Ieri ho fatto girare una lettera-sfogo di don Paolo Steffano. Non posso dirmi contento che sia stata "apprezzata" e che abbia trovato sostenitori. Facebook concede sei tipi di reazione e tutti sono ambigui.
Non mi va bene mettere "Mi piace", perché non può piacere se un prete è sotto pressione; non può piacere se è "costretto" ad esprimersi con toni forti; non può piacere se tra fratelli di fede e compagni di ministero si debbono fare commenti aspri.
Si dovrebbe mettere "Sigh", con le lacrime. Ma non ad indicare che si piange per "un povero prete che si permette di dire queste cose", bensì bisognerebbe piangere perché la situazione è proprio quella descritta. E piangere perché certe cose le abbiamo fatte presenti tante volte e non siamo stati ascoltati (se non per indisponente formalità), noi che per ministero dovremmo essere i primi consiglieri del vescovo. Si dovrebbe mettere "Sigh" perché quando un confratello presbitero sclera, si esaurisce, lascia il ministero o si suicida... la reazione dall'alto è sempre: "Sono questioni personali e non sarebbe giusto entrare nell'intimo"... e così si zittiscono coloro che cercano di aiutare sul serio o capire come fare affinché questi eventi funesti non si ripetano.
Si potrebbe mettere "Grrr" perché si confondono le cause con gli effetti: un uomo, un credente, un prete che lavorano tutto il giorno e si debbono fermare per gridare un istante il loro disaccordo sono stati spinti a farlo e non sono loro la causa del malessere. "Grrr" perché chi è chiamato in causa non si sofferma a discernere e fa di ogni erba un fascio, mettendo tutti questi segnali nella categoria "sfoghi, disubbidienze, lamentele, stress, leoni da tastiera & C.". "Grrr" perché troppi, troppi, troppi interventi che hanno l'etichetta della ufficialità ecclesiastica sembrano scritti in un altro tempo, per un altro tempo, disincarnati, freddi, asettici... e scritti male. "Grrr" perché nessuno dei titolati dice: "Scusa, ho sbagliato", perché tanto hanno le spalle coperte, sono intoccabili, presumono pure di avere il manto della protezione divina. E nessuno ci dirà mai se qualcuno è andato a riprendere e correggere il vescovo X (se non capite il nome, ve lo scrivo!) per quello che ha detto in video, e nemmeno lo scribacchino Y che ha steso in tutta fretta un testo pietoso. Come ho invocato e invoco che facciano con me: mi mostrino il mio errore e non dicano semplicemente: "Sei troppo avanti! Corri troppo". Con una Chiesa gerarchica indietro di 200 anni, il semplice fatto di esistere nell'oggi può sembrare che vuoi correre avanti! Nel piccolo della mia esperienza, tante cose le ho viste avviate e realizzate in modo sapiente e creativo qualche decennio fa, qui e non in un'altra parte del pianeta! E le ho viste anche lasciate cadere per incapacità e negligenza.
Si potrebbe scegliere di commentare con la emoticon del "Wow". "Wow" perché i fedeli (donne e uomini; di qualsiasi ceto, estrazione, cultura; teologi, ministri ordinati, religiosi; lavoratori e professionisti di ogni tipo; disoccupati... e tutti gli altri!) ancora credono e amano, nonostante le lacune formative in cui sono stati lasciati; nonostante la ignoranza disarmante di tanti che dovrebbe conoscere il Vangelo, la Tradizione, la Teologia, la Liturgia; nonostante le avversità della vita; nonostante le confusioni imbarazzanti di chi dovrebbe fungere da guida. "Wow" perché - pur pochi che siamo - abbiamo radicato nel cuore che la santità è di tutto il popolo di Dio e l'autorevolezza del munus di sacerdoti-re-profeti è di ciascun battezzato, anche se non lo fanno mai vedere o parlare nei video, nei comunicati ufficiali e viene interpellato raramente. "Wow" perché lo Spirito - è una promessa! - soffia dove vuole e non sai da dove viene e dove va. E non lo si imprigiona negli uffici o nelle chiese.
Che emoticon darei a uno scritto come questo mio? Non bastano le emoticon di FB. So già che mi diranno ancora che sono arrabbiato con le autorità... potrò forse smentirlo? Potrò rettificare la valutazione della mia reazione, precisando che sono indignato? L'indignazione è un peccato? Sbaglierà forse chi mi condirà via dicendo che sono un idealista? Continueranno ad essere ciechi e sordi verso i cuori feriti... e faranno i meravigliati di fronte ad alcune scelte, conseguenze delle loro.
don Chisciotte Mc, 200430

