- Dettagli
"Chi racconta una parabola non intende solamente comunicare un'informazione agli ascoltatori; egli cerca il loro consenso, vuole che facciano una scelta. Deve rispondere alle loro difficoltà e raggiungerà lo scopo solo quando li avrà condotti a comprendere in modo nuovo la situazione. La situazione originale non costituisce dunque una circostanza estrinseca, senza importanza per la comprensione della parabola; questa è un elemento di tale situazione e assume senso solo nel rapporto che l'unisce alla situazione.In questa linea, mi sembra poter riconoscere che molte delle parabole di Gesù suppongono una situazione in cui egli deve trattare con interlocutori che hanno un modo di vedere diverso dal suo. Anziché intavolare una discussione, che naturalmente finirebbe per aggravare l'opposizione, Gesù racconta una storia. Il dibattito è trasferito su un altro terreno, in cui sarà più facile per lui condurre l'ascoltatore a porsi in un'ottica che, in seguito, gli permetterà di vedere la situazione reale come Gesù la vede. La parabola diviene così lo strumento per condurre il dialogo ed evitare gli insabbiamenti della controversia".
Vedi il paragrafo completo.
- Dettagli
Cinquantamila torinesi trascorrono due ore al giorno a scaricare film hard
In America la chiamano «XXX Generation». In Italia, pornodipendenti. C'è chi dice che dietro questo nome si nasconda una nuova patologia, fatta di ore trascorse davanti a uno schermo, gli occhi che si muovono compulsivi da un sito all'altro. Alla ricerca di sesso? No, di immagini.
La vittoria dell'etere sulla carne è fatta anche di numeri. E soldi. Cesare Guerreschi, un medico che lavora sui maniaci da sesso virtuale da quasi vent'anni, stima che il sei per cento della popolazione adulta soffra di pornodipendenza. (...) Per non parlare degli altri, quelli che alimentano il mercato della pornografia che, solo in città, si stima macini oltre venti milioni di euro l'anno. Ed è una stima al netto ribasso. (...) le dimensioni reali del fenomeno ci sfuggono.
La medicina ufficiale ancora non la riconosce, ma non esita a definirla una patologia, lui che a lungo è rimasto invischiato nel mondo dell'hard-core illimitato. Racconta che è «come il gioco d'azzardo, l'eroina. Nulla di diverso, gli effetti sono devastanti allo stesso modo. Forse peggio, in certo senso, perché è un'ossessione che non ti molla nemmeno un minuto in tutta la giornata». Significa «autodistruggersi. Tutta la tua attenzione, la concentrazione, finisce lì. Niente amici, niente rapporti, il lavoro spesso diventa un ulteriore opportunità per farsi del male. Vivi in una costante eccitazione, come fossi perennemente drogato».
Ed ecco che il confine tra vita reale e virtuale diventa sfumato: un momento stai controllando le «blue chips» chiedendoti cosa succederà il giorno dopo in Borsa, un attimo dopo sullo schermo compaiono le ultime prodezze di una pornostar. Con la sua associazione Vincenzo Punzi, negli ultimi anni, ha raccolto l'inferno sotto forma di storie, parole di disperati, gente che si accorge di perdere contatto con la realtà. Gente normale. (...)
Compulsivi. Ossessionati. Incapaci di riprendere il controllo di sé e del mondo circostante. Chi ha scambiato l'amore con un'immagine sa che non è la stessa cosa. E lo ammette: non c'è piacere. (...)
Chi ne è uscito si scaglia contro la pornografia. Dice che andrebbe vietata. (...)
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200806articoli/7196girata.asp
La confessione di Ramona
"Sta sempre su quei siti. Sono una vedova bianca"
Il mio problema ha un nome. Si chiama Paolo. Io ho 39 anni, lui 38. Stiamo insieme da cinque anni e da due conviviamo». Il problema di Ramona L. è cominciato tre mesi fa. «Lavoro nel settore informatico. Ho diversi computer, sia in ufficio che a casa, e da quando conviviamo ho scoperto la sua passione: scaricare film pornografici da Internet. Ore e ore». Ramona sa incunearsi tra le pieghe della rete. Sa ricostruire i movimenti di un pc, rileggere i passaggi a ritroso. E ha visto tutto: «Centinaia di siti web zeppi di video».
L'ha affrontato a muso duro. Ne ha ricavato silenzio e rancore. «Mi ha fatta sentire in colpa. Mi ha detto che lo fanno tutti, il suo è solo divertimento e io sono una bigotta, gelosa e impicciona». Ramona ha smesso di chiedere. Ma non di controllare: «Continua. Ogni giorno. Io faccio finta di nulla. Ho iniziato a farlo anch'io, di nascosto, ma non mi faceva alcun effetto. Tutto quello che ho ottenuto è far crollare la sicurezza in me stessa, la mia autostima. Perché ho paura di non piacergli più».
È come se uno schermo e una tastiera si fossero messi di traverso nelle storie d'amore. Mariti contro mogli, conviventi: vite che non s'incontrano più. Esistenze avvelenate. «Non so più cosa provi per mio marito. Quando la notte, a letto, mi si avvicina, sento i brividi. La pelle mi si accappona. Faccio finta di dormire. Sono diventata una vedova bianca».
Ognuna porta con sé un istante. Un fotogramma. Quando questa brutta storia è cominciata, quando la fiducia si è incrinata. O per la prima volta il dubbio si è insinuato e poi, un giorno, è arrivata la certezza. «Ero incinta - racconta Giorgia -. Lui diceva di non voler farmi male. Io, oggi, credo che avesse già incominciato a navigare. Poi è cambiato. Silenzi, sguardi annoiati, modi bruschi. Passava sempre più tempo davanti al pc. Visitava le chat. Poi è cominciata la storia degli sms».
