Da tempo assistiamo ad un neo-nominalismo: assegniamo alle parole un significato diverso da quello che esse hanno, piegandole al contentuo che vogliamo comunicare.
Oppure - il che è peggio - usandole per mascherare il vuoto.
"Parole di circostanza", le chiameremmo.
"Parole riempi-bocca" per affabulatori del nulla.
"Parole senza senso e senza morale", sdoganate da urlatori senza cuore, senza fegato, senza midollo.
"Parole profumate di essenze o di incenso", sbuffate da cortigiani.
"Parole sgrammaticate", senza un ordine logico nè sintattico, fatte per riempire post, colonne di giornale, dichiarazioni, interviste.
I più ignoranti, gli sbadati, i pusillanimi, gli approfittatori... ci cascano o ci sguazzano, fungendo da amplificatori non incolpevoli.
Marco Paleari, 230102