«Carissimi Vescovi italiani quanta tristezza! E non solo.
Non posso tacere il mio disappunto che penso condiviso con tanti, per la vostra lettera. Vivo nella speranza che molti di voi (?) l'abbiamo firmata senza condividerne il contenuto, ma - se fosse vero - ho il desiderio che alzino la loro voce.
Ho visto in queste settimane vescovi vicini al loro popolo, coinvolti e commossi in modo incredibile.
Il web si sta scatenando. Quanto dissenso e sconcerto si sta creando. E quante divisioni.
C'è una parte che finalmente rialza la testa e grida: “FINALMENTE!”.
I nostalgici dello stato della Chiesa? I tristi del voler contare in questo mondo? I capricciosi di un’autonomia rivendicata?
Avete scritto che con sofferenza e senso di responsabilità avete accettato le limitazioni governative e fate appello all'esercizio della libertà di culto... Ma siete italiani contemporanei o bibliotecari di un museo? Ma sapete che periodo stiamo vivendo nei nostri quartieri?
E poi andate a chiedere ai vescovi che vivono in un contesto vero il limite della propria libertà religiosa... Non scherziamo!
Per fortuna c'è un'altra parte. Quella che vive la propria fede dentro la storia del proprio popolo, che nutre la sua fede e i segni della grazia dentro l'incontro con il povero e la preghiera forte e convinta e non in una vita sacramentale staccata dalla vicinanza con chi è povero.
Non è l'ira che mi muove, ma lo sdegno e la vergogna e guai a chi suscita scandalo!
Rimando a molti interventi saggi e sapienti che in queste ore stanno facendo riflettere e invito tanti altre a fare la propria parte. Ognuno ha il suo modo di scrivere. Il mio è sempre troppo pungente e sarcastico. Ma tant'è. il Signore ci ama così come siamo.
Invito anche vescovi illuminati a dire la loro e a non rintanarsi nel mucchio. Ho la speranza che ce ne siano!
Di fronte a migliaia di morti, uomini e donne, tra cui più di 100 preti (e nessun vescovo!) di fronte allo spendersi di migliaia di volontari, categorie a rischio... parrocchie in prima linea...
Non è accettabile che il coro dei vescovi italiani possa scrivere di esigere che possa riprendere l'azione pastorale. Ma a che gioco giochiamo? Chi ha sospeso l'azione pastorale? Voi? Non certo le comunità cristiane di base.
Siete sempre così attenti ai cavilli quando scrivete...
Qualcuno scriva che avete sbagliato... almeno il secolo!
Deve riprendere l'azione pastorale?
Sono mesi che celebriamo la vita nei garage adibiti a distribuzione alimentare.
Deve riprendere l'azione pastorale?
In quaresima e in

Drammaticamente vero:

credendo di conquistare il corpo mistico di Cristo

           (l’Eucarestia, comunione sacramentale)

rischiamo di perdere il corpo reale di Cristo

           (la Chiesa, comunione fraterna).

don Chisciotte Mc, 200428

Proposta per i preti della diocesi di Milano: devolviamo almeno una o due mensilità di quanto riceviamo dal Sostentamento del Clero, e contribuiamo alle spese delle nostre parrocchie o alle nostre opere di carità. Sono sicuro che tanti ministri ordinati già lo fanno, ma credo sia necessaria una proposta pubblica. Sento la mancanza di informazioni a riguardo (magari qualcuno pensa che noi navighiamo nell'oro... non è vero, ma certamente abbiamo uno stipendio mensile sicuro), ma soprattutto sento la necessità di un gesto corale e visibile (senza nulla togliere alla modestia della carità personale).
don Chisciotte Mc, 200427

