Se nella Chiesa manca una classe dirigente all’altezza
di Sergio Di Benedetto
I fatti di cronaca e la pandemia hanno reso evidente un fatto: spesso nella Chiesa la classe dirigente non è all'altezza della situazione (e del Vangelo), come capita nel mondo civile.
28 settembre 2020
«(...) In ambito ecclesiale i fatti degli ultimi anni sembrano aver messo in luce un fatto analogo: la Chiesa, almeno in occidente, ha ugualmente un problema di qualità della classe dirigente: questo, mi pare, è stato ancor più evidente nel tempo della pandemia.
Esiste un problema di preparazione di quanti dovrebbero reggere e indirizzare la Chiesa, siano essi religiosi o laici.
Salvo alcune grandi eccezioni, spesso – purtroppo – nascoste, mancano uomini (le donne essendo ancora troppo poche, ahimè) ai vertici dotati di profezia, di sguardo profondo, di intelligenza, di cultura, di sapienza.
Penso a grandi pastori della seconda metà del Novecento, di sensibilità diverse, ma con carisma, cultura e capacità: escludendo i pontefici (ma quanto oggi la Curia vaticana avrebbe bisogno di un G. B. Montini!), mi vengono in mente Casaroli, Silvestrini, Martini, Lercaro, Pellegrino, Ballestrero, Biffi, Pappalardo, Bello, Lustiger, Wyszyński, Bernardin, tanto per fare dei nomi. E che dire dei grandi teologi del Novecento, anche di confessioni cristiane diverse? I fratelli Rahner, Von Balthasar, Barth, Bonhoeffer, Guardini, de Lubac, Daniélou, Congar, Chenu, Häring… a cui si accostano grandi pensatori laici e pensatrici laiche, anche qui di formazione e visioni differenti, come Guitton, Maritain, Ricœur, Weil, Zambrano… Senza parlare poi di figure di indubbio fascino, anche salite agli onori degli altari, come Madre Teresa, Magdeleine di Gesù, Lubich, Lazzati, La Pira, Milani, Mazzolari…
Insomma, il secolo scorso, prodigo di tragedie, lo è stato anche di grandi figure.
Ma oggi, non possiamo negare che troppo spesso nella Chiesa mancano uomini e donne di spicco, di cultura, di santità, che sappiano scorgere l’orizzonte, dare speranza, condividere parole di saggezza, cogliere i segni dello Spirito, guidare il popolo di Dio con equilibrio e coraggio, vivere il Vangelo, spezzare la Parola e renderla interessante per gli uomini di oggi… evitando proposte anacronistiche o svendite totali.
E se pensiamo ai pastori, cosa dire della ‘qualità’ di molto episcopato? Cosa dire di alcuni esponenti della gerarchia, spesso sulle pagine della cronaca, più occupati di manovrare potere e solleticare il proprio narcisismo, che testimoniare il Vangelo e pascere il gregge?
In questo, devo dire che – personalmente – Papa Francesco mi dà tanta speranza. Ma non sempre chi lo circonda e i pastori locali sembrano essere all’altezza dei tempi che viviamo (anche qui, però, bisogna ammettere che ci sono lodevoli eccezioni).
Difficile individuare la cause di questa ‘crisi della classe dirigente’: forse mancano studi approfonditi, preparazione ed esperienza, capacità di discernimento nelle nomine ai vertici; forse mancano anche la fede, o il coraggio, o l’obbedienza, o l’umiltà. Forse si tendono a ‘promuovere’ o ‘ascoltare’ persone pavide, interessate al potere, docili nel senso più deleterio, ambiziose…
Di certo l’epoca che stiamo vivendo necessita di grande preparazione, fortezza, audacia, intelligenza, fiducia nello Spirito.
Ecco, lo Spirito: forse è a Lui che dovremmo bussare… Perché lo Spirito agisce sempre e il Regno è già tra noi, sovente in crescita fuori dai ‘sacri recinti’: e se dovessimo, oggi, andare a cercare proprio là fuori? Siamo ancora capaci di osare?».
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