Dice Giorgia che quando si finisce invischiati nei sospetti non c'è più speranza. «Sapevo che scambiava messaggi con alcune donne incontrate su quei siti. Ero quasi sicura che non si incontrassero, ma volevo esserne certa. L'ho pedinato, ho afferrato il suo telefono con il terrore di essere scoperta. Era pieno di messaggi. Ho trascritto quei numeri, ho provato a richiamarli. Ero impazzita. E ho scoperto che queste signore di mio marito non sapevano nulla. Nemmeno il nome. Avevano costruito con lui un mondo fatto di finzione. È stato il colpo finale. Per me e per il nostro rapporto».
Non c'è rabbia, in questi volti. Non c'è rancore. Solo paura di sentirsi «brutte». «Incapace di competere con le immagini patinate. Spaesata. Perché m'accorgi che il tuo compagno non ha piacere di toccarti, s'imbarazza se lo tocchi tu e, cerca sempre di nascondere qualcosa. Mi fa sentire sempre più insicura. E io ho paura».
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200806articoli/7197girata.asp
- Dettagli
Una verità e una morale, difese con le pietre - sia pure in versione aggiornata - oppure schizzando veleni sugli avversari, appaiono "irriconoscibili", sfigurate. Non hanno più nulla a che vedere con la verità e la morale proclamate dal vangelo di Gesù Cristo".
- Dettagli
Ogni mese nascono più di cento nuove postazioni
I temi: approfondimenti religiosi, ma anche musica e giochi
La fede ai tempi di Internet
L' Italia ha il record mondiale dei siti cattolici
- Dettagli
I dati dell'Asl: ci sono cinquantenni che provano l'ecstasy
Spaccio di eroina salito del 50% dal 2004
È Milano la capitale della droga
Un cittadino su due l'ha usata. Consumi 3 volte superiori al resto d'Italia
In un Paese che è in cima alle classifiche europee per consumo di droga: al terzo posto per uso di cocaina, dopo Spagna e Inghilterra, al quinto per quello di cannabis. «Milano batte Monaco», conferma Ludwig Kraus, dell'Istituto per la ricerca delle terapie della città tedesca. Uno scenario, quello presentato ieri dall'Asl cittadina, che preoccupa gli esperti. Perché «il dato locale sul ricorso di stupefacenti supera quella nazionale di due, anche tre volte», spiega Riccardo Gatti direttore del dipartimento dipendenze. Ma non solo, «Milano è il laboratorio per i commercianti di droga. Qui provano nuove strategie per espandere il mercato».
Come quello dell'eroina, che con l'ecstasy, è cresciuto del 50 per cento rispetto al 2004. «Pacchetti più piccoli. Sostanze meno pure. E abbattimento dei costi. Per invogliare il consumatore». Lo spacciatore non è più legato solo alla malavita. «C'è anche quello occasionale: un amico, un collega di lavoro, un compagno di classe». La città è anche laboratorio dei consumatori: «I giovanissimi si avvicinano all'eroina fumata, perché non hanno di questa droga quell'immagine negativa che ha invece chi è più vecchio ». Il mercato cerca «nuove generazioni di eroinomani». E i 50enni «provano per la prima volta l'ecstasy». Ma dove si trova? «L'eroina a casa dello spacciatore o in discoteca. La cocaina anche per strada. La cannabis dovunque», sottolinea Sabrina Molinaro, ricercatrice del Centro Nazionale Ricerche. Al Nord torna a crescere il consumo di eroina. Al centro quello della cannabis. «Stabile soltanto la cocaina».
E poi c'è l'alcol. È sempre più alto il numero di chi si ubriaca: «Lo usano come se fosse una droga». In città, secondo l'indagine, nell'ultimomese, dal questionario, si sono ubriacate 85mila persone. «Tre su cinque maschi». In crescita anche chi mischia sostanze. I poli- assuntori si aggirano intorno al 30 per cento. Su una cosa gli esperti sono d'accordo: «Per capire il fenomeno bisogna uscire dagli stereotipi del tossicodipendente emarginato. I nuovi consumatori sono socialmente integrati». È un allarme sociale. Manca una strategia di contrasto. «Non basta un richiamo alla famiglia, la società è cambiata. Non basta una legge sull'abuso di alcol alla guida, se poi non si fanno i controlli », denuncia Riccardo Gatti che sottolinea anche «un vuoto normativo europeo. Si regola tutto quello che interessa ai Paesi membri. Ma su droga e alcol non esiste una politica comune».
http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_21/milano_capitale_della_droga_db62d66c-3f60-11dd-aa0d-00144f02aabc.shtml
- Dettagli
Grandi intuizioni, con grande parlantina! Beato chi riuscirà a vedere tutte le cinque parti dell'intervista.
- Dettagli
lla luce del vangelo di oggi: Mt 7, 21-29 - La casa costruita sulla roccia"Una volta avevo deciso di attraversare a piedi la terra dei fuochi. Mi ero coperto naso e bocca con un fazzoletto, l'avevo legato sul viso, come facevano anche i ragazzini rom quando andavano a incendiare i rifiuti. Sembravamo bande di cowboy tra deserti di spazzatura bruciata. Camminavo tra le terre divorate dalla diossina, riempite dai camion e svuotate dal fuoco, così da non rendere mai saturi questi buchi.