Ho scritto ieri pomeriggio (pomeriggio) questo pensiero:
1. Anzitutto una doverosa precisazione: nella riunione di mercoledì 22 i consiglieri del cp non sono riusciti a discutere con puntualità i punti della bozza di lavoro predisposta da don Marco. Per questo motivo, nel messaggio mandato ieri su questo canale non si è detto che sia stato discusso e approvato dal cp.
2. Che la diocesi avesse avviato questa consultazione lo sapevamo da lunedì 20, ma sul sito diocesano non era (e non è) indicata la data di conclusione di questa consultazione. Mi sembra saggio pensare (e gli sviluppi delle ultime ore lo confermano) che prima si fa, meglio è.
3. La pubblicazione di questi suggerimenti (la diocesi e la CEI valuteranno cosa si farà realmente) ha anche lo scopo di far aprire gli occhi a tutti coloro che - con una superficialità disarmante - pensano che basti riaccendere l'interruttore delle celebrazioni e tutto riprenderà; sia noto a tutti che i 34 punti non sono un esercizio di retorica, bensì l'incompleto elenco delle condizioni minime per riprendere le celebrazioni.
4. Chi deve prendere delle decisioni a livello diocesano, decanale, parrocchiale o di comunità pastorale dovrebbe cominciare a dire ADESSO cosa dobbiamo procurare, acquistare, prenotare, predisporre... nella mente, nel cuore, nelle cose, nelle strutture. Più aspettiamo più non saremo pronti... e a quel punto non sarà giusto prendersela con chi IN QUESTO MOMENTO (anzi, da qualche tempo, ormai) ci sta pensando.
5. Penso sia lecito porsi la domanda se valga la pena costruire tutto un castello di vincoli per accedere a UN BENE grande, che - a ben vedere - non ci è stato negato in queste settimane. E qui si apre un capitolo di riflessioni (e di polemiche) che non ha confini (anche perché la ignoranza è ancora più sconfinata). Il bene della Presenza di Dio Trinità non ci è stato tolto e non dipende dai sacramenti. 2. Il bene dell'amore fraterno non ci è stato tolto (semmai è stato messo in discussione della eccessiva vicinanza nelle case). E fin qui abbiamo parlato dei due beni fondamentali. 3. Il tempo in cui non abbiamo celebrato in chiesa il memoriale della Pasqua di Gesù è simile al tempo medio che passa tra una messa e l'altra per la maggior parte delle comunità cattoliche sparse nel mondo... Non mi sembra il caso di drammatizzare. E non dimentichiamo che l'85% circa dei cattolici battezzati in Italia va in chiesa (non oso dire: partecipa alla messa) a Natale, poi dopo 4 mesi a Pasqua, poi dopo un mese se ha un parente che riceve i sacramenti e poi... se vuole partecipare alle esequie. 4. Capisco bene anche io la differenza tra incontrare le persone "di persona" o attraverso un mezzo tecnologico. Però non mi nascondo dietro un dito: quando ci si poteva vedere ogni settimana o ogni giorno, non è che proprio fossimo nella patria dell'amore reciproco! 5. Sarà proprio quello che ci serve vederci con la mascherina e in fila indiana? "Meglio quello che niente", mi si dirà... Ecco, questa frase la sento realista e meno ideologica di altre più altisonanti. Ma anche questa vive di un fraintendimento: non è vero che noi ora "non abbiamo niente". Abbiamo tanto e io non voglio perderlo!
don Chisciotte Mc 200426

Seguendo la proposta diocesana di far pervenire dei suggerimenti per la ripresa delle celebrazioni eucaristiche nelle chiese (in concomitanza con la cosiddetta "fase 2"), il consiglio pastorale (22.04.2020) ha preso in considerazione una raccolta di attenzioni, che è stata poi inviata alla diocesi.
Qui si può trovare il testo.



(...) «Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia. Speriamo, auguriamoci, auspichiamo: sono tutti verbi della passività. Stiamo fermi e il futuro provvederà: non è così.
Quindi cosa dobbiamo fare? Non c’è niente da fare, c’è da subire. Accettiamo che siamo precari: ce lo siamo dimenticati? Rendiamoci conto che non abbiamo più le parole per nominare la morte perché l’abbiamo dimenticata. Ammettiamo che quando un nostro caro sta male lo affidiamo all’esterno, a una struttura tecnica che si chiama ospedale, e da lì non abbiamo più alcun contatto. Una volta i padri vedevano morire i figli quanto i figli vedevano morire i padri. C’erano le guerre, le carestie, le pestilenze. Esisteva, concreta, una relazione con la fine. Oggi l’abbiamo persa. Quando qualcuno sta male, mancano le parole per confortarlo. Diciamo: vedrai che ce la farai. Che sciocchezza. Che bugia. Perché abbiamo perso il contatto con il dolore, con il negativo della vita. E quindi come facciamo ad avere delle strategie quando il negativo diventa esplosivo? (...)
È un momento di sospensione, specie dalla frenesia quotidiana. Mi dicono: per molti è un valore positivo, per altri un monito del fato. Io penso che la sospensione ci trovi soprattutto impreparati: ci lamentiamo tutti i giorni di dover uscire per andare a lavorare, ma se dobbiamo fermarci non sappiamo più cosa fare. Non sappiamo più chi siamo. Avevamo affidato la nostra identità al ruolo lavorativo. La sospensione dalla funzionalità ci costringe con noi stessi: degli sconosciuti, se non abbiamo mai fatto una riflessione sulla vita, sul senso di cosa andiamo cercando. Siccome non lo facciamo, poi ci troviamo nel vuoto, nello spaesamento. E allora chiediamoci: il paesaggio era il lavoro? L’identità era la funzione? Fuori da quello scenario non sappiamo più chi siamo? Questo è un altro problema. Non basta distrarsi nella vita, bisogna anche interiorizzare e guardare se stessi. Finora siamo scappati lontano, come se noi fossimo il nostro peggior nemico. I nostri week end non erano l’occasione per volgere lo sguardo a noi, ai nostri figli. Erano fughe in autostrada. Perché conosciamo due modalità dell’esistenza: lavorare e distrarci. Fuori dal quel cerchio, è il nulla. (...)».
Umberto Galimberti, 16 aprile 2020
https://www.gqitalia.it/news/article/umberto-galimberti-filosofo-coronavirs?fbclid=IwAR0JMOkCRen2Ws0h1Q4lnNU9bJa0QUgp1kvhI4dMJWV77eWVILoNSe_kxcg

Sembrano parole senza speranza e non discuto la forza di volontà dell'autore. Penso però che ci presentino un realismo di tutto rispetto, che combatte contro la banalità del buonismo, l'inutilità delle demagogie e le vuote parole di certe forme di devozione.

