Il disinteresse per l’elemento religioso
"Una delle cose che mi fanno pensare di più, in occasione del virus e della pandemia, è il disinteresse per l’elemento religioso propriamente inteso. Quasi tutti sono preoccupati per la malattia, per i rimedi per curarla, per il vaccino per prevenirla, per le gravi conseguenze economiche che tutto ciò comporta, per il futuro che ci aspetta ... che ne so!
È vero che si parla anche dell’elemento religioso. Ma perché? Abbastanza spesso l’elemento religioso è associato a quello festivo: la Settimana Santa, il Natale, la festa della Madonna nelle parrocchie e nelle città, i pellegrinaggi e le loro processioni, i battesimi e le comunioni, i matrimoni ed i funerali, eccetera. Tutto ciò interessa molte persone. Ma dove e in cosa risiede l’interesse? Non ci vuole molto a capire che la “religiosità popolare” interessa molte persone più per l’aspetto di festa che per quello rigorosamente religioso, per come si vive e si celebra. Questo è compreso da tutti e non ha bisogno di molte spiegazioni.
Ora, presupponendo ciò che ho appena detto, ciò che nella situazione attuale attira la mia attenzione non è il rifiuto di Dio e della religione, ma il disinteresse per tutto ciò che è collegato (o può essere collegato) con Dio e, in generale, con tutto ciò che è trascendente. Oggi - mi sembra - è già un dato di fatto quello che Thomas Pröpper è stato in grado di dimostrare opportunamente: il messaggio cristiano è diventato una “offerta senza domanda”. Dal mio punto di vista come credente in Dio, è male negare o rifiutare la sua esistenza. Ma è peggio ignorare Dio e tutto ciò che riguarda Dio a tal punto che ci sono così tante persone che se ne infischiano di quello che si pensa, si dice o si fa perché Dio lo vuole o non lo vuole, perché Dio lo dice o smette di dirlo.
Ed è evidente che, nel parlare di questa questione, non mi riferisco solo a Dio in se stesso, ma, oltre a Dio, a coloro che lo rappresentano ufficialmente: gli uomini del clero. Ciò che i chierici pensano o dicono interessa ogni giorno di meno ad una maggioranza significativa della popolazione. A meno che un chierico non faccia o dica qualche stravaganza.
Perché la religione interessa ogni giorno di meno? Perché la pratica religiosa è diminuita e continua a diminuire inarrestabilmente? Questa questione è troppo complessa e complicata. Non è possibile dare una risposta adeguata e completa in una breve riflessione.
In ogni caso c’è un fatto indiscutibile: i problemi che ci minacciano e ci opprimono sono in aumento, fino al punto di vedere il futuro dell’umanità, della terra e della vita ogni giorno più incerto e opprimente. Stando così le cose, qual è l’apporto della religione e degli uomini di religione in risposta alle molte domande che le persone sentono nella loro vita ed alle quali non trovano soluzione? (...)".
di José María Castillo
in “Religión Digital” (www.religiondigital.com) del 25 luglio 2020