(...) «Come possiamo pensare il rapporto di incarnazione del divino nell’umano? Mi pare evidente che quando il divino entra nell’umano non ne stravolge la configurazione, i dati, le regole, le dinamiche. Non si sostituisce cioè all'umano, svuotandolo dei suoi limiti e delle sue potenzialità e riempiendolo con quelle divine. Ma al contrario, il divino accetta di configurarsi secondo i limiti e le potenzialità dell’umano e proprio stando dentro ad esse si esprime e si realizza sulla terra.

Dire che tra le due nature non c’è confusione, né cambiamento (dogma cristologico, definito nel 451 nel concilio di Calcedonia: “Uno e lo stesso Cristo, Figlio, Signore, Unigenito, riconosciuto in due nature senza confusione, senza cambiamento, senza divisione, senza separazione; la distinzione tra le nature non è affatto annullata dall’unione, ma piuttosto le caratteristiche di ciascuna natura sono conservate e procedono assieme per formare una persona”), significa continuare a riconoscere ad entrambe le loro caratteristiche e il loro statuto, senza che una “divori” l’altra; dire che tra le due nature non c’è divisione, né separazione significa che le loro dinamiche sono congiunte, agiscono sempre insieme e l’una può diventare luogo di realizzazione e manifestazione dell’altra. Non a caso infatti, quando le specie eucaristiche degradano chimicamente, la Chiesa ha sempre pensato che la presenza reale di Cristo scompaia da esse.

Non è questione da teologi annoiati. Se ne facciamo esemplificazioni concrete se ne vedono immediatamente le conseguenze. Gli effetti di benessere della preghiera rendono inutile gli strumenti della psicologia? La preghiera sostituisce la medicina nelle guarigioni? La forza di conversione di un sacramento agisce indipendentemente dalla volontà umana di chi lo riceve? Il governo della società umana va rimesso direttamente nelle mani di Dio? Le regole etiche di Dio, devono sostituire quelle che l’uomo può individuare con le sue sole forze? La ricerca umana della verità va soppiantata e deve lasciare il posto solo alla verità rivelata?

Poste così sembrano domande con risposte facile. Eppure in questi mesi abbiamo visto e letto cose che sembrano davvero rimettere in discussione tale facilità. Soprattutto sembra davvero che il Covid 19 abbia rivelato molto del retroterra culturale di tante persone, cristiane e non, su questo punto. (continua a leggere: https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/chimica-ed-eucarestia/?fbclid=IwAR20ig86pyluYyXf472ahv6vLquhMw2IvIQLDejojv6b5HDXmdVfto4kWF0)
Gilberto Borghi, 3 giugno 2020

Samuel Bak, Carried Away, 2017
«Dopo la celebrazione comunitaria di appena una settimana del Tempo pasquale, riprende quello Ordinario. Cosa ci dirà, reduci da tre mesi di “quarantena”? *Come ci troverà?*
Saremo *in cammino*, simili ai portatori di candela di Samuel Bak. Con aria preoccupata ci guardiamo indietro, perché ancora c’è sgomento e paura… Ma siamo capaci anche di guardare avanti e di continuare il cammino, pur feriti: si stacca un braccio, una gamba, un ginocchio è diventato strada, la portantina si è rotta: impossibile in queste condizioni camminare e portare un peso…
Eppure, ed è questa la *grande speranza*, si continua a reggere il cero pasquale, che la nostra fede ha acceso. E la sua fiamma si confonde con un cielo scuro e ventoso, ma incapace di spegnere quel fuoco di speranza. Sarà così il nostro Tempo Ordinario: il cammino dell’impossibile nelle realtà possibili, la testardaggine della speranza, più forte di ogni ferita!».
parrocchia San Bonaventura, Cadoneghe (PD)

«(...) Di fronte a certe notizie, di fronte alla situazione odierna, più che sentire il bisogno di camminare, si avverte il desiderio di fuggire: fuggire dalla realtà, che appare minacciosa; fuggire da se stessi; dagli altri, da convivenze diventate insopportabili. *Siamo uomini in fuga*. Simili ai portatori di candela di Samuel Bak. Alcuni indizi rendono evidente che i due qui ritratti stanno fuggendo da una minaccia terribile: il passo furtivo e l’aria preoccupata, soprattutto dell’uomo che sta dietro; il braccio del primo che sembra già staccarsi dalla mano e, allo stesso modo, la gamba dal piede. Il secondo guarda indietro e non s’avvede che la portantina sta sfuggendogli di mano, gli resteranno solo i bastoni. Tale e tanta è la stanchezza per la fuga che, anch’egli, perde un ginocchio, confuso ormai col terreno. Nonostante ciò, ed è questa la grande speranza, *si continua a reggere quella candela* (...)».
Gloria Riva, Avvenire, 21.03.2019