«Il salmo che Gesù proclama (sulla croce) è una parola di fiducia totale. Gesù “rende” se stesso a Dio, compie un atto di abbandono pieno al Padre.
Quella che sta vivendo non è soltanto una situazione drammatica: è la situazione limite della morte. E' una morte in totale, perfetta, amarissima solitudine. Il Vangelo ha cura di farci notare che nessuno intorno l’ha capito e il racconto che introduce a questa ultima parola di Gesù sottolinea fortemente che viene abbandonato da tutti. Le persone che avrebbero potuto capirlo, che avevano motivi per essergli almeno vicino, non lo sono. Il popolo sta a vedere, i capi lo scherniscono, i soldati lo beffeggiano, persino uno dei malfattori appesi alla croce lo insulta. E' drammatico vedere come queste persone (i capi, i soldati, i malfattori) rappresentano categorie che la pensano in maniera diversissima gli uni dagli altri, categorie nemiche tra loro, eppure nessuna di esse è con Gesù.
Tutto sembra dirgli che è una morte assurda, che non serve a niente, è un gesto sbagliato e per questo nessuno lo sostiene. La solitudine che sperimenta non è soltanto quella di non essere capito, ma è la solitudine di essere deriso, schernito in ciò che gli sta più a cuore: la salvezza. Il ritornello di chi gli sta vicino e lo insulta è sempre uguale: “Salva te stesso”, “salvi se stesso”. (...)
E' questa parola di salvezza che viene messa in questione proprio nel momento culminante, quando Gesù sta per morire. La gente gli dice: “Se veramente sei capace a salvare, comincia a salvare te stesso. Come puoi dare salvezza, se non sai dare salvezza a te stesso?”.
L’argomento sembra evidente e irrefragabile: se Gesù non sa salvarsi non sarà neanche credibile. Gesù è solo ed è attaccato proprio nel cuore della sua missione: portare salvezza. Gli viene chiesto di usare del potere che dice di avere, di usarlo a suo favore. Se lo userà per scendere dalla croce crederanno che è il Messia.
Ma Gesù non usa di questo potere. Se lo usasse, infatti, si farebbe garante di un Dio pagano, di un Dio detentore di potere e distributore di potere per accrescere il potere di ciascuno, di un Dio che si serve del potere a proprio vantaggio e lo distribuisce perché ciascuno se ne serva a proprio vantaggio. Se scenderà dalla croce gli crederanno, ma crederanno a un Dio che fa comodo, ad un’immagine sbagliata di Dio.
Gesù sceglie di non scendere dalla croce. E' vero che in questo modo morirà solo e abbandonato, avrà però testimoniato il Dio che dà la vita, il Dio a servizio dell’uomo. Avrà testimoniato il Dio che è Amore.
Ed ecco, in questo sfondo, il significato dell’ultima parola di Gesù. Si è trovato di fronte alla contestazione massima, definitiva, quella che riguarda la sua missione alla quale vuole essere fedele fino in fondo. In questa solitudine che esteriormente appare fallimento totale, Gesù reagisce esclamando: “Nelle tue mani, Padre, affido la mia vita”. Così testimonia il Dio del Vangelo, il Dio della fede, il Dio a cui ci si affida a occhi chiusi, il Dio nel quale siamo invitati noi stessi a deporre la nostra vita, il nostro passato, il nostro presente e il nostro avvenire».
Carlo Maria Martini, Preghiera con l'evangelista Luca, quinta parte

"L'empatia. Sentire il dolore dell'altro come nostro. La cosa più difficile da imparare, quella di maggior valore che ci sia concesso di sentire" (A.H. Vachss).

«Ha condiviso in tutto eccetto il peccato, la nostra condizione umana (Cf. Eb 2,17), fino alla quotidianità più dimessa. Ha provato fame e sete, lavoro, stanchezza e sonno; ha conosciuto gioia e pianto, compassione e paura, amicizia e sdegno, sorpresa e meraviglia, tristezza e solitudine, tentazione spirituale e tortura fisica. È cresciuto «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52); ha imparato l’obbedienza attraverso quello che ha sofferto (Cf. Eb 5,8). Con la morte e la risurrezione ha portato a compimento la sua crescita di uomo» (CEI, Catechismo degli adulti (1995), n. 299).
 