Il fumo che attraversavo non era denso, era come se fosse una patina collosa che si posava sulla pelle lasciando una sensazione di bagnato. Non lontano dai fuochi, c'erano una serie di villette poggiate tutte su una enorme X di cemento armato. Erano case adagiate su discariche chiuse. Discariche abusive che - dopo esser state utilizzate sino all'orlo, dopo aver bruciato tutto ciò che poteva essere bruciato - si erano esaurite. Colme sino a esplodere. I clan erano riusciti a riconvertirle in terreni edificabili. Del resto ufficialmente erano luoghi di pastorizia e coltivazione. E così avevano tirato su graziosi agglomerati di villette. Il terreno però non dava affidabilità, avrebbero potuto esserci smottamenti, improvvise voragini, e così maglie di cemento armato strutturate come resistenti X di rinforzo rendevano sicure le abitazioni. Villette vendute a basso prezzo, seppure tutti sapevano che si reggevano su tonnellate di rifiuti. Impiegati, pensionati, operai, di fronte alla possibilità di avere una villa non andavano a guardare nella bocca del terreno su cui posavano i pilastri delle loro case".
- Dettagli

“Tra il dato e l'inatteso, tra l'acquisito una volta per sempre e il perpetuamente inedito e nuovo, deve avvenire un'unione. È lo Spinto Santo, Spirito di Gesù, Gesù come Spirito, che realizza tutto questo [...]. Concretamente, ciò significa che le forme che noi conosciamo, per quanto vere e rispettabili siano, non sono l'ultima parola delle realtà che esse rappresentano: i dogmi sono perfettibili, la Chiesa nelle sue strutture è un sistema aperto” (Yves Congar, Credo nello Spirito Santo, 237).
La relazione della Chiesa allo Spirito Santo, allo Spirito di Cristo, è dunque indice della sua umiltà perché dice che non soltanto la sua perenne origine, ma anche il suo presente e il suo futuro sono, per lei, in-disponibili. Proprio perché la Chiesa si riceve, essa accoglie come dono sempre inatteso, mai gestibile, mai manipolabile, anche la creatività con cui essa stessa potrà esistere nell'oggi e nel domani.
- Dettagli
Secondo i ricercatori passiamo troppo tempo parlando al telefoninoLa prima regola, condivisa da tutti: "Niente apparecchio ai bambini"
"E adesso spegnete il cellulare"
L'appello di un pool di scienziati
Parigi - Primo, siate brevi: non prolungate le conversazioni al cellulare, i possibili rischi sono proporzionati alla durata delle chiamate. Secondo, siate sintetici: usate gli sms o la email, diminuisce così l'impatto elettromagnetico. Terzo, non abbiate fretta: quando si tratta di comunicazioni professionali, amorose o comunque lunghe, prendete un momento per fermarvi a parlare da un telefono fisso. Quarto, siate prudenti: tranne che in casi urgenti, non date mai un cellulare a un bambino sotto ai 12 anni, gli organi in via di sviluppo sono quelli più sensibili alle onde elettromagnetiche.
Sono alcune delle regole contenute nel nuovo "codice di condotta" pubblicato ieri da una ventina di scienziati internazionali specializzati nella lotta ai tumori (...). "Siamo in un momento in cui la ricerca dibatte ancora sui rischi del cellulare" (...). "Proprio per questo bisogna essere prudenti". Non ci sono prove certe della tossicità dei cellulari, ma quasi tutti gli studi confermano che un'esposizione prolungata favorisce la comparsa di "glioma", ovvero tumori del tessuto del sistema nervoso centrale. I ricercatori però si dividono sull'incidenza di questo rischio: c'è chi lo considera "basso" e chi addirittura pronostica un raddoppiamento dei tumori.
(...) Un invito rivolto anche ai governi e ai ministeri della Salute, "troppo spesso conniventi con le lobby dell'industria" scrivono gli scienziati. "Oggi viviamo una situazione simile a quella di cinquant'anni fa, con l'amianto e il tabacco" conclude il documento. Meglio dunque adottare piccoli accorgimenti, sapendo che un rischio per la salute c'è. Se piccolo o grande si scoprirà in futuro.
www.repubblica.it/2007/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/cellulari/spegnetelo/spegnetelo.html
- Dettagli
Percepito
di Massimo Gramellini
C'è il caldo caldo e c'è il caldo percepito, di solito più caldo di almeno cinque gradi. Ci sono l'inflazione ufficiale e l'inflazione percepita, di solito più alta dello stipendio percepito. E poi ci sono l'aumento del mutuo e l'aumento percepito, il declino reale e il declino percepito, la violenza percepita, la paura percepita, i furbi percepiti anche se poco perseguiti, la Nazionale che va fuori ai rigori: un pareggio percepito come una sconfitta.
Giuro che non ci percepisco più niente. Non mi fido delle statistiche rassicuranti, come degli allarmi assillanti. E non mi fido neanche della memoria che abbellisce le ombre del passato e dilata i mostri del presente. C'era davvero meno violenza trent'anni fa, quando due ladri picchiarono mio padre nell'androne di casa per portargli via una cartella di cuoio che conteneva pratiche banalissime? Faceva davvero meno caldo quando nelle sere d'estate mia nonna bivaccava sul balcone passandosi «La Stampa» davanti alla faccia a mo' di ventaglio? Ed eravamo davvero più ricchi quando riuscivamo a sopravvivere con le scarpe risuolate e senza telefonini? Di sicuro eravamo più giovani: anche i vecchi. Di sicuro il futuro era avvolto nella nebbia, come sempre, ma il futuro percepito non aveva lo stesso sapore di paura che si percepisce oggi.
Questa paura di perdere che ci rende tutti così aggressivi eppure così abulici. Potessi esprimere un desiderio, vorrei che percepissimo più coraggio e dietro ogni porta che si chiude non vedessimo soltanto il muro, ma un'altra porta che si apre. Messaggio percepito?
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=467&ID_sezione=56&sezione=
- Dettagli

"Dal punto di vista dello spirito, non c'è differenza alcuna tra sovrabbondanza e penuria: più ci addentriamo nella solitudine e più abbiamo bisogno di solitudine. Più siamo nell'amore e più manchiamo d'amore. Della solitudine non ne avremo mai abbastanza e lo stesso vale per l'amore - versante ripido della solitudine".