«Abbiamo tanto bisogno della luce e della forza dello Spirito Santo! Ne ha bisogno la Chiesa, per camminare concorde e coraggiosa testimoniando il Vangelo. E ne ha bisogno l’intera famiglia umana, per uscire da questa crisi più unita e non più divisa. Voi sapete che da una crisi come questa non si esce uguali, come prima: si esce o migliori o peggiori. Che abbiamo il coraggio di cambiare, di essere migliori, di essere migliori di prima e poter costruire positivamente la post-crisi della pandemia».
papa Francesco, Regina Caeli 31.05.2020

«Vieni, Spirito santo!
Senza di te,
Dio è lontano,
il Cristo resta nel passato,
il Vangelo una lettera morta,
la Chiesa una semplice organizzazione,
l'autorità un potere,
la missione una propaganda,
il culto un arcaismo,
l'agire morale un agire da schiavi.
Con te
il cosmo è nobilitato,
il Cristo risorto si fa presente,
il Vangelo si fa potenza e vita,
la Chiesa diventa una comunione,
l'autorità si trasforma in servizio,
la liturgia è memoriale vivo,
l'agire umano un paese di libertà».
Atenagoras

«E' più facile far uscire dalla schiavitù un popolo che far uscire la schiavitù da un popolo».
midrash rabbinico


Un *mini-ciclo* di quattro appuntamenti dedicati a presentare *la figura del fedele laico* nella Chiesa del Concilio Vaticano II, in vista del riconoscimento della *ministerialità laicale* nella Chiesa di oggi. Ecco il terzo intervento:

La omelia di ieri: con Gesù, camminando nel tempo.

Da settimane stavo pensando a cosa il Signore mi avrebbe chiesto di dire al suo popolo quando saremmo tornati a radunarci per celebrare insieme.
Tante cose sono affiorate alla mia mente.
E insieme ho pensato alle prediche dei confratelli sparsi in Italia: sicuramente ci sarà chi esulterà per il ritorno a messa; chi racconterà episodi felici o dolorosi di queste settimane; chi condividerà le proprie esperienze della quarantena; chi farà un piccolo trattato di medicina o di economia o di politica…
Come quando viene il tempo della potatura, ho visto sfoltirsi le chiome appariscenti delle nostre liturgie solenni, delle nostre programmazioni pastorali, dei nostri rassicuranti “copia-e-incolla”.
La diminuzione delle attività è stata una vera essenzializzazione? Siamo andati alla ricerca del cuore pulsante o solo ci siamo lamentati della mancanza? E la casa è stata o è tornata ad essere il luogo il luogo degli affetti – compreso quello per il Signore Gesù – o si è degradata definitivamente a dimora della signoria del divano, corsia dei colpiti dalla “sindrome della capanna” o dei definitivamente vinti dall’incomunicabilità da convivenza stretta?
Anch’io avrei avuto voglia di non dire nulla.
La finale del vangelo di oggi mi conferma nella convinzione che un intervento come questo - lo chiamiamo omelia, o predica… l’interpretazione di ciò che la parola di Gesù dice a questo popolo… sarebbe da affidare a voi, perché questo Vangelo finisce proprio dicendo che tornarono a dire l'uno all'altro: “Ho visto il Signore!”;  “Davvero il Signore è risorto!”; “Io l'ho visto, l'ho incontrato!”.
Dopo queste settimane la cosa più bella che (continua a leggere...)



Il testo dell'omelia (sbobinato).


Ecco cosa mi-ci manca: oltre a papa Francesco e pochi altri, non abbiamo davanti e "sopra" noi dei modelli credibili. Allora il testimone tocca a noi.
don Chisciotte Mc, 200523