Non la trovo proprio, questa empatia, in tanti ecclesiastici.
don Chisciotte Mc, 200421

«Io non prego perché Dio intervenga.
Chiedo la forza di capire, di accettare, di sperare. Io prego perché Dio mi dia la forza di sopportare il dolore e di far fronte anche alla morte con la stessa forza di Cristo.
Io non prego perché cambi Dio, io prego per caricarmi di Dio e possibilmente cambiare io stesso, cioè noi, tutti insieme, le cose.
Infatti se, diversamente, Dio dovesse intervenire, perché dovrebbe intervenire solo per me, guarire solo me, e non guarire il bambino handicappato, il fratello che magari è in uno stato di sofferenza e di disperazione peggiore del mio? Perché Dio dovrebbe fare queste preferenze?
Perché dire: Dio mi ha voluto bene, il cancro non ha colpito me ma il mio vicino! E allora: era un Dio che non voleva bene al mio vicino? E se Dio intervenisse per tutti e sempre, non sarebbe un por fine al libero gioco delle forze e dell'ordine della creazione?
Per questo per me Dio non è mai colpevole. Egli non può e non deve intervenire. Diversamente, se potendo non intervenisse, sarebbe un Dio che si diverte davanti a troppe sofferenze incredibili e inammissibili.
Ecco perché, come dicevo prima, il dramma della malattia, della sofferenza e della morte è anche il dramma di Dio».
di padre David Maria Turoldo

«Da più parti si comincia a pensare al “dopo”. È presto, ma è anche il modo di non rassegnarsi al presente, di guardare avanti, senza correre, “restando a casa” ma non semplicemente da prigionieri. (...) Provo a farlo dal punto di vista di una parrocchia, e delle sue pratiche pastorali che, in questa “sospensione”, sono state messe in discussione, chiedono e possono essere ripensate.
Dopo, che cosa succederà? Torneremo semplicemente a fare le cose di sempre, le liturgie di sempre, il catechismo ecc.? Già prima avevamo la percezione che si dovessero ripensare le pratiche pastorali in nome di un cambiamento d’epoca che stiamo vivendo e nella direzione di una Chiesa “in uscita” come piace dire a Francesco. Ma temo che l’inerzia sarà forte se non sorretta da un pensiero che non faccia passare inutilmente il tempo che stiamo vivendo.
Ho provato allora a fare un semplice esercizio: penso a che cosa è successo a...» (continua a leggere:
http://www.settimananews.it/pastorale/perche-non-sia-come-prima/?fbclid=IwAR2sP5baJ22YQUewb2QXHnCLbqGJElJS3VlDgC533wVi0XwnNq-DHhAN5Yc

Ho visionato i video dell'Ufficio Comunicazioni Sociali diocesano a proposito delle messe streaming (https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/messe-in-streaming-istruzioni-per-luso-316946.html).
1. Grazie di averli fatti.
2. Sono chiari e tecnicamente ben fatti.
3. Adesso che stiamo pensando a come tornare a celebrare sono un po' fuori tempo massimo (a due mesi dal 23 febbraio).
4. Per dire quelle cose serve proprio un prete? Alla faccia della ministerialità laicale.
5. Ma quale competenza tecnica dovrebbe avere il prete che dovrebbe usare tutte quegli accorgimenti?! Mi si dirà (ma il video non lo dice chiaramente!) che non dovrebbe essere da solo... grazie!
6. Ma quale attrezzatura dovrebbero avere le parrocchie, secondo queste indicazioni?!
Me le sono poste solo io queste domande?
don Chisciotte Mc, 200420


Vivo nella parte più ricca del pianeta.
Vivo in una delle zone più ricche dell'Europa e dell'Italia.
Vivo in una delle zone più serene della diocesi.
Come faccio a tenere lontana la sindrome del sopravvissuto?
don Chisciotte Mc, 200409

«Il cattolicesimo convenzionale è l’alienazione religiosa: dove si prega, ma non si opera la carità, dove s’invoca Dio e non si obbedisce al suo comandamento dell’amore, dove si chiede misericordia e non si perdona. Un ‘cattolicesimo svuotato di cristianesimo’ è l’eresia ultima, perché non fa funzionare la salvezza cristiana nella carne degli esseri umani».
Lo scrive mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, nel suo editoriale per il quindicinale della diocesi “La Vita diocesana”, incentrato sulla “Placuit Deo”, lettera della congregazione per la Dottrina della fede, che spiega ai vescovi le “odierne cattive interpretazioni della salvezza cristiana” (...) che “producono l’eresia ultima: il cattolicesimo convenzionale”. (...) «L’eresia ultima, qui intesa come mistificazione o riduzione della salvezza cristiana, si vive, infatti, nel cattolicesimo convenzionale, nel mascheramento complessivo che pur mantiene inalterato il linguaggio cattolico: segni rituali, dottrine, manifestazioni, organizzazioni, preghiere – conclude il vescovo –. Tutto è cattolico, ma non più cristiano, cioè, senza la carne di Cristo, l’umanità di Gesù».
mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto - 13.03.2018
https://www.agensir.it/quotidiano/2018/3/13/placuit-deo-mons-stagliano-noto-il-cattolicesimo-convenzionale-e-alienazione-religiosa-eresia-ultima/?fbclid=IwAR3PgFJx7SMNS4Cx0PVVYoX6sQm0wKulRIaL5EVPQc-yXos2XeYvOtr0lJ4


