Cambiamento. Un nuovo modo di pensarsi
di Nunzio Galantino
«Oggi più che mai, la parola cambiamento sembra garantire il superamento di ogni criticità, individuale o collettiva. Quasi fosse di per sé una soluzione. Basta pronunciarla per sentirsi dispensati dal precisare cosa si intende cambiare, a quali condizioni si promette di farlo e con quali risorse. A livello esistenziale, culturale, sociale o politico.
A parte gli eccessi, bisogna prendere atto che ci troviamo continuamente chiamati ad affrontare moltissimi cambiamenti e a una velocità straordinaria. Cambiamenti che non ci rendono necessariamente migliori nei pensieri, nelle emozioni e nelle relazioni.
La parola cambiamento - e in particolare il verbo "cambiare" - deriva dal greco kamptein , che è ''atto di curvare, piegare". A partire dallo stesso verbo, il cambiamento è inteso anche come possibilità di aggirare un ostacolo (girare intorno) per creare una situazione nuova. (...)
Il cambiamento autentico, quello che trasforma, parte dalla consapevolezza di quello che si è e delle condizioni nelle quali si vive. Per mettersi in moto, la decisione di cambiare ha bisogno di un "perché" condiviso, che spinge il singolo o la collettività a scegliere azioni, parole e comportamenti che aprono a forme nuove di vita.
Ogni percorso di cambiamento è chiamato a fare i conti con la resistenza, che non è necessariamente segno di pigrizia mentale o di ingiustificato rifiuto di ideali alti. A volte, è una forma istintiva di protezione di sé. Altre volte, esprime in maniera sbagliata legittime esigenze di comprensione e di maggiore chiarezza degli obiettivi intravisti con il cambiamento. (...)
in "il Sole 24 Ore " del 19 luglio 2020