"Al momento della comunione, durante la messa di Pasqua, la gente si alzava in silenzio: per una corsia laterale raggiungeva il fondo della chiesa, poi rientrava a piccoli passi rapidi nella corsia centrale, spingendosi sino al coro dove un sacerdote con barba e occhiali contornati in argento, dava loro la particola; ad aiutarlo, due donne dal volto indurito per l’importanza del loro ruolo, quel genere di donne senza età che cambiano i gladioli sull’altare prima che marciscano e si
prendono cura di Dio come di un vecchio marito stanco. Seduto in fondo alla chiesa, mentre aspettavo il mio turno per unirmi alla fila, guardavo la gente: gli abiti, le schiene, le nuche, il profilo dei volti. Per un secondo, la vista mi si è aperta: ho scoperto l’umanità intera, i suoi miliardi di individui, presa dentro questa colata lenta e silenziosa: vecchi e adolescenti, ricchi e poveri, donne adultere e ragazze serie, pazzi, assassini e geni, tutti a strofinare con le loro scarpe le lastre fredde e irregolari della chiesa, come morti che uscivano senza impazienza dalla notte per andare a cibarsi di luce. Ho compreso allora cosa sarebbe stata la resurrezione e quale calma stupefacente l’avrebbe preceduta. Questa visione è durata soltanto un secondo. Il secondo successivo mi è tornata la vista consueta, quella di una festa religiosa così antica che il suo significato si è attenuato e che sussiste solo per essere vagamente associata alle prime febbri della primavera".
Christian Bobin, Resuscitare | Ressusciter