«(...) Per il fedele attuale, vescovi compresi, il Catechismo della Chiesa Cattolica è il riferimento concreto e ordinario, benché relativo, che ci permette di verificare, qui e ora, la rettitudine delle nostre idee della fede, come traduzione adeguata del Vangelo per la realtà di oggi. (...)
Come mai, allora, questi vescovi non si curano di queste mancate corrispondenze con il CCC? Faccio alcune ipotesi. Forse, per alcuni non c’è davvero la conoscenza sufficiente del CCC. E se fosse così, il rimedio non sarebbe troppo difficile, ma ci sarebbe da chiedersi con quale criteri, allora, vengano scelte queste persone per essere vescovi.
Per altri, invece, forse queste espressioni servono a non perdere il contatto con la propria situazione geo – culturale, che magari è percepita ancora non abbastanza adeguata al riconoscimento pieno del CCC. Se fosse così, allora ci sarebbe da rimettere in discussione il senso dell’esistenza di un catechismo universale unico per tutta la chiesa cattolica.
Esistono poi coloro che hanno la certezza che il CCC debba essere riformato, per essere adeguato al proprio pensiero, che spesso è a servizio di una battaglia ecclesiale sulla direzione teologica che deve prendere la fede oggi. Se fosse così dovremmo dire, allora, che in nome di una presunta auto investitura di “paladini” della vera fede, costoro ipotizzino che il CCC sia proprio eretico, almeno in alcune parti.
Infine, forse, c’è anche chi si pone obiettivi “altri”, non relativi alla fede cattolica, ma ad interessi politici, economici e di potere della lobby a cui si appartiene, che possono essere più facilmente raggiunti “utilizzando” proprie letture della fede cattolica. E, se fosse così, sarebbe evidente come il bene della Chiesa venga messo a servizio del bene di qualche altra realtà non ecclesiale.
In ogni caso, non si può negare che il problema del rispetto del CCC esista, anche all’interno della gerarchia. La pluriformità delle letture di fede è sempre stata presente fin dalle origini all’interno del Cristianesimo. E non si può negare che oggi, tale pluriformità non solo sia possibile in teoria, ma sia anche ammessa di fatto senza che produca sanzioni disciplinari di natura ecclesiale per una parte per l’altra. (...)».

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