#parlare e riflettere

di Gianfranco Ravasi
"Ci sono persone che parlano, parlano… finché, finalmente, trovano qualcosa da dire".
"Meno si ha da riflettere, più si parla. Pensare è parlare a se stessi".
C’è un noto aforisma fulminante della tradizione giudaica: «Lo stupido dice quel che sa; il sapiente sa quel che dice». Ebbene, la coppia di citazioni sopra proposte va nella linea del detto rabbinico. La prima frase è attribuita al commediografo e attore francese di origine russa Sacha Guitry, morto nel 1957. La sua è un’osservazione quasi ovvia, soprattutto se ci si attacca alla televisione o ai social: parole, parole, capaci solo di svelare un opaco vuoto di idee. Solo per caso e, dopo tanta chiacchiera, può balenare la luce di un pensiero.
E qui viene bene l’altra considerazione che è di un autore più famoso e paludato, il barone di Montesquieu, che in un suo saggio esorta tutti a riflettere. Il pensare crea silenzio e si nutre di silenzio perché è un «parlare a se stessi». Ed è proprio questo che manca a chi parla troppo agli altri, correndo il rischio di proporre appunto il vuoto, l’aria fritta, la banalità. Ecco perché sono necessari la meditazione, l’ascolto, la lettura. Nelle sue Prediche volgari san Bernardino da Siena aveva una bella battuta: «Dio ti ha dato due orecchi e una lingua, perché tu oda più che tu parli».
in “Il Sole 24 Ore” del 9 maggio 2021