Una vittima dell'epoca
di Michele Serra
La cacciata del deputato Sgarbi dal Parlamento, portato via come l'ultimo dei casseurs da commessi energici e sbigottiti, mette tristezza. Non perché sia stato sbagliato cacciarlo: è stato sacrosanto e tardivo (e siamo felici che a decidere l'espulsione sia stata Mara Carfagna, rara incarnazione di una destra liberale e gentile). Ma perché Sgarbi è un mostro costruito dal cinismo (ben più mostruoso di lui) dei nostri anni.
La sua maleducazione patologica, il suo imbarazzante narcisismo, la sua aggressività insopportabile, sono stati protetti e nutriti, per decenni, da conduttori e autori televisivi entusiasti di proporre allo spettabile pubblico, come fece Barnum con la Donna Barbuta, l'Uomo che Strilla. Sono stati incentivati e premiati da sponsor politici convinti che l'arroganza e il disprezzo degli altri fossero manifestazioni di "libertà". E da elettori entusiasti di quell'idea, deprimente e fasulla, di "libertà". I veri autori di Sgarbi sono loro, non Sgarbi. Sgarbi è solo vittima dei loro applausi. Così un ragazzo intelligente e colto è diventato un fenomeno da baraccone, e addirittura un viceleader politico, solamente perché la nostra epoca, della cultura e dell'intelligenza, non sa che farsene. E se ne frega dell'umiltà, della mitezza, della gentilezza, considerati segni di debolezza. Ignorare la forza d'animo e premiare gli energumeni, deridere chi parla a bassa voce ed esaltare i prepotenti, è in questa bolla nefasta che Sgarbi ha potuto diventare Sgarbi, senza che nessuno lo aiutasse, e gli volesse bene quel tanto che bastava per dirgli: Smettila, ti rendi ridicolo, meriti di meglio.
in "laRepubblica" del 26 giugno 2020