Quando si vede (lo vedono tutti, non solo io) che non pochi ministri ordinati non credono a ciò che dicono, vien da pensare che un giorno ci diranno che probabilmente Dio non è comunione di tre persone, ma di due, o forse quattro...
Danno proprio l'impressione che a loro di tante cose non importa e che una cosa vale l'altra, una persona vale l'altra.
Per me, invece, non è così. Non è per niente così!
don Chisciotte Mc, 210914


"Papa Francesco ha indicato qual è secondo lui una delle frasi più belle del cristianesimo, quella che rivolge Pietro al pagano Cornelio che si era gettato ai suoi piedi «ma Pietro rialzandolo gli dice: “Alzati: anch’io sono un uomo!” (At 10,26), e il testo sottolinea che conversò con lui in maniera familiare». Questa predilezione non sorprende, getta una luce sullo stile del papa che il mondo ha potuto conoscere in questi otto anni di pontificato: umano e familiare. «Il cristianesimo dev’essere sempre umano e umanizzante» ha aggiunto Francesco, «riconciliare differenze e distanze trasformandole in familiarità, in prossimità. San Paolo VI amava citare la massima di Terenzio: “Sono uomo, niente di ciò ch’è umano lo stimo a me estraneo”». Cristianesimo e (è) umanesimo. Ed è quindi l’antidoto alla tentazione sempre latente del potere. Se ci si riconosce umani, se si riconosce che tutti siamo umani, allora cade il rischio di porsi al di sopra e di “usare” gli altri. Questa tentazione è la più sottile e quindi la più resistente tra gli uomini; nell’ambito della Chiesa si chiama clericalismo, il papa lo ha ripetuto con nettezza inequivocabile, parlando di “orizzontalità” anziché di “verticalità” come stile dei pastori. In quell’“anch’io” che il primo dei pontefici rivolge al pagano Cornelio c’è l’abbassamento, l’umiltà che è la virtù fondamentale dei pastori per far germogliare il popolo e farlo camminare dietro l’unico vero pastore, Cristo".
Osservatore Romano, 18.09.2021

"La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio,
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo che nulla é più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio,
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli,
ma perché non crederai alla morte pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia".

Nazim Hikmet

Fulgido esempio di cerchiobottismo clericale, che elude la domanda.
don Chisciotte Mc, 210923

"Non è per soldi"
di Gianfranco Ravasi
"Se qualcuno vi dice: «Non è per soldi, ma per una questione di principio», state pur certi che è per i soldi". È una di quelle battute che la rivista americana «New Yorker» incastona spesso tra gli articoli. È una dose di realismo destinata a dissolvere il velo di ipocrisia che avvolge tante dichiarazioni di principio. Spesso nei confronti del denaro si è tanto distaccati o schizzinosi, mentre in verità costituisce una specie di morsa che non molla mai né mente né cuore. Alla fine, se si lascia via libera a quella stretta, si diventa egoisti e ottusi, gretti e persino crudeli. (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 19 settembre 2021

E poi ci sono i preti che nella preghiera eucaristica dicono di pregare in comunione con "il nostro papa Francesco e il nostro papa Benedetto XVI".
E... e non diciamo niente.
don Chisciotte Mc, 210919


"L'analfabeta politico
Il peggior analfabeta è l'analfabeta politico
Egli non sente, non parla, né s'interessa
degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita.
il prezzo dei fagioli
del pesce, della farina, dell'affitto
delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
L'analfabeta politico è cosi somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.
Non sa l'imbecille che
dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato, l'assaltante
e il peggiore di tutti i banditi
che è il politico imbroglione,
il mafioso, il corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali".
Bertold Brecht

I tipi che mandano avanti la vita propria e altrui al ritmo de "se la gà i gamb, la va" e (apparentemente) senza colpo ferire, fanno passare ciò che vogliono e solo ciò che vogliono, alla faccia della legge, del Vangelo, della fraternità.
don Chisciotte Mc, 210120