Come quando andarono alla ricerca dell'anima facendo la dissezione di un cadavere... e non la trovarono, giustificando così uno sguardo ridicolizzante circa la sua esistenza... 
così potremmo ridomandarci: "Dove andiamo a cercare ciò che stiamo cercando?". E, ancor prima: "Cosa cerchiamo ora, in questi giorni?".
Dissezionata fin nel midollo la religiosità dei territori italiani (tolte le più di 8000 processioni dei giorni di Pasqua; constatata la inefficacia - almeno quella visibile e auspicata - delle richieste pressanti ai patroni e alle immagini considerate "potenti" nel liberare dal male...), cosa abbiamo trovato?
E' stata mandata a gambe all'aria la frase: "Si è sempre fatto così!"; perfino i riti "ufficiali", secolari della Settimana Santa... quest'anno non si sono fatti come si era abituati a farli (nonostante alcuni miopi "addetti al culto" abbiano indossate le mascherine sugli occhi e abbiano fatto come se nulla fosse cambiato... pensando magari che Dio non si sarebbe accorto e non si sarebbe sdegnato di qualche - blasfemo ai loro occhi - cambiamento!).
E cosa è successo a non "farli" come si è sempre fatto? Forse che la memoria dell'evento pasquale di Gesù ha avuto meno profondità? Forse che il santo popolo di Dio ha smarrito la fede? Forse che il sole si è eclissato definitivamente e la luna è scomparsa?
Mi fa soffrire e mi urta sentire quel modo di esprimersi di tanti "uomini di chiesa" che fa capire che valutano le forme di preghiera in casa come transeunti, di passaggio, un espediente, un giochino... ai loro occhi tutte cose di poco conto, tutte sbiadite di fronte all'unico gesto importante, l'Eucarestia.
Stiamo perdendo una chance: riconoscere dignità a quanto solitamente chiediamo ed auspichiamo, cioé leggere il Vangelo, vivere la vita quotidiana come cristiani, pregare fuori dalla chiesa, valorizzare i trent'anni della vita di Gesù a Nazareth...
L'anno prossimo torneremo a celebrare tutto come prima della pandemia? Con la famosa arte del copia-incolla, giustificata dall'archeologia liturgica e da una teologia a-storica e anti-storia?
Io spero proprio di no e invoco lo Spirito del Consiglio e della Sapienza, chiedendo di essere docili alla sua azione su noi e con noi.
don Chisciotte Mc 200410


Participio passato: "E' risorto!". Dice la realtà di un evento, accaduto... con un retrogusto di "finito", "completato", passato (in tutti i sensi). Come il participio passato "creato", che è diventato un sostantivo.
La qualifica "il Risorto" è da riservarsi - per ora (se consideriamo il tempo come lo conosciamo "al di qua"- a Gesù solo. Altri si sono presentati come "figli di Dio", "messia", "maestri", "illuminati" e via di questo passo. Solo Lui è stato risuscitato.
Tutti siamo "resuscitandi", da-far-risorgere.
Per non correre il rischio di chiudere nel passato questo evento, per Lui più efficace è il titolo di "il Vivente": participio presente.
"Non è più qui" nel luogo riservato ai morti; è qui nella storia dei vivi.
Per noi creature sempre impaurite dalla finitudine, soprattutto angosciate dalla fine del tempo del nostro esistere, è un bell'annuncio credere che continueremo ad essere i viventi, con Lui.
don Chisciotte Mc 200407 

Gli "addetti al culto" continuano a dimostrare che non hanno intenzione di far partecipare la "gente" (che - detto in termini precisi - è il santo popolo di Dio) ai loro riti e quindi la "gente" non riesce a pregare in questa forma.
Questa constatazione non è per me facile da accettare e mi addolora tantissimo. Ma non è la prima volta nella storia e non sarà l'ultima.
E allora il santo popolo di Dio cosa fa? Riascolta la vicenda di Gesù, la sua rivelazione (la pagina di vangelo di oggi, per esempio: "Perché continuate a cercare tra queste forme morte Colui che è vivo, è in continuo movimento, è già Altrove...?!"). Lascia gli "addetti al culto" a fare quello che vogliono - così come piace a loro - e si rivolge ad altro: la maggior parte non celebra più quei riti lontani, incomprensibili, irraggiungibili, riservati a iniziati; pochi stanno aggrappati alla Bibbia come alla Roccia e lasciano che sia essa ad indicare la strada come una lampada; alcuni - chiamamoli devoti - "inventano" altre forme di preghiera: rosari, reliquie, processioni, immagini sacre... Qualche volta esagerano, ma non è certo loro la colpa. No, non è loro la colpa.
don Chisciotte Mc, 200412

Quarta e ultima meditazione di questi Esercizi Spirituali, guidati da don Martino Mortola: 4. Sepoltura. Ringraziamo don Martino che accettò un anno fa l'invito a venire presso di noi per gli Esercizi Spirituali; lo ringraziamo per la serietà con cui aveva pensato un percorso profondo e articolato in più momenti; lo ringraziamo per la disponibilità a modificare la sua proposta, in funzione delle mutate condizioni. Ci ha offerto intuizioni spirituali molto ricche, che porteranno frutti nel tempo a venire. Anche oggi cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con Lui. Qui la scheda.