«Non basta tornare a celebrare per pensare di aver risolto tutto. “Non è una parentesi”. Non dobbiamo tornare alla Chiesa di prima. O iniziamo a cambiare la Chiesa in questi mesi o resterà invariata per i prossimi 20 anni. Per favore ascoltiamo con attenzione ciò che ci sussurra questo tempo e ciò che meravigliosamente ci dice Papa Francesco. Vi ricordate cosa dicevamo fino a fine febbraio? In ogni incontro ci lamentavamo che la gente non viene più a Messa, i bambini del catechismo non vengono più a Messa, i giovani non vengono più a Messa. Vi ricordate? Ed ora pensiamo di risolvere tutto celebrando nuovamente la Messa con il popolo? Io credo all’importanza della Messa. Quando celebro mi “immergo”, ci metto il cuore, rinasco, mi rigenero. So che è “culmine e fonte” della vita del credente. E sogno dall’8 di marzo di poter avere la forza per tornare a presiedere un’Eucarestia. Ma in modo netto e chiaro vi dico che non voglio più una Chiesa che si limiti a dire cosa dovete fare, cosa dovete credere e cosa dovete celebrare, dimenticando la cura le relazioni all’interno e all’esterno. Abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza delle relazioni all’interno, tra catechisti, animatori, collaboratori e praticanti. Abbiamo bisogno di creare in parrocchia un luogo dove sia bello trovarsi, dove si possa dire: “Qui si respira un clima di comunità, che bello trovarci!”. E all’esterno, con quelli che non frequentano o compaiono qualche volta per “far dire una messa”, far celebrare un battesimo o un funerale. Sogno cristiani che amano i non praticanti, gli agnostici, gli atei, i credenti di altre confessioni e di altre religioni. Questo è il vero cristiano. Sogno cristiani che non si ritengono tali perché vanno a Messa tutte le domeniche (cosa ottima), ma cristiani che sanno nutrire la propria spiritualità con momenti di riflessione sulla Parola, con attimi di silenzio, momenti di stupore di fronte alla bellezza delle montagne o di un fiore, momenti di preghiera in famiglia, un caffè offerto con gentilezza. Non cristiani “devoti” (in modo individualistico, intimistico, astratto, ideologico), ma credenti che credono in Dio per nutrire la propria vita e per riuscire a credere alla vita nella buona e nella cattiva sorte. Non comunità chiuse, ripiegate su se stesse e sulla propria organizzazione, ma comunità aperte, umili, cariche di speranza; comunità che contagiano con propria passione e fiducia. Non una Chiesa che va in chiesa, ma una Chiesa che va a tutti. Carica di entusiasmo, passione, speranza, affetto. Credenti così riprenderanno voglia di andare in chiesa. Di andare a Messa, per nutrirsi. Altrimenti si continuerà a sprecare il cibo nutriente dell’Eucarestia»
vescovo Derio, di Pinerolo
(continua a leggere: https://www.diocesipinerolo.it/sogno-comunita-aperte-umili-cariche-di-speranza/?fbclid=IwAR2GDxu0bHJlPZtJbkc4VIKyjiNY2yWu6aXIaIs1IJGZXNLqRwVijuqgI8M

«Un saluto a tutto il santo popolo di Dio che si raduna nelle chiese della nostra Comunità Pastorale!
Siamo contenti di tornare a radunarci, convocati attorno a Gesù, nostro Signore, che è Parola e Pane spezzato.
Lo Spirito Santo è sempre stato con noi e ha nutrito la nostra vita di figli di Dio anche nelle scorse settimane.
Le nostre case sono state e restano luoghi di “vita con Gesù”, dove ognuno di noi, “tempio dello Spirito Santo”, ha vissuto la comunione con Dio Trinità amando i propri cari.
Ora possiamo ritrovarci a “fare eucarestia”, cioè (dall’originale in lingua greca) “ringraziare”.
Dobbiamo re-imparare il modo di pensare e vivere le celebrazioni: certamente a motivo della lotta al contagio, ma ancor più perché la partecipazione alla messa deve essere non genericamente “desiderata”, bensì partecipata, sostenuta, amata. [Se non fosse così, perché tornare a celebrare insieme? Per ripetere il rito stanco e depauperato con cui spesso facevamo i conti prima del 23 febbraio?! Per “assistere” alla messa, senza grande differenza (se non maggiore scomodità) rispetto alla visione in tv dalle nostre case?! Per ricevere il Corpo di Cristo con la convinzione di appropriarci di un talismano portafortuna o di un vaccino contro le peggiori malattie?! Per avere l’autorizzazione anche religiosa a sederci lontano dagli altri e a non salutarli nemmeno, con la scusa di non riconoscerli a motivo della mascherina?!].
Se il desiderio è ricevere e fare comunione attorno a Gesù con i fratelli e le sorelle, quella comunione che discende dalla donazione della vita di Dio a noi, allora sicuramente celebreremo con serenità e in sicurezza, seguendo alcuni piccoli accorgimenti comuni, frutto di numerose e approfondite considerazioni fatte con tante sagge persone della nostra Comunità Pastorale. [Certamente non tutte le scelte saranno le migliori in termini assoluti e sono ben accette le osservazioni e le proposte di miglioramento. Sarebbe opportuno farle arrivare in tono fraterno, rispettando il gran lavoro svolto insieme dal Consiglio Pastorale e da un nutrito gruppo di volontari].
« Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri», ci dice oggi Gesù nel Vangelo (Gv 13). Gli fa eco l’apostolo Paolo: «Al di sopra di tutto vi sia la carità» (Col 3). Ogni disposizione serve ad amare meglio, come ci ha comandato Gesù. Per cui, prima e dentro ad ogni azione, domandiamoci sempre: Stiamo vivendo e manifestando amore? Questo basterebbe a dare fondamento ai punti che seguono… e a migliorarli col nostro comportamento, ben oltre quello che è “lecito” o indicato. Ma “se non abbiamo la carità”, nulla giova (ricordiamo 1Cor 13), né per proteggerci dal contagio né per gioire dell’aver celebrato la messa. [A questo proposito, ci siamo visti circondati – anche dentro la comunità cristiana – di laici, preti e vescovi che pensano di essere “esperti di epidemiologia” e “esperti di medicina”, quindi credono di essere al di sopra delle disposizioni… facendo a volte delle pessime figure e mettendo in ridicolo la Chiesa tutta. Ricordo a questi fratelli e sorelle di fede che le regole sono quelle indicate dalle autorità, da noi tradotte nel modo che stiamo descrivendo].
“La carità è paziente” (1Cor 13,4). Questo non significa dover per forza aspettare lunghe ore, ma disponiamo il nostro animo ad accogliere la necessità di qualche tempo in più, le lentezze di qualche fratello, le imprecisioni di alcune indicazioni, la stanchezza di qualche prete o volontario».
(continua a leggere:
https://www.seitreseiuno.it/images/CPGGPII/Testi_utili/200519_indicazioni_ripresa_messa.pdf

