Emergenza. Il nuovo che chiede accoglienza
"(...) Da anni si parla di emergenza di ogni campo: traffico, immigrati, casa, salute, occupazione, rifiuti, educazione. E non solo. Sembra essersi ridotta o essere scomparsa del tutto la capacità di distinguere tra ciò che presenta i caratteri dell’emergenza e i problemi reali, gravi ma gestibili con l’impegno di ognuno e l’investimento di risorse adeguate. (...)
Ci conferma il pericolo di confusione l’origine etimologica della parola emergenza, che va trovata nel verbo latino "emergere" - composto da "ex" (fuori) e "mergere" (affondare) - col significato di venire a galla, innalzarsi, sorgere, mettersi in luce. (...)
Un esempio è il saggio "Emergenza", scritto qualche anno fa dal filosofo M. Ferraris. Qui la parola, e soprattutto l’esperienza dell’emergenza, è vista come un appello a considerare, al di là di ingiustificate pretese prometeiche, chi siamo davvero noi e quale deve essere, conseguentemente, il nostro rapporto con la realtà. Quando l’emergenza si trasforma in stress personale o collettivo, vuol dire che abbiamo dimenticato che la realtà non coincide con il nostro pensiero, che non tutto dipende da noi e che noi siamo parte del mondo e non padroni di esso.
L’emergenza ci pone di fronte, talvolta in modo violento oltre che imprevisto, a un mondo reale (non solo materiale) che non si lascia racchiudere nella nostra capacità di programmazione. Le emergenze sono segnali di qualcosa di nuovo o di diverso che cerca di farsi strada e domanda accoglienza o comunque risposte da parte nostra. Le emergenze sono segnali che richiamano i più disponibili a riconoscere - mentre lo impongono ai più restii - il recupero di un sano realismo, fatto di umiltà, di resilienza e di coraggiosa responsabilità".
di Nunzio Galantino, in “Il Sole 24 Ore” del 31 gennaio 2021