MA ABBIAMO PROPRIO BISOGNO DI UNO COSÌ?
di Ignazio Punzi, su FB 22.10.2020
«L’ho ascoltato molte volte e, devo dire, quasi tutte le cose che dice sono davvero sconcertanti.
Dico la verità: a volte non so proprio che pensare…
Ecco perché non faccio fatica a credere che molti si sentano turbati e davvero spaesati.
Le sue parole sono sempre diverse, inattese, dirompenti, sembrano voler scardinare ciò che ormai appare acclarato, certo, consolidato, definito.
L’avete udito? L’avete letto?
Io lo leggo e rileggo, voglio farmi un’idea precisa, non per sentito dire, ma voglio documentarmi per bene, perché su di lui ormai ci sono tanti pareri, anche duri.
Più lo ascolto, più lo leggo, più appare certo che, se da un lato parla poco della morale sessuale, dall’altro mostra una spiccata predilezione per i poveri, gli stranieri, i diseredati, i “diversi”, le donne.
Già, le donne. Ma l’avete sentito? Non smette di offrire loro un posto privilegiato…
Tra le tante cose che davvero mi sconvolgono e mi interrogano ce n’è un’altra.
Continua ad affermare che non è sufficiente essere religiosi, frequentare assiduamente le chiese, recitare le preghiere, no, secondo lui tutto questo non basta. Occorre dividere quello che si ha con i poveri, accogliere gli stranieri, visitare i carcerati, amare quelli che ci odiano...
Certo che questo Gesù di Nazareth (perché di Lui sto parlando) ci dà proprio da pensare…
Mi chiedo, alla fine, ma abbiamo proprio bisogno di uno così?».

Unioni omosessuali, papa Francesco: Giusto tutelarne i diritti
di Alberto Chiara, Famiglia Cristiana 21.10.2020
«Gli omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia», ha detto il Pontefice in un docufilm. L'apertura alle unioni civili non è cosa nuova. Altro il discorso sul matrimonio. «Il matrimonio è fra un uomo e una donna», disse ad esempio nel marzo 2014, ribadendo il concetto più volte.
https://www.famigliacristiana.it/articolo/unioni-civili-papa-francesco-giusto-tutelare-i-diritti-.aspx?fbclid=IwAR1zvHSABqtmDf4NHpIoL6vsFsNA3n1VPW9L9rRXS7ny3vmaISia1txR_0Q

Unioni omosessuali. Il Papa: giusto dare copertura legale
di Luciano Moia, Avvenire, 21 ottobre 2020
"Gli omosessuali sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo"; lo dice il Pontefice in un docufilm presentato al Festival di Roma.
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-papa-unioni-civili-per-le-persone-gay?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR1O89GDC9byJesBJBVZluK-EU3tnTUBceae6OwqyJNR8Pi_kTqAPNU1xOM

Da *domenica 29 novembre*.
Il Messale ambrosiano, specificamente nel Rito della Messa, accoglie le varianti che la terza edizione del Messale romano propone a tutti i fedeli di lingua italiana. Per fare un elenco non esaustivo, si potrebbe dire che una delle novità più impegnative è l’inserimento della dicitura “fratelli e sorelle”, laddove precedentemente – per esempio nella formula penitenziale del “Confesso a Dio onnipotente” o nelle varie monizioni e Preghiere eucaristiche -, si parlava solo di “fratelli”.
Nel "Gloria a Dio", l’espressione «uomini di buona volontà» diventa «*uomini, amati dal Signore*».
L’assunzione della nuova versione del "Padre nostro" presente nella Bibbia Cei del 2008 «*come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori*» (invece di «come noi li rimettiamo ai nostri debitori») e «*non abbandonarci alla tentazione*» (invece di «non ci indurre in tentazione»).

Quei «folli di Cristo» che minano le certezze
di Gianfranco Ravasi
(...) «"Idiota", appartiene al lessico russo della mistica ed è equiparabile all’evangelico «puro di cuore». Meriterebbe in verità anche la sorprendente affermazione dei Saggi di Montaigne: "La più sottile follia è fatta dalla più sottile saggezza". (...)
Il temine «folle» suona, certo, più nobile di «idiota» o di «pazzo» ai nostri orecchi, nonostante la sua genesi etimologica non sia particolarmente esaltante: in latino follis è il mantice o il sacco di pelle che si sgonfia, disperdendo l’aria. La vera definizione è, invece, da ricercare nelle parole sferzanti che l’apostolo Paolo rivolge ai cristiani di Corinto che allargano la ruota del pavone dell’intellighenzia greca: «La parola della croce è follia (moría) per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano è potenza di Dio... I Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso, follia (moría) per i pagani» (si legga 1Corinzi 1,17-31). (...)
«Laicamente» saremmo tentati di concludere con una battuta dell’Enrico IV di Pirandello: «Trovarsi davanti a un pazzo è trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni».
in “Il Sole 24 Ore” - 11 ottobre 2020