- Dettagli
posso mandare un bacio in fronte a questa autrice?!L'epoca del "fai come ti pare"
di Paola Mastrocola
Mia madre, se mi vedeva la giacca senza un bottone, non mi faceva uscire di casa. Non ti puoi presentare da nessuna parte se ti manca un bottone, mi diceva. Oggi il grande Armani passeggia per Milano e si dice inorridito da come ci vestiamo. Credo che sui bottoni la pensi come mia madre, e non so come dargli torto. Basta andare al mare una domenica. Vediamo uomini a torso nudo che trascinano i piedi dentro zoccoloni di plastica e zampettano al ristorante senza nemmeno pulirsi dalla sabbia; e donne fasciate alla bell'e meglio da tendaggi umidicci e stinti che chiamiamo esoticamente pareo. Prendiamo a pretesto il sole, il caldo, la vacanza; per giustificare tutti gli zoccoli e i pareo che ci pare, usiamo come armi affilate le parole: comodo, informale, pratico.
In realtà è che non abbiamo più voglia di impegnarci, di fare fatica, di mettere energia nemmeno a scegliere un vestito elegante con i sandali in pelle. Abbiamo barattato l'eleganza con una pseudo libertà, che invece ci abbrutisce e ci degrada. Siamo ineleganti perché abbiamo perso la precisione e l'accuratezza.
Esisteva la calligrafia ovvero la bella scrittura, per esempio, perché qualcuno si metteva lì a disegnare parola dopo parola, con precisione da miniaturista. D'altronde, un tempo facevamo mosaici e costruivamo piramidi
- Dettagli
Mi dispiace che l'italian style coincida con il pressapochismo,
con la fiducia nel fattore "c...",
con la superficialità dell'invocazione del "colpo gobbo",
con la mancanza di professionalità,
con l'assenza di una edificante autocritica.
C'è chi vive e vede questo sport come "dare quattro calci al pallone";
ma c'è chi, su questi quattro calci, prende un sacco di soldi
e veste una maglia con la scritta: Italia.
Di questi palloni gonfiati non ne possiamo più.
Tanto meno dei loro intoccabili dirigenti.
- Dettagli
"Qui ci sono i Visitors: gli eroinomani (...). I Visitors li usano come cavie, cavie umane, per poter sperimentare i tagli [della cocaina con caffeina, glucosio, mannitolo, paracetamolo, lidocaina, benzocaina, anfetamina, ma anche talco e calcio per i cani]. Provare se un taglio è dannoso, che reazioni genera, sin dove possono spingersi ad allungare la polvere. Quando i "tagliatori" hanno bisogno di molte cavie, abbassano i prezzi. Da venti euro a dose, scendono anche a dieci. La voce circola e gli eroinomani vengono persino dalle Marche, dalla Lucania, per poche dosi. L'eroina è un mercato in totale collasso. Gli eroinomani, i tossici, sono in diminuzione. Disperati. Prendono i bus barcollando, scendono e risalgono sui treni, viaggiano di notte, prendono passaggi, camminano a piedi per chilometri. Ma l'eroina meno costosa del continente merita qualsiasi sforzo. I "tagliatori" dei clan raccolgono i Visitors, gli regalano una dose e poi attendono.
Solo dopo (...) capii la scena a cui avevo assistito qualche tempo prima. Non riuscivo davvero a comprendere cosa in realtà mi si muoveva davanti agli occhi. Dalle parti di Miano, poco distante da Scampia, c'erano una decina di Visitors. Erano stati chiamati a raccolta. Uno spiazzo davanti a dei capannoni. (...) C'era un tizio vestito bene, anzi direi benissimo, con un completo bianco, una camicia bluastra, scarpe sportive nuovissime. Aprì un panno di daino sul cofano dell'auto. Aveva dentro un po' di siringhe. I Visitors si avvicinarono spingendosi, sembrava una di quelle scene - identiche, medesime, sempre uguali da anni - che mostrano i telegiornali quando in Africa giunge un camion con i sacchi di farina. Un Visitors però si mise a urlare:
«No, non la prendo, se la regalate non la prendo... ci volete ammazzare...»
Bastò il sospetto di uno, che gli altri si allontanarono immediatamente. Il tizio sembrava non aver voglia di convincere nessuno e aspettava. Ogni tanto sputava per terra la polvere che i Visitors camminando alzavano e che gli si posava sui denti. Uno si fece avanti lo stesso, anzi si fece avanti una coppia. Tremavano, erano davvero al limite. In rota, come si dice solitamente. Lui aveva le vene delle braccia inutilizzabili, si tolse le scarpe, e anche le piante dei piedi erano rovinate. La ragazza prese la siringa dallo straccio e se la mise in bocca per reggerla, intanto gli aprì la camicia, lentamente, come se avesse avuto cento bottoni, e poi lanciò l'ago sotto il collo. La siringa conteneva coca. Farla scorrere nel sangue permette di vedere in breve tempo se il taglio funziona o se è sbagliato, pesante, scadente. Dopo un po' il ragazzo iniziò a barcollare, schiumò appena all'angolo della bocca e cadde. Per terra iniziò a muoversi a scatti. Poi si stese supino e chiuse gli occhi, rigido. Il tizio vestito di bianco iniziò a telefonare al cellulare:
«A me pare morto... sì, vabbè, mo' gli faccio il massaggio...»
Iniziò a pestare con lo stivaletto il petto del ragazzo. Alzava il ginocchio e poi lasciava cadere la gamba con violenza. Il massaggio cardiaco lo faceva con i calci. La ragazza al suo fianco blaterava qualcosa, lasciando le parole ancora attaccate alle labbra: «Lo fai male, lo fai male. Gli stai facendo male...»