 


Un abisso tra la rigidità liturgica della celebrazione nel duomo di Milano e la profonda e sobria creatività della preghiera in San Pietro. Grazie, papa Francesco!
don Chisciotte Mc, 200410

La Via Crucis preparata da giovani e adulti della nostra Comunità Pastorale, ispirati dalla espressione dell'arcivescovo: "il forte grido". Trovate il video (34 minuti); il pdf con immagini e testo; il file col testo. Buona preghiera!

 

Esercizi Spirituali «"Perché questo spreco di profumo?" (Mc 14,4)
La passione di Gesù nel Vangelo di Marco». Predicatore: don Martino Mortola, teologo sistematico presso il seminario diocesano. Meditazione 3. Crocifissione. Cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con lui; e seguiamo la scheda allegata. Don Martino ci offre anche questo disegno per comprendere meglio la sua meditazione.

 

Esercizi Spirituali «"Perché questo spreco di profumo?" (Mc 14,4). La passione di Gesù nel Vangelo di Marco». Predicatore: don Martino Mortola, teologo sistematico presso il seminario diocesano. Meditazione 2. Getsemani. Cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con lui; e seguiamo la scheda allegata.

La scheda della verifica della vita.
 

 

Esercizi Spirituali «"Perché questo spreco di profumo?" (Mc 14,4). La passione di Gesù nel Vangelo di Marco». Predicatore: don Martino Mortola, teologo sistematico presso il seminario diocesano. Meditazione 1. Betania. Cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con lui; e seguiamo la scheda allegata.

Introduzione ad una speciale proposta spirituale: gli *Esercizi Spirituali* , offerti in modo che ciascuno possa "esercitarsi" da casa. *Ogni mattino dieci minuti di meditazione* offerti da don Martino Mortola, docente di teologia presso il seminario diocesano, che metterà a disposizione anche una scheda. *La sera una "ripresa"* del tema. In particolare domani offriremo un sussidio e una meditazione per accompagnare la personale e familiare " *verifica della vita* " (per chiedere perdono più consapevolmente a Dio Padre e ai fratelli):

Dobbiamo prendere atto che è stato chiuso il santuario di Lourdes (dal 17 marzo). E non è esattamente come chiudere tutti gli altri luoghi: è (era) il santuario dedicato primariamente alla invocazione per i malati.
Tutti gli altri luoghi di preghiera e di ritrovo delle varie religioni - se già non sono stati chiusi - hanno comunque subìto pesanti restrizioni all'accesso dei fedeli.
La devozione ha fatto ricorso a tutti i possibili "mezzi" per superare (possibilmente con una certa rapidità) questa pandemia: reliquie, processioni, immagini sacre, speciali esposizioni e pratiche di pietà...
Sono stati invocati tutti i santi del calendario, soprattutto quelli riconosciuti patroni in occasione di malattie, pestilenze, disgrazie.
Se sono stati tirati in causa - con gesti anche eclatanti, con profonde attese -, significa che si è creduto nella loro efficacia.
La storia è ricca di episodi edificanti, che hanno risolto situazioni complicatissime.
Oggi non hanno (ancora) funzionato.
A ben poco serve citare espressioni consolatorie circa i "tempi di Dio" diversi da quelli degli uomini: se fosse così, Dio sarebbe alla finestra dei nostri drammi, incomprensibilmente affascinato dalle lancette di un suo orologio che batterebbe delle ore diverse dalle nostre, così per noi drammatiche e insopportabili.
Sì, fanno bene coloro che ci ricordano che se Dio Trinità ha dato il via al non-Dio (le creature e il creato) non può (perché non può rimangiarsi la sua identità di Creatore, non di padrone) sospendere o sostituirsi all'autonomia relazionale dentro la quale la realtà è (e senza la quale non sarebbe).
Certo che anche i Tre (Padre, Figlio e Spirito) non stanno certo bene vedendo ciò che accade; non stanno bene da quel famoso evento di rottura della comunione descritto nel capitolo 3 del libro della Genesi. Con una immagine un po' troppo antropomorfa, direi che manca anche a loro il respiro, sono in deficit di ossigeno, stanno con il fiato sospeso.
Come tante altre volte; come - per antonomasia - quella volta era assetato di ossigeno il Figlio di Dio, a braccia spalancate sulla croce... ma l'ultimo respiro non lo trattenne per sè, lo buttò fuori, lo regalò a tutti coloro che ne erano e ne sono tuttora affamati. 
don Chisciotte Mc 200402