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omosessuali-libro-fumagalli-prefazione-semeraro?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2qO3bw2G5q33-ZgjoH4979ILZYi_lI58lMQKTk_698LniiB4xsyxk7zRk#Echobox=1602673618

Di fronte alla sofferenza delle persone omosessuali lasciate ai margini delle nostre comunità ecclesiali «un pastore deve interrogarsi su come accompagnare, discernere e integrare tutti, nessuno escluso». Lo sottolinea Marcello Semeraro, vescovo di Albano, autore della prefazione al libro di don Aristide Fumagalli (teologo morale), L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana (Cittadella, Assisi, pagg.207, euro 15,90), testo impegnativo e rigoroso. La postfazione è del teologo morale Giannino Piana. Nessuno slogan, nessuna semplificazione, ma un serio excursus attraverso la dottrina sul tema, dalle radici bibliche fino alla ricerca teologica contemporanea, per riflettere su un dato oggettivo. Il giudizio morale non può essere astratto ma deve far riferimento alla condizione concreta delle persone e ai risultati scientifici. La condanna degli atti omosessuali, spiega l'autore del libro Fumagalli, “non contempla la possibilità, sconosciuta sino all’epoca contemporanea, che gli atti omosessuali corrispondano alla natura della persona ed esprimano l’amore personale”. Non quindi atti dettati da “idolatria religiosa ed egoismo edonistico” – le due condizioni che li rendono inaccettabili – ma “espressione di amore personale cristiano”.

Enigma. Nel cuore dei quesiti
di Nunzio Galantino
(...) L’ainígma - dal verbo ainíssomai, col significato di “parlare oscuro” - era per i Greci una delle tre forme di comunicazione conosciuta, oltre a semaíno (spiegare) ed ekphrázo (mostrare). Anzi era l’unica modalità attraverso la quale comunicavano le divinità. Di essa si serviva in particolare Apollo quando voleva rivelare la storia e i destini degli umani.
Che l’enigma sia molto più di un semplice espediente letterario del pensiero mitico, ce lo conferma Aristotele, quando afferma che la natura dell’enigma è questo: «congiungere cose impossibili nel dire cose reali» (Poetica (1458 a 26-30). Pur essendo quindi un modo paradossale e perciò selettivo di comunicare, l’enigma non è un ostacolo alla rivelazione. E, proprio perché assegna alle singole parole un significato diverso da quello a esse comunemente attribuito, l’enigma richiede impegno per poterne cogliere il senso e il messaggio. Soprattutto quando riguarda l’uomo, con le sue domande senza risposta, o un percorso storico, che sempre si sviluppa nella tensione tra ciò che si progetta e ciò che si riesce a realizzare.
La complessità dell’uomo e quella di qualsiasi percorso storico sono altrettanti enigmi e pongono quesiti. Se non si posseggono però le cifre interpretative adatte per introdursi con umiltà nel cuore dell’enigma da essi rappresentato, si corre il rischio di ridurre la storia di una persona a un susseguirsi di giorni senza senso e il percorso storico a un cammino segnato solo da contraddittorie e inconcludenti velleità. La tradizione classica, soprattutto greca, e numerosi riferimenti letterari, filosofici e artistici, riconoscono il carattere enigmatico dell’uomo e dei percorsi personali o comunitari che egli è in grado di attivare. Non autorizzano però a confondere il legittimo carattere enigmatico di essi con la confusione e la inconcludenza.
in “Il Sole 24 Ore” del 11 ottobre 2020

Domande legittime - Chi detta la linea editoriale del sito della diocesi? Chi fa i titoli? Chi sceglie le foto?
don Chisciotte Mc - 201007

Essere ir-responsabili delle proprie azioni. Tra i segni principali del cammino di maturazione di una persona vi è la capacità di assumersi in maniera sempe più copmpleta le conseguenze delle proprie azioni, specie di quelle scelte più importanti, da farsi dopo attenta riflessione. E il discernimento in proposito non può non tener conto delle conseguenze che una azione ha (o potrebbe avere) non solo su di sé, ma anche su altri.
Per antonomasia, la responsabilità verso altri si identifica con le figure genitoriale ed educativa: l'azione del genitore ha una immediata e insopprimibile ricaduta sul concepito, sul piccolo, sul debole; analogamente anche quella dell'educatore. Tutte le figure educative devono essere consapevoli delle conseguenze delle loro scelte e - anche nel caso in cui si prendessero cura di sé - devono sempre dare il primato alla attenzione per tali conseguenze.
Tra i meno responsabili in questo senso, vi sono da sempre le persone che hanno potere: non hanno necessità nè obbligo di rendere ragione delle loro scelte e non si preoccupano delle ricadute di queste su terzi. Non per nulla sono definiti "superiori".
don Chisciotte Mc, 201006