Cercando con la forza di un grissino di allontanarlo dal corpo del suo ragazzo. Ma il tizio era disgustato, quasi impaurito da lei e dai Visitors in genere: «Non mi toccare... fai schifo... non ti azzardare a starmi vicino... non mi toccare che ti sparo!»
Continuò a tirare calci in petto al ragazzo; poi con il piede poggiato sullo sterno ritelefonò:
«Questo è schiattato. Ah, il fazzolettino... aspetta che mo' vedo...»
Prese un fazzolettino di carta dalla tasca, lo bagnò con una bottiglietta d'acqua e lo stese aperto sulle labbra del ragazzo. Se soltanto avesse avuto un flebile fiato avrebbe forato il kleenex, dimostrando di essere ancora vivo. Precauzione che aveva usato perché non voleva neanche sfiorare quel corpo. Richiamò per l'ultima volta:
«È morto. Dobbiamo fare tutto più leggero...»
Il tizio rientrò in auto dove l'autista non aveva neanche per un secondo smesso di zompettare sul sedile ballando una musica di cui non riuscivo a sentire neanche un rumore, nonostante si muovesse come se fosse stata al massimo volume. In pochi minuti tutti si allontanarono dal corpo, passeggiando per questo frammento di polvere. Rimase il ragazzo steso a terra. E la fidanzata, piagnucolante. Anche il suo lamento rimaneva attaccato alle labbra, come se l'eroina permettesse una cantilena rauca come unica forma di espressione vocale".
- Dettagli
Testo: "Io vengo dalla Luna che il cielo vi attraversa, e trovo inopportuna la paura per una cultura diversa. Chi su di me riversa la sua follia perversa arriva al punto che quando mi vede sterza. Vuole mettermi sotto sto signorotto che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto, non ha capito che sono disposto a stare sotto, solamente quando fotto. "Torna al tuo paese, sei diverso!" - Impossibile, vengo dall'universo, la rotta ho perso, che vuoi che ti dica, tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica. In che saresti migliore? Fammi il favore, compare, qui non c'è affare che tu possa meritare. Sei confinato, ma nel tuo stato mentale, io sono lunatico e pratico dove cazzo mi pare. Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna... Ce l'hai con me perchè ti fotto il lavoro, perchè ti fotto la macchina o ti fotto la tipa sotto la luna? Cosa vuoi che sia, poi, non è colpa mia se la tua donna di cognome fa Pompilio come Numa. Dici che sono brutto, che puzzo come un ratto ma sei un coatto e soprattutto non sei Paul Newman. Non mi prende che di striscio la tua fiction, io piscio sul tuo show che fila liscio come il Truman. Ho nostalgia della mia luna leggera, ricordo una sera le stelle di una bandiera, ma era una speranza era, una frontiera era, la primavera di una nuova era era. "Stupido, ti riempiamo di ninnoli da subito in cambio del tuo stato libero di suddito" No, è una proposta inopportuna, tieniti la terra, uomo, io voglio la luna! Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna. Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna, io vengo dalla luna... Non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso, peso indesiderato, arreso, complici i satelliti che riflettono un benessere artificiale, luna sotto la quale parlare d'amore. Scaldati in casa davanti al tuo televisore, la verità nella tua mentalità è che la fiction sia meglio della vita reale, che invece è imprevedibile e non il frutto di qualcosa già scritto, su un libro che hai già letto tutto ma io, io, io no. Io, io, io... Io vengo dalla luna".
- Dettagli
Lettera alla madre - di Luigi Gonzaga, a pochi giorni dalla morte,
avvenuta all'età di 23 anni, il 21 giugno 1591
O illustrissima signora, guàrdati dall'offendere l'infinita bontà divina, piangendo come morto chi vive al cospetto di Dio e che con la sua intercessione può venire incontro alle tue necessità molto più che in questa vita. La separazione non sarà lunga. Ci rivedremo in cielo e insieme uniti all'autore della nostra salvezza godremo gioie immortali, lodandolo con tutta la capacità dell'anima e cantando senza fine le sue grazie. Egli ci toglie quello che prima ci aveva dato solo per riporlo in un luogo più sicuro e inviolabile e per ornarci di quei beni che noi stessi sceglieremmo.
Ho detto queste cose solo per obbedire al mio ardente desiderio che tu, o illustrissima signora, e tutta la famiglia, consideriate la mia partenza come un evento gioioso. E tu continua ad assistermi con la tua materna benedizione, mentre sono in mare verso il porto di tutte le mie speranze. Ho preferito scriverti perché niente mi é rimasto con cui manifestarti in modo più chiaro l'amore ed il rispetto che, come figlio, devo alla mia madre".