Tra poco sarà marzo
e pianteremo i girasoli.
don Chisciotte Mc, 210913

«Possa Dio tenerti per mano». Benedizione
di Nunzio Galantino
"La benedizione non è semplicemente un augurio, e non è una pratica superstiziosa o scaramantica. Né «la benedizione è soltanto qualcosa di puramente spirituale, bensì qualcosa che opera in profondità nella vita terrena. Sotto l'influenza della vera benedizione, l'esistenza diviene sana, solida, fiduciosa nel futuro, operosa, proprio perché attinge alle fonti della vita, della forza e della gioia» (D. Bonhoeffer, Lettera 25 agosto 1942). Che ricchezza in queste parole! E che respiro! Mi sembra che esse ridimensionino strumentalizzazioni improprie ed eccessi interpretativi, dovuti alla sovrapposizione (confusione) tra benedizioni invocative e benedizioni costitutive. Di entrambe parla la Bibbia, aggiungendo che, anche se è l'uomo a pronunciare parole di benedizione, è Dio che benedice chi e tutto ciò che entra nel suo progetto di amore. Nessuno può pensare di avere l'esclusiva rappresentanza di Dio, rischiando di trasformare il servizio in potere e l'invocazione in giudizio. È in questo contesto che vanno lette le parole con le quali Balaam riconosce di non avere da sé il potere di benedire: «Ecco, di benedire ho ricevuto il comando: egli ha benedetto, e non mi metterò contro» (Numeri, 23,20). Le parole di benedizione, chiunque le pronunzi, sono aria pulita che spira sui nostri progetti, sulle nostre miserie e sulle nostre speranze. Esprimono il bisogno di essere sostenuti nello sforzo di «superare sospetti, paure e chiusure per assumere il coraggio liberante dell'incontro» (papa Francesco).
Le parole di benedizione sono il contrario delle parole separate dalla vita e dai sentimenti veri che, sofisticati paraventi, si trasformano in strumenti per ingannare e piegare la realtà e le coscienze a interessi di piccolo cabotaggio. Queste non sono parole di benedizione, capaci di alimentare «il coraggio liberante dell'incontro». Queste non sono parole benedette. Non esprimono ciò che porta in grembo la parola benedizione che, nell'Antico Testamento, traduce l'ebraico beràkah; con tanti significati, tutti riconducibili a «parlare bene di», raccomandare, invocare la benevolenza e il favore di Dio. (...)
in “Il Sole 24 Ore” del 30 maggio 2021

Io non sono sicuro al 100% che coloro che scrivono queste cose su Avvenire (anche se appaiono blasonati e il testo citato sembra lucido e coinvolgente) stiano facendo un buon servizio al rinnovamento proposto da papa Francesco. Un mix di imprecisione, ignoranza... e qualcuno che rema in direzione contraria.
don Chisciotte Mc, 210906

Fuori dal tempio
di Lorenzo Fazzini
"Ci sono confessioni di fede che sgorgano da una pagina come fonte di acqua fresca e cristallina. Sono doni che appaiono non spesso, ma quando le incontriamo ci danno la sensazione di un bicchiere d’acqua limpida dopo ore di arsura. Lo statunitense Wendell Berry, al termine del suo "Jayber Crow" (Lindau), ce ne offre una degna di nota: «Interpreto alla lettera le Scritture, e dunque capisco le difficoltà. Nonostante ciò, tutte le domeniche mattina vado in chiesa per la mia strada lastricata di dubbi. Suppongo di essere un uomo difficile. Leggendo e rileggendo le Scritture nel corso degli anni, è cresciuta in me la convinzione che Cristo non è venuto per fondare una religione organizzata, ma una non organizzata. Che è venuto per portare la religione fuori dal tempio e in mezzo ai capi e ai pascoli, lungo le strade e sulle rive dei fiumi, nelle case dei peccatori e dei pubblicani, nelle città come nella natura selvaggia, verso la fratellanza di tutto ciò che esiste». Scritte nel 2000, queste righe sembrano riecheggiare la portata evangelica del messaggio di papa Francesco, quel suo appello alla fratellanza universale, quel suo insistere sul fatto che «tutto è connesso», terra e cielo, sacro e profano, e non c’è più separazione tra un luogo in cui incontrare Dio e il posto in cui Egli abita".
in “Avvenire” del 1° settembre 2021

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