«Ieri in Italia ci sono state 9 stragi di Bologna. Nove.
Tutte in un giorno.
"Sì ma il cenone?".
L’altro ieri 9 stragi di Ustica.
Nove aerei di linea, carichi di passeggeri sui nostri cieli, nessuno dei quali è più tornato vivo a casa.
"Sì ma il cenone?".
E martedì ci sono stati 2 terremoti dell’Aquila.
In 24 ore. E per due volte 300 persone sono rimaste uccise sotto le macerie.
"Sì ma il cenone?".
Lunedì 17 ponti Morandi sono venuti giù, e ognuno, ogni volta, col suo carico di 43 vite spezzate.
Tutte in un giorno.
"Sì ma il cenone?".
Ogni giorno, da un mese, in Italia c’è una quantità di morti che fa impallidire le peggiori stragi che si ricordino nella nostra storia. Ogni. Giorno.
Oggi 653. Ieri 753. L’altro ieri 731.
E ogni giorno, davanti a tutto questo, la sola domanda che la polita sa farsi è: “Sì, ma il cenone?”.
Ve lo immaginate se nelle ore successive alla strage di Bologna, quel maledetto 2 agosto, con corpi ancora sotto le macerie, qualcuno si fosse sognato di chiedersi: “Sì ma fa caldo, a mare posso andare o no? Gli italiani vogliono andare al mare”.
No, credo che nessuno potrebbe immaginarlo.
Sarebbe stomachevole.
Eppure adesso, davanti a 9 stragi di Bologna ogni giorno, davanti a 17 ponti Morandi che crollano ogni giorno, il nostro problema è come raggiungere gli amici al mare sapendo che altre bombe sono piazzate in altre stazioni e che altri 17 ponti, ogni giorno, crolleranno.
Non sappiamo quali, non sappiamo dove, ma vogliamo correre il rischio di crepare sotto le macerie di uno di quei ponti perché ci secca aspettare a casa che siano tutti controllati e messi in sicurezza.
Con i vacanzieri che urlano "dittatore maledetto" al Presidente del Consiglio e agli ingegneri che vietano o raccomandano di non imboccare quei ponti che vengono giù.
Sembra follia. E infatti lo è.
Solo che ormai più nessuno sembra rendersene conto».
Emilio Mola, su FB 201119