La Sapienza unigenita di Dio è creatrice e autrice di tutte le cose. […] Ora, perché le cose create non solo esistessero, ma esistessero ordinatamente, piacque a Dio di commisurare se stesso alle cose create…per imprimere in tutte e in ciascuna di esse una certa impronta e sembianza della sua immagine. […] Come infatti la nostra parola è immagine del Verbo, che è Figlio di Dio, così la sapienza in noi è fatta ad immagine del medesimo Verbo, che è la Sapienza stessa. […]
Ma «poiché nel disegno sapiente di Dio», come abbiamo spiegato, «il mondo con tutta la sua sapienza non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione» (1 Cor 1, 21). Dio non ha più voluto essere conosciuto come nei tempi passati, attraverso l’immagine e l’ombra della sapienza. Volle che la stessa vera Sapienza assumesse la carne, si facesse uomo, e sopportasse la morte di croce, perché attraverso la fede, che in lei si fonda, tutti i credenti potessero di nuovo essere salvi.
La Sapienza di Dio manifestava se stessa e il Padre attraverso la propria immagine, impressa nelle cose create… In seguito, quella stessa Sapienza, che è il Verbo, si è fatta carne, come afferma san Giovanni. Distrutta la morte e liberato il genere umano, manifestò se stessa più chiaramente e, per mezzo suo, il Padre.
Dai «Discorsi contro gli Ariani» di sant’Atanasio, vescovo.

Gioia, bella scintilla divina 
di Beppe Bovo e Davide Meggiato 
“Gioia, bella scintilla divina”, esclama romanticamente entusiasta Friedrich Schiller. Quell’Inno alla gioia ispirò Beethoven quando, tre anni prima della morte e già completamente sordo, sentirà che alla sovrabbondanza del suo sentimento non basterà un’intera orchestra e lo metterà in musica, facendo entrare scandalosamente, in un brano sinfonico, la voce umana. Quella melodia diventerà l’Inno della nuova Europa impegnata a diventare un’unione socialmente e politicamente significativa. 
Sulla “gioia del Vangelo”, in questi nostri giorni travagliati, un Papa (che ha voluto chiamarsi Francesco) ha scritto “ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici”, e ha accostato questo stato profondo dell’animo al rischio di “una tristezza individualistica che scaturisce dal cuore comodo e avaro”. Un “rischio certo e permanente”, osserva subito dopo, nel quale cadono anche i credenti che “si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita”. Non si può certo dire che a questo Papa manchi la capacità di essere chiaro assieme a un’acuta capacità di vedere. Basta entrare in una qualsiasi chiesa e guardare. Da uno a dieci, che voto dareste al senso di gioia che sprigiona quel luogo e chi lo frequenta? 
La nostra rivista ha ritenuto utile riflettere oggi sulla gioia. Consapevoli che anche il termine “gioia” e il concetto che sta sotto si prestino a molteplici significati, anziché impegnarci in estenuanti specificazioni semantiche abbiamo posto ai nostri collaboratori le domande che seguono, lasciando poi a loro campo libero nel trattare questo stato dello spirito, che è tra i più ricercati dall’uomo e tra i più sfuggenti. 
Ecco le domande.
- Dal momento che la gioia interpella a fondo la vita di ognuno di noi, perché i teologi, i filosofi, gli intellettuali in genere faticano a farne oggetto di un’indagine specifica? 
- Le religioni molto spesso sono percepite come summa di doveri e di pene più che come espressioni di gioia, cosa che dovrebbe essere naturale in chi ha una chiara prospettiva di vita e “conosce” il fine ultimo dell’esistere. In particolare, cosa ha determinato storicamente il fatto che la dottrina cristiana, basata sull’amore di Dio Padre e la Resurrezione del Cristo, si sia tradotta in una mentalità sacrificale tendente alla mortificazione e alla sofferenza? 
- Occuparsi dell’uomo nella sua interezza ci sembra significhi occuparsi anche e forse soprattutto della sua gioia, della sua capacità di essere “noi”, di vivere il

Grazie a Bimba Landmann.

"Vi annunzio una grande Gioia": Dio viene ad abitare in una famiglia!


Qui trovi il quinto momento di preghieraaspettando il Natale.



Qui trovi il terzo momento di preghiera, aspettando il Natale.


Celebrazione penitenziale per verificare il cammino comunitario e penitenziale.
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«E forse per questo [Gesù Cristo] è triste: perché dopo la caduta di Adamo, era necessario che noi lasciassimo questo mondo con un passaggio così doloroso [la morte], dovendo morire ineluttabilmente.
Infatti "Dio non creò la morte e non gode per la distruzione dei viventi" (Sap 1,13), e per questo prova ripugnanza per una cosa che non ha creato».
sant'Ambrogio, Esposizione del vangelo secondo Luca, SAEMO 12, 439