- Dettagli
"Mantieni le distanze senza cedere. Solo l'èros le può far cadere - per farle rinascere immediatamente. Mantieni le distanze. Non per freddezza. Mantienile per passione. E questo sapendo - quale paradosso! - che l'amato(a) non è che un'altra parte di te stesso. La parte che non si lascia né dominare né annettere, che ti terrà testa sino alla fine. L'enigma che è l'Altro indietreggia come l'orizzonte ad ogni passo che fai verso di lui. L'Altro è la frontiera che la Vita ha innalzato davanti a te, affinché tu non sia pervertito dalla tua onnipotenza. Ciò che Dio, nel libro di Giobbe, ha detto all'oceano mostrandogli le spiagge e le scogliere: «Fino a qui arriveranno i tuoi flutti, non più in là!», lo dice allo Sposo mostrandogli la Sposa, alla Sposa mostrandole lo Sposo. Mettendo la donna davanti all'uomo e l'uomo davanti alla donna, assegna a entrambi i loro limiti. Tu arriverai fin qui e non più in là. Qui inizia il regno dell'alterità nel quale non si entra. Le tue onde sbatteranno contro le scogliere e si rotoleranno sulle spiagge e voi vivrete di questo gioco furioso e tenero, di questo mormorio, di questo fragore, di questo muggito senza mai fine. Ma non sognarti di revocare la dualità. La fusione dei Due in Uno è opera divina. Solamente l'èros può farcela furtivamente assaporare. E la morte".- Dettagli

- Dettagli

- Dettagli
Pazza idea
di Massimo Gramellini
John De Mol, l'inventore del Grande Fratello, ha esaurito le cartucce. L'uomo che sta alla crescita della televisione come Attila alla ristrutturazione degli immobili ha ammesso di aver toccato il fondo della sua creatività e ora cerca disperatamente qualcuno che lo aiuti a scavare. Offrendo 50mila dollari a chiunque - analfabeta affermato o intellettuale complessato - sia in grado di fornirgli l'idea di un nuovo reality. Mi piacerebbe concorrere, ma sono cosciente della difficoltà dell'impresa. Chi conosce il Grande Fratello e il resto del parentado televisivo sorto nella sua scia sa che quel programma ha cambiato la nostra società più di venti Finanziarie. Prima dell'apparizione di De Mol persisteva un timido legame fra il merito e la celebrità, fra la fortuna e la gloria. Se non nella vita reale, almeno in tv, dove per diventare famoso dovevi sapere in quale giorno mese anno era nato Giosuè Carducci, o quanti fagioli bollivano nella pentola della Carrà. Il Grande Fratello ha invece sancito che per diventare qualcuno potevi continuare a essere nessuno, purché un nessuno capace di stare davanti alle telecamere con una certa dose di spontaneità e una, più elevata, di caricaturale grettezza. Solo così il pubblico sarebbe riuscito a riconoscersi in te senza provare invidia.
Mi spiace per De Mol, ma oltre è impossibile andare. Persino una gara di rutti fra posteggiatori abusivi travestiti da fagiani rappresenterebbe un passo indietro, verso il ritorno al merito e alla competenza. E poi temo che l'abbia già brevettata Bonolis.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41
- Dettagli
Coro delle LamenteleDa un idea degli artisti Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen
Dai ritardi degli autobus, ai vicini rumorosi, al costo dei cinema: un coro di cittadini metterà “in musica” le più comuni lagnanze quotidiane. Fino ad oggi hanno partecipato all'iniziativa 14 città fra cui Helsinki, Amburgo, San Pietroburgo, Gerusalemme, Melbourne, Budapest, Chicago. Firenze partecipa come prima città italiana all'ironico progetto che sta facendo il giro del mondo.
L'iniziativa si inserisce in un progetto internazionale, ideato a Birmingham dagli artisti Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen. Partendo dalla considerazione che gli abitanti di tutte le città del mondo amano lamentarsi sulla propria città e sulla vita in generale, gli artisti hanno tradotto questo fenomeno universale in un'iniziativa ironica, divertente e coinvolgente: nel 2005 hanno organizzato a Birmingham il primo Coro delle Lamentele composto da cittadini volonterosi di creare, con l'aiuto di un compositore, una canzone delle loro lamentele esibendosi come Coro nelle piazze e in altri luoghi pubblici della città.
In seguito al grandissimo successo dell'iniziativa gli artisti hanno creato il sito http://www.complaintschoir.org/ per fornire alle tante città europee che si sono rivolte a loro, le “istruzioni” su come costituire un Coro delle Lamentele. Fino ad oggi hanno partecipato all'iniziativa 14 città in tutto il mondo. Di ogni coro viene realizzato un video da inserire sul sito che documenta le tappe internazionali dell'iniziativa che si sta diffondendo a macchia d'olio.
http://www.associazionestart.org/progetti/coro_lamentele/
- Dettagli
Saranno maturi- Dettagli
Milano è la "capitale"- Dettagli
"Apro subito una parentesi umoristica. Mi è stato riferito un episodio che ha quale protagonista un parroco di una grossa parrocchia di città, formidabile, accaldato e vociante organizzatore di cerimonie che sovente scadono nello spettacolo più o meno devoto. Incontentabile e fanatico delle minuzie. Le processioni sono il suo forte, le circostanze in cui può esibirsi nelle coreografie più curate. Non trascura nessun particolare, probabilmente passa notti insonni. Quando si tratta di dare il segnale d'avvio al corteo, tiene in mano un foglietto spiegazzato e impartisce ordini manco fosse un sergente ad una parata militare. Guai a sgarrare.L'anno scorso, allorché ormai era sulla soglia della chiesa, qualcuno gli ha fatto rilevare che l'ostensorio preziosissimo e tirato a lucido era privo nientemeno che dell'ostia consacrata. Lui, passato il primo istante di sconcerto, è sbottato: «Devo proprio pensare a tutto io?» ed è tornato, dopo aver imposto l'alt, sui suoi passi a recuperare... il piccolo particolare. Parentesi chiusa. A pensarci bene, però, l'incidente può avere valore di simbolo: in certe processioni c'è di tutto, ma si corre il rischio che manchi il Protagonista principale. E non è un dettaglio trascurabile".- Dettagli