«Decreto che nella Diocesi di Pinerolo si inizierà la celebrazione delle Messe con il popolo lunedì 25 maggio. (...) Amici, questo è il tempo delle relazioni; questo è il tempo in cui i cristiani, e noi ministri per primi, dobbiamo costruire relazioni per aiutare la fatica della gente. Vi chiedo con fermezza di prendere il telefono e occupare questi giorni a telefonare ripetutamente, semplicemente per dire: “Ti penso, ti ricordo nella preghiera, ti porto in cuore”. Un sacerdote non può presiedere l’Eucaristia se non cura le relazioni. Altrimenti l’Eucaristia diventa artificiosa e formale (tanto più con queste norme). Questa è una cosa seria. Se vengo a sapere che in qualche parrocchia non si farà nulla in questa direzione (cura delle relazioni e attenzione ai poveri), in tale parrocchia posticiperò ulteriormente l’inizio della celebrazione della Messa con il popolo».
vescovo Derio, 13 maggio 2020

Un *mini-ciclo* di quattro appuntamenti dedicati a presentare *la figura del fedele laico* nella Chiesa del Concilio Vaticano II, in vista del riconoscimento della *ministerialità laicale* nella Chiesa di oggi. Ecco il secondo intervento:

«Oggi, tutti, fratelli e sorelle, di qualsiasi confessione religiosa, preghiamo Dio. Forse ci sarà qualcuno che dirà: “Questo è relativismo religioso e non si può fare”. Ma come non si può fare, pregare il Padre di tutti? Ognuno prega come sa, come può, come ha ricevuto dalla propria cultura. Noi non stiamo pregando l’uno contro l’altro, questa tradizione religiosa contro questa, no! Siamo uniti tutti come esseri umani, come fratelli, pregando Dio, secondo la propria cultura, secondo la propria tradizione, secondo le proprie credenze, ma fratelli e pregando Dio, questo è l’importante!».
papa Francesco, 14.05.2020... un uomo che sa alzare gli occhi al cielo quando pensa che esistono ancora certe grettezze.


«Quello che voglio io sono i fatti! Se avessi voluto "parole ", mi sarei comperata un dizionario». Molti ricorderanno la pestifera ma geniale Mafalda, la ragazzina impertinente e sincera creata dal disegno di Quino, il noto autore argentino di strisce di fumetti. È una delle sue battute fulminanti quella che abbiamo sopra citato. Un po' tutti siamo maestri di parole. (...) Ciò che reclama Mafalda è ben altro, è quello che potremmo riassumere nella parola "coerenza" tra il dire e il fare. Famosa è la staffilata che Gesù infligge ai maestri ipocriti