«"Ho fatto una cavolata", così pare aver detto l'assassino (a questo punto reo confesso) di Lecce. Un ragazzo di 21 anni che si sarebbe così macchiato di un delitto atroce.
Quel che subito mi colpisce in fatti come questi, prima ancora di provare a penetrare nell'abisso che spalancano, sono le parole, quasi sempre fuori luogo. Non solo da parte dei carnefici, ovviamente. C'è come una asimmetria esibita, una incapacità di nominare il male - l'irrelatezza - per quello che è. Un grave disordine ontologico, prima ancora che morale. E questo è da temere più della peste».
Mario Domina, su FB 29.09.2020