Arguzia. Un sintomo d’intelligenza vivace
di Nunzio Galantino
"L’arguzia è una delle modalità con le quali è possibile interloquire o, più in genere, tenere una relazione. Non è mai la persona arguta a riconoscersi tale abilità. «La prosperità di un’arguzia giace nell’orecchio di colui che ascolta, mai nella lingua di chi la crea» (Shakespeare, "Pene d’amore perdute"). (...)
Nel greco antico la parola arguzia è resa con "eu-trapeleia". Il prefisso "eu" (bene, inteso come avverbio) rassicura sul carattere positivo dell’arguzia, propria di chi è in grado di mettere insieme intelligenza vivace, spirito critico e libertà di pensiero.
Questa linea interpretativa è confermata dalla etimologia della parola arguzia. Essa – come le "argutiae", figure molto presenti nella letteratura latina – deriva dal verbo "arguure". Oltre a significare dimostrare, provare e sostenere, il verbo "arguure" fa riferimento anche alla modalità dell’arguure: vivace, fine, intellettualmente penetrante e profonda. (...)
Questo modo di entrare in relazione e di partecipare al dialogo fa dell’arguzia un’abilità meno frequente dell’ironia e per nulla a essa riconducibile. (...) L’atteggiamento e le parole della persona arguta sono frutto di elasticità mentale, di conoscenza dell’animo umano e, di conseguenza, dei limiti entro i quali è possibile muoversi per evitare che le proprie parole si trasformino in stiletti caustici, capaci solo di trasmettere supponenza. (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 18 ottobre 2020