“Ritroviamo in questa pagina evangelica un invito forte che Gesù spesso rivolge a chi lo attornia: l’invito a prendere posizione, a operare una scelta, a immettersi in una direzione con convinzione, con passione. Lo fa Gesù con l'uomo paralizzato alla mano, che invita a mettersi in mezzo; lo fa anche con i farisei e gli altri che sono lì presenti: pone loro una domanda che - come abbiamo sentito dal Vangelo - non avrà risposta.
E’ vero: a volte abbiamo proprio paura ad esporci; ci è in fondo più congeniale adeguarci alla massa, ci è più facile ascoltare le opinioni di altri e assecondare quelle di chi appare più forte. Ci è più comodo accontentarci di non fare troppo male e di non spenderci troppo nel bene, in un buon equilibrio per non avere problemi... ma non è questa la zia dell'evangelo!
Gesù è nel mezzo della scena e invita l'uomo malato a mettersi in mezzo con lui, sotto lo sguardo dei suoi accusatori
Lo dice anche a noi, Gesù: “Vieni qui in mezzo. Abbi il coraggio di chiedere guarigione e di chiedere salvezza. Non nascondere la tua fragilità. Non avere paura nemmeno di

ottenere salvezza e guarigione da me, non vergognarti”.
Gesù lo fa anche con i suoi detrattori: “Dite, dite se si può fare del bene o fare del male. Dite cosa è più importante per voi, scegliete!".
L’esito finale di questo quadro è chiaro: l'uomo che va al centro con Gesù è guarito e la sua vita potrà spendersi poi con maggior frutto; gli altri invece raccolgono l'indignazione e la tristezza di Gesù; se ne vanno via per niente cambiati, anzi si allontaneranno da lì ancora più radicati nella loro insulsa incapacità di operare un cambiamento.
Lo scriveva anche Dante nell'inferno della Divina Commedia, al canto terzo, quando descriveva gli ignavi.
«Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».

E io: «Maestro, che è tanto greve
a lor, che lamentar li fa sì forte?».
Rispuose: «Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidiosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

Orazio Antoniazzi, 210220
https://www.chiesadimilano.it/vangelo/sabato-20-febbraio-350950.html