicazioni, la stanchezza di qualche prete o volontario».
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https://www.seitreseiuno.it/images/CPGGPII/Testi_utili/200519_indicazioni_ripresa_messa.pdf