Settimo rapporto Censis sul rapporto con i media:- Dettagli
Due dodicenni catalani da mesi in ospedale per curare la dipendenzaMadrid - C'è un'altra «droga» che sta rovinando la salute dei nostri figli adolescenti: l'uso smodato del telefonino (e del Messenger). I sintomi sono proprio quelli di uno stupefacente: sindrome d'astinenza e disturbi mentali. L'allarme è scattato in Spagna perché si è saputo che due ragazzini «telefoninomani» di 12 e 13 anni sono stati ricoverati al Centro di Salute Infantile e Giovanile della città catalana di Lerida. «È la prima volta che usiamo un trattamento specifico per curare la dipendenza da cellulare - commenta preoccupata la direttrice, Maite Utges -. Uno dei due ragazzini è ricoverato da tre mesi, l'altro da sette. E la nostra terapia durerà almeno un anno». (...) La vita dei loro pargoli era cambiata, a cominciare dalla resa scolastica, diventata disastrosa. La ragione? Semplice: erano sempre incollati all'apparecchio, come minimo cinque ore al giorno. Non solo per parlare con i coetanei e per mandare gli ormai classici messaggini con o senza foto, ma anche per distrarsi con i videogame (...). I due «drogati», non paghi del telefonino, usavano pure il Messenger, la messaggeria istantanea via Internet. La cellular-mania aveva ormai raggiunto un elevato livello di intossicazione: i due studenti non riuscivano a fare più nulla senza la loro droga, neppure i compiti più semplici, benché usassero lo «stupefacente» da appena un anno e mezzo. L'unico controllo che i genitori potevano esercitare era quello sui fondi: davano ai figli una scheda prepagata, pensando che quello sarebbe stato il limite. Invece, quand'erano in sindrome di astinenza, i due ragazzini ricaricavano le loro «siringhe» di nascosto, con le mance o gli euro che riuscivano a racimolare da nonni e famigliari. Come qualsiasi tossicodipendente, dagli alcolizzati ai cocainomani, la coppia di giovincelli non riconosce ancora la propria malattia. «Per curarli occorre che ammettano la loro dipendenza, cosa che non fanno. Andiamo avanti pian piano, dopo aver tolto loro, naturalmente, la causa della loro malattia - precisa la dottoressa Utges -. Raccomando ai genitori di non dare questi marchingegni ai figli prima dei 16 anni e di controllare quanto li usano». Ma la dipendenza da telefonino avanza sempre più senza che nessuno se ne preoccupi, mentre le imprese telefoniche spendono una fortuna con le loro sempre più martellanti campagne pubblicitarie che puntano alla quota di mercato con più potenziale: gli adolescenti. (...).
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200806articoli/33714girata.asp
- Dettagli
- Dettagli
Guarda il sito della giornata:
- Dettagli
Per la partita Italia - Romania un'iniziativa speciale- Dettagli
Una riflessione dei Medici Cattolici di Milano sui fatti di malasanità.- Dettagli
Secondo le statistiche pubblicate dall'"Organizzazione Internazionale del Lavoro" (OIL), 218 milioni di bambini/ragazzi (dai 5 ai 17 anni) sono vittime del lavoro minorile. 126 milioni di essi lavorano a lungo ed in condizioni di estremo pericolo. In casi estremi detti minori sono soggetti a schiavitù ovvero separati dalle loro famiglie e/o abbandonati alla loro sorte per le strade delle grandi città. La loro salute fisica è messa in pericolo e il loro benessere sociale e intellettuale è compromesso da un'alimentazione ed una scolarizzazione inadeguata. Il lavoro minorile è strettamente collegato alla povertà. Spesso il contributo economico che questi "bambini lavoratori" recano al budget familiare è fondamentale: le famiglie deprivate - che spesso dipendono da questo contributo - danno maggior peso a questa risorsa che non all'educazione. Queste famiglie non sono in grado di pagare le tasse scolastiche e tutte le altre spese legate alla scuola. Così quando devono fare la scelta d'inviare uno dei loro bambini a scuola, sono spesso propense a privilegiare i maschi a danno delle femmine. Nel quadro degli "Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo", le Nazioni Unite e la comunità internazionale hanno definito alcuni obiettivi che da qui al 2015 dovrebbero: 1) far acquisire a tutti i bambini un ciclo completo di educazione primaria; 2) eliminare la disparità sessuale in campo educativo. Questi obiettivi non potranno essere raggiunti senza rimuovere i fattori che sono all'origine del lavoro minorile e che impediscono alle famiglie più povere di mandare i loro figli a scuola. Dovrebbero essere messe in atto, in particolare, le seguenti misure: offrire un insegnamento primario gratuito, pubblico ed obbligatorio; superare gli ostacoli all'educazione delle bambine; dare opportunità educative ai fanciulli ed ai giovani non scolarizzati; garantire ai bambini l'accesso a scuola, oltre che ad un ambiente sicuro e di qualità; colmare la carenza mondiale d'insegnanti e assicurare un corpo docente formato e professionale; promuovere l'adozione di leggi conformi alle norme internazionali sul lavoro minorile e l'educazione; lottare contro la povertà e favorire la creazione di posti di lavoro decente per gli adulti; accrescere la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla necessità di eliminare il lavoro minorile.- Dettagli
Una grotta, dimenticata sotto la più nota San Giorgio a Rihab, nel nord della Giordania. Sarebbe questa la più antica chiesa cristiana del mondo. La scoperta, resa nota dal Jordan Times, è di un gruppo di archeologi, che fanno risalire la costruzione a una data collocabile tra il 33 e il 70 d. C. "Crediamo si tratti della prima chiesa di tutta la cristianità", dichiara Abdul Qader al-Husan, capo del Jordan's Rihab Centre for Archaeological Studies. "Ci sono prove che abbia ospitato i primi cristiani, i 70 discepoli di Gesù, che fuggiti dalla persecuzione di Gerusalemme avrebbero riparato nella Giordania settentrionale, ai confini con la Siria", aggiunge l'archeologo. All'interno della cava sono presenti alcuni sedili di pietra, probabilmente destinati al clero, e un'area circolare che fa pensare all'abside. Un profondo tunnel, invece, conduceva ad una fonte d'acqua. Il vescovo ausiliare dell'arcidiocesi greco-melkita, Nektarious, definisce la scoperta "un'importante pietra miliare per i cristiani di tutto il mondo".- Dettagli