Chi ha vissuto l'ingresso di Gesù in Gerusalemme? L'evento, la realtà (la "res", direbbe la teologia medievale) è vissuta dalle folle, con Gesù. Poi è venuta la memoria in forma liturgica.
Chi ha vissuto la unzione di Betania? In una "casa", le mani e i capelli di una donna. Poi sono venute le unzioni rituali.
E oggi noi dovremmo avere paura di far VIVERE fuori dalle chiese la memoria di questi gesti?!
Alla domanda: "Chi celebra oggi la messa delle ore 10?", magari rispondiamo: "Don Tizio"; meglio sarebbe dire: "La presiede un prete (o un vescovo)"; ma l'espressione più precisa e calzante sarebbe: "Oggi (e sempre) celebra il santo popolo di Dio". «Continui a radunare intorno a te un popolo, che da un confine all'altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto» (Preghiera Eucaristica terza). E questo "sacrificio perfetto" non è l'Eucarestia, bensì l'offerta di tutta la vita, di ciascuno e di tutti insieme: «Concedi che, riuniti in un solo corpo dallo Spirito Santo, diventino offerta viva in Cristo, a lode della tua gloria» (Preghiera Eucaristica prima).
Come lo fu per Gesù: l'offerta della vita fu lo stile di tutta la sua esistenza, non del culto.
dChMc 200403


Non si rendono proprio conto del tempo che stiamo vivendo.
Non si rendono conto della gravità e invocano una "gioia" disincarnata (che non è quella evangelica).
Non si rendono conto delle condizioni quotidiane in cui vive la nostra gente.
Non si rendono conto della seria e improrogabile "occasione" che ci è stata data per vivere diversamente ogni cosa.
E quindi confermano - purtroppo - che i cristiani vivono fuori dal tempo (nel senso più deteriore del termine).
Tradiscono la Incarnazione e sbarrano le porte al soffio potente dello Spirito!
don Chisciotte Mc 200403


E' tornata di moda un parola ormai desueta e ostracizzata: "regola" (addirittura al plurale!).
Mi è tornata alla mente la prima e principale e originale regola di Gesù: "Pregate, pregate, pregate!". Ops, mi sono sbagliato! Lui non ha detto così.
Ha detto: «Amatevi gli uni gli altri, al modo in cui io vi ho amati» (cfr Gv15).
Allora perché da tante parti del mondo cristiano rimbalza questo verbo: "Pregare!»; «Pregate!»; «Preghiamo!»?!
Sicuramente i geniacci della spiritualità mi diranno che 1. "Solo Dio ci può salvare"; 2. "Meno male che c'è la Madonna"; 3. "Bisogna intendersi su cosa vuol dire pregare...".
Sì, tutto vero, ma intanto risuona sempre (direi: come un "mantra"!) il verbo "pregare", col suo inevitabile strascico color... - purtroppo - color simil-magia, pseudo-superstizione, voglia-di-miracolo.
Ve la ricorderete la considerazione amara di un medico chirurgo, anni fa: "Se un paziente grave muore, è colpa mia; se guarisce, dite: "Grazie a Dio!".
Ecco, io preferisco dire: "Amiamoci!". E questo racchiude mille cose: "Ti penso - Leggo un libro bello per dedicarti poesie - Penso di suggerire a mio figlio di fare il medico o lo psicologo - Cerco di conoscere di più il Vangelo e magari ne leggo uno dei quattro! - Oggi un segno di croce ci sta - Tra mille video di oggi, uno anche di quelli intelligenti - Mi sa che oggi telefono alla nonna - Se trovo una mascherina e un paio di guanti adatti, mi unisco ai volontari che portano la spesa a casa di chi non può uscire - Visto che a pasquetta non andiamo al ristorante, offro quella cifra per un ospedale - Parlo di te al Signore Gesù - Metto a posto l'armadio dei vestiti - Stasera lavo io i piatti - Scrivo a mano una lettera per il mio ragazzo - Riprendo in mano quel libro di don Tonino Bello...".
E faccio tutto questo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
O magari non me ne accorgo che lo sto facendo "in nome loro" dei "Tre", ma tanto... "lo avete fatto a me", dice Gesù (cfr Mt 25).
don Chisciotte Mc, 200402

Davvero è tutto silenzio e morte, solo perché non si vedono le persone in strada?
Siamo davvero come ad Aleppo? (Please, andate a rivedere qualche video di Aleppo sorvolata dal drone).
Non lo sentite il frinire delle cicale umane dentro le case?
La vitalità delle formichine tra le stanze e i corridoi?
Le migliaia di vagiti, risate, lacrime, note, gemiti, salmi... che i doppi vetri non riescono a trattenere?
Non lo percepite sulla pelle il calore che sale da quelle che non sono macerie, bensì case?
La Vita è minacciata, sì, ma è viva!
La brace, il magma, la vibrazione... che annunciano la carica, l'effusione, la Novità!
(Provate a rivedere il video con questi sensi aperti).
don Chisciotte Mc, 200329 
https://www.facebook.com/localteamtv/videos/165452554561487/