L'Enciclica - il termine "fraternità" vi ricorre trentuno volte - si apre così: «Fratelli tutti» scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita».
Qui una presentazione e il link al testo completo:
http://www.vita.it/it/article/2020/10/04/oltre-lombra-di-un-mondo-chiuso-ecco-la-nuova-enciclica-di-francesco/156862/?fbclid=IwAR2jR2TxHbHMWnJPctQN8HE5j4pmGweZH22wPsAqiGxLeo8UVu4Tp6JDnMk

Non lasceremo mai solo il Papa. Sostegno forte alla carità di Francesco
di Matteo Liut, Avvenire, 1 ottobre 2020
In molti, anche tra i credenti, in questi giorni 'scandalosi' si stanno chiedendo se valga ancora e sempre la pena contribuire con le proprie donazioni all’Obolo di San Pietro, al quale andranno le offerte raccolte in chiesa domenica prossima, in occasione della Giornata per la carità del Papa. La risposta è sì. Ed è spontanea e vasta.
Eppure è indubbio che la vicenda delle dimissioni del cardinale Angelo Becciu e delle inchieste in corso sull’uso di fondi nella disponibilità di esponenti della Segreteria di Stato ha gettato un velo di sospetto che non pochi hanno inteso cavalcare, alimentando una narrazione dai toni foschi e centrata sulla «solitudine» di papa Francesco.
Le ricostruzioni fornite da parecchi media, in gran parte ancora non supportate da dati giudiziari certi e di pubblico dominio (e in qualche caso prendendo lucciole per lanterne), hanno sfumature diverse pur suggerendo un po’ tutte l’esistenza di un intrigo familiare e l’idea che entro le mura vaticane agiscano gruppi dediti alle macchinazioni di palazzo. Se possono circolare, è perché le ombre trovano appigli e non sono solo evanescenti. È giusto e naturale, perciò, sentir crescere l’esigenza di chiarezza e di trasparenza e invocare una gestione specchiata di ogni centesimo. Ed è giusto gridare con forza: quella non è la 'mia Chiesa'. Ma una cosa è certa: quella non è nemmeno 'la Chiesa'. E, certo, non è la Chiesa raccolta attorno al Papa.
E papa Francesco ha dimostrato fin dall’inizio, con le parole e con i gesti, la volontà di dare forma a un popolo di Dio «povero per i poveri», capace di

Perché tanti incompetenti diventano leader?
Un libro di Chamorro-Premuzic analizza il fenomeno del rapporto tra competenza e leadership e punta il dito sui processi di selezione: “Premiano le qualità sbagliate”.
di Sabatino Truppi, 28.09.2020
« (...) Politici impreparati. Ministri privi di un curriculum all’altezza del ruolo. Boiardi che passano con disinvoltura da un incarico all’altro, senza conoscere neppure uno dei delicatissimi settori cui di volta in volta sono preposti. Dirigenti che rendono la vita impossibile a decine e decine di loro sottoposti, ostacolandone produttività e carriera… Se il nostro giudizio non fosse offuscato dai demoni del politicamente corretto, se un velo d’ipocrita perbenismo non c’impedisse di cogliere il reale volto delle cose, non faticheremmo molto a riconoscere che è proprio questo – la presenza di tanti incompetenti in posizione di comando – il vero demone che da anni ha preso in ostaggio il futuro del nostro paese. (...)
Eppure, a guardarsi intorno, ce ne sarebbero di persone competenti, esperte, adatte a guidare governi, imprese e istituzioni: perché costoro siedono in panchina, mentre tanti mediocri s’issano baldanzosi in plancia di comando? La colpa, spiega Tomas Chamorro-Premuzic, professore di Business Psychology all’University College di Londra e alla Columbia University (Perché tanti uomini incompetenti diventano Leader? Egea, pp. 188, € 25), è tutta da imputare all’inadeguatezza dei processi di selezione. «Quando gli uomini vengono selezionati per occupare posizione di vertice - spiega l’esperto di talent management – gli stessi aspetti che consentirebbero di predire il loro fallimento sono comunemente scambiati per indicatori di potenziale o di talento per la leadership e, come tali, persino esaltati». Ad esempio, «caratteristiche come l’eccessiva fiducia in sé stessi e il narcisismo dovrebbero essere interpretate come segnali di pericolo. Invece, ci spingono a dire: “Ah, che tipo carismatico! Ha la stoffa del leader”».
Insomma, i nostri sistemi di selezione esaltano «le caratteristiche del maschio alfa e cioè il protagonismo rispetto all’umiltà, l’estroversione rispetto alla sobrietà, la voce grossa rispetto all’understatement, l’azzardo rispetto alla saggezza». Il problema? Queste caratteristiche, se sono utili a imporsi come leader, sono del tutto inadatte per guidare un paese, un’impresa o una comunità di persone. (...)
chiamare in causa il primo dei false friends dei processi di selezione: la sicurezza in sé, un attributo che molto spesso