La gamma dell' e-commerce: dal busto del Papa al calice modello Santo Graal- Dettagli

- Dettagli
Fallimento Fao
di Marco Cochi
Divisioni su tutti i fronti: biocarburanti, modelli di sviluppo, azioni concrete per far fronte alla crisi e alle speculazioni finanziarie. Il testo finale approvato è generico e sbrigativo. «E' finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti». Così, senza tanti preamboli, il Direttore generale della Fao, Jacques Diouf, aveva cominciato il suo intervento al vertice di Roma, conclusosi da poche ore. Nel prosieguo del suo discorso Diouf aveva spiegato come l'attuale crisi alimentare mondiale abbia avuto «tragiche conseguenze politiche e sociali in molti Paesi». Il numero uno della Fao aveva poi concluso in crescendo rimarcando come nel 2006 il mondo abbia speso 1.200 miliardi di dollari per gli armamenti, mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l'obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile in 20 miliardi di dollari. Continua su:
http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=10872
- Dettagli
Una pianta tropicale potrebbe risolvere il flagello delle zanzare. Si chiama Catambra e tiene lontani i fastidiosi insetti in modo del tutto naturale. A mettere alla prova le effettive capacità della pianta sarà Buccinasco, un paesone a sud di Milano con 30.000 abitanti, dove partirà un progetto che prevede la realizzazione di un'area delimitata da questa nuova specie dalle proprietà repellenti. La Catambra grazie all'elevata concentrazione di catalpolo eserciterebbe una potente azione repellente contro zanzare e insetti volanti a sei zampe, compresa la zanzara tigre.
http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/catambra-zanzare/1.html
- Dettagli
Futuro del verbo vivere
di Massimo Gramellini
Uno degli eventi più strabilianti della nostra epoca è la scomparsa dei verbi al futuro. Dopo l'abbuffata del Duemila, quando per strada e sui giornali era tutto un «saremo» e «diventeremo», il futuro ha cominciato a rattrappirsi. Fino alla condizione attuale, in cui per i poveri coincide con l'ultima settimana del mese e per i potenti con la fine dell'anno, quando molti di loro verranno giudicati sulla base del bilancio consuntivo: premiati se avranno tagliato i costi, ma puniti senza pietà se li avranno aumentati per sviluppare gli investimenti, la ricerca scientifica, la formazione del personale. Le società umane appassiscono così, a furia di chiudere in pareggio i bilanci di fine anno senza più avere un senso di marcia che non sia la mera sopravvivenza.
Gli unici che osano ancora coniugare i verbi al futuro sono gli innamorati. Ascoltate i loro discorsi (o ricordate i vostri, di quando lo eravate). Pur nelle difficoltà di una vita precaria palpitano di visioni, progetti, scenari che escono dalla meschinità del presente per proiettarsi in quella dimensione magica dove le possibilità del cambiamento volteggiano intatte. Il futuro è il verbo di chi emana energia. E l'energia più potente e più giovane rimane sempre l'amore. Persino in un continente per vecchi come la nostra estenuata Europa. Non sono un economista e nemmeno un sociologo, ma sento che dalla depressione economica e morale ci potranno salvare soltanto le persone innamorate: di un'altra persona, di un sogno, del proprio talento. Della vita.
- Dettagli

- Dettagli

- Dettagli
- Dettagli

Ricerca su 7000 ragazze e 5600 ragazzi
- Dettagli
- Dettagli
- Dettagli
«Ricordati anche di questo: ogni giorno, anzi, ogni volta che puoi, ripeti dentro di te: “Signore, abbi pietà di tutti quelli che oggi sono comparsi dinanzi a Te”. Perché a ogni ora, a ogni istante, migliaia di uomini finiscono la loro vita su questa terra, e le loro anime si presentano al Signore. E quanti uomini lasciano la terra in completa solitudine, senza che nessuno lo sappia, tristi e angosciati, perché nessuno li piange e nessuno sa neppure che hanno vissuto! Allora, forse, dall'estremo opposto della terra si leva in quel momento la tua preghiera al Signore per la pace di colui che sta morendo, sebbene tu non l'abbia conosciuto affatto, né lui abbia conosciuto te. Come si commoverà la sua anima quando sentirà, nell'attimo in cui sarà giunta davanti a Dio piena di timore, che qualcuno prega anche per lei, che sulla terra è rimasto un essere umano che ama anche lei. E Dio sarà misericordioso con tutti e due; perché, se tu hai avuto tanta pietà di quell'uomo, quanta più ne avrà Lui, che è infinitamente più misericordioso e più amoroso di te! E gli perdonerà per amor tuo».- Dettagli
Sesso a pagamento per oltre 100 mila milanesi, un uomo su tre
Volontari: salvate dalla strada 436 lucciole. I clienti sono soprattutto uomini sposati.
Le prostitute sono oltre 2.500. E c'è chi cerca di «regolarizzarle» spacciandole per badanti
- Dettagli
- Dettagli
Se i bambini non giocano più- Dettagli
Caso Cogne: l'irresponsabilità dei media di fronte ad una dolorosa vicenda umana- Dettagli
L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo del messaggio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Festa Nazionale della Repubblica ha rivolto dalle sale del Quirinale in cui è ospitata la mostra "L'Eredità di Luigi Einaudi":- Dettagli

Guardate le meraviglie di questa artista dei marciapiedi!
- Dettagli
Non c'è peggior cieco
"Una triplice domanda, una triplice risposta, una triplice missione (

