Alla ricerca del giusto pensiero

di Gianfranco Ravasi
«(…) Certo non si può ignorare che mai come oggi dovrebbe essere praticata un'ecologia anche del linguaggio, un'igiene del parlare e dello scrivere, consapevoli come siamo che i demagoghi ingaggiano ogni giorno «una battaglia di parole». (…)
Ora, perché la parola possa essere epifanica, sapiente e pura, è necessario che sia generata dal grembo dell'intelligenza che ne certifica e convalida il contenuto. L'anoressia del pensiero contemporaneo paradossalmente produce un'ipertrofia della chiacchiera che è la parola degenerata. Bisogna ritrovare il rigore della ragione, esercitare con impegno l'"intus legere", che è la base etimologica del termine "intelligere", cioè l'approfondimento che esorcizza la superficialità e la banalità. È, questo, un altro caposaldo delle riflessioni del latinista Ivano Dionigi, il cui motto ideale è «Osa sapere», nella consapevolezza che - come dice il verbo “considerare” - la comprensione è uno «stare insieme con (cum) le stelle (sidera)». È, quindi, un'ascesa verso l'alto, l'eterno e l'infinito, è un meditare che conduce fino all'escatologia, cioè al senso ultimo dell'essere e dell'esistere. (…)
In questo procedere a più livelli noi non siamo i primi ad avanzare, altri ci hanno preceduto. È così che il nostro autore introduce un altro tema a lui caro, la "tradizione", che è efficacemente rappresentata in un gioco lessicale suggestivo e trasparente, retto dalla legge dell'inclusivo, armonico e coerente et et, contro l'esclusivo, aggressivo e separante aut aut. Detto in altro modo, il notum dei padri e dei maestri deve intrecciarsi con il novum dei figli e dei discepoli. Il classico, che non è una fredda eredità cristallizzata, ma un seme fertile, deve coniugarsi con la modernità. È un esercizio "simbolico". (…) Solo così si riesce a vivere in pienezza il proprio tempo, «la cosa più preziosa di tutte», come affermava Seneca».
in "Il Sole 24 Ore " del 28 giugno 2020