Mi ha sempre urtato la violenza, specialmente quella gratuita e quella sulle persone inermi.
Io sono della "vecchia scuola" in cui "le donne non si sfiorano nemmeno con un fiore" e "alle donne si cede sempre il passo".
Non che io non abbia i miei peccati in proposito.
Penso che non possiamo nasconderci che la storia (quella passata e anche l'attuale) annoveri innumerevoli atteggiamenti misogini dei ministri ordinati e di chi "bazzica" i nostri ambienti.
Sembra impietoso farne una rapida carrellata - seppur incompleta, disorganica e che non tiene conto di qualche rara eccezione - ma se non li snidiamo, non li additiamo, non ce li strappiamo via... non saremo autentici né tantomeno credibili.
1. La misoginia va a braccetto con il clericalismo, denunciato più volte da papa Francesco; e il clericalismo affonda le sue radici in un'errata concezione del potere.
- i posti in vista nelle celebrazioni eucaristiche; le poltrone nei banchetti; le foto di rappresentanza... tutti maschi e nessuna donna;
- i responsabili di uffici, i presidenti di commissioni, i portavoce... tutti maschi e nessuna donna;
- donne che - per essere considerate e magari poste in qualche ruolo di rilievo - devono assumere stili "maschili" o acquattarsi in forme di subalternità.
2. La sottovalutazione della donna dipende anche da un secolare gap di formazione, che prosegue in un tragico circolo vizioso:
- anni di formazione teologica riservata ai chierici maschi;
- smisurata letteratura teologica e spirituale scritta da uomini, con la sola prospettiva maschile;
- inadeguata formazione delle consacrate e dei laici (in questo punto, accomunati).
3. Consapevole o inconsapevole sottomissione ad un impianto sociale patriarcale, anche quando avremmo potuto scrollarcelo di dosso:
- donne segretarie e raramente co-responsabili;
- donne addette alle pulizie e all'ordine delle sacrestie o delle abitazioni dei vescovi o dei preti e uomini a preparare le celebrazioni o con le gambe sotto il tavolo nei pranzi;
- suore in balìa delle decisioni di vescovi, parroci, cappellani.
4. Insuperabile (??) sospetto nei confronti della sessualità (specialmente femminile, mai ascoltata né compresa):
- battute misogine durante le lezioni di preti formatori o cattedratici;
- predicazione moralistica dall'ambone;
- resistenze ad accogliere donne tra i ministranti o tra i ministri straordinari (sigh!) della Eucarestia.
Anche queste sono violenze.
Per i credenti in Cristo la denuncia e l'indignazione non sono anzitutto questione di femminismo o di rivendicazione: è in gioco l'omicidio della metà delle originalità che il Creatore ha donato al genere umano. E che avrebbe regalato anche alla sua Chiesa.
don Chisciotte Mc, 201125