«Ho studiato teologia a cavallo fra gli anni '70 e '80 con fior di professori (Ravasi, Nicora, Coccopalmerio ,Corti, Tettamanzi, Caprioli, Coletti, Sequeri, Citrini...). Ho cercato di masticare la teologia frammischiata alla vita in questi quasi quarant'anni.
Non sono aggiornato sugli ultimi passi della teologia sacramentaria ma alcune domande mi sorgono spontanee:
1) A chi viene scelto per essere consacrato, oltre chiedere di essere un uomo adulto, maturo, equilibrato, sereno e anche con un po' di fede, viene spiegato chiaramente che con l'imposizione delle mani (nei gradi del diaconato, presbiterato ed episcopato) riceve certo il dono dello Spirito, ma questo dono non rende esperti di medicina, di economia, di finanza, di ingegneria, di architettura?
2) A chi viene scelto per essere consacrato viene insegnato che è chiamato a servire il popolo di Dio, non a vivere da libero professionista. Una cosa è coltivare le proprie passioni, altro è interpretare il ministero a proprio uso e consumo sperando in carriere prestigiose che parlano di tutto tranne che del Vangelo
3) A chi viene scelto per essere consacrato viene insegnato che è il massimo della vita lasciarsi guidare dal Vangelo? Le parole del Vangelo: "Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore" (Mt 10,43). "Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato di fare, dite. Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (Lc17,10). sono parole che ispirano e orientano una vita. Fuori da questa strada, è tutto stonato: anche le conferenze stampa.
4) A chi viene scelto per essere consacrato viene chiesto di sapere sempre quanto guadagna mensilmente un lavoratore generico in Italia, in Argentina, in Pakistan e in Mali? Questo per verificare in proporzione i propri risparmi personali e se c'è disinvoltura nell'utilizzare quantità di denaro per la Chiesa.
5) A chi viene scelto per essere consacrato si può ricordare che De Gasperi da Presidente del Consiglio faceva lavorare gratis la figlia nel ministero e casomai la pagava di tasca sua. Che De Gasperi quando incontrò un prete che accoglieva orfani, disse che non poteva aiutarlo con i soldi dello stato e gli diede il suo stipendio mensile.... di tasca sua? Insomma, fratelli, sorelle, figli, figlie, cugini e amici alla larga per non alimentare alcun tipo di sospetto.
Io spero che la teologia arrivi fino a qui».
Fiorenzo De Molli, su FB 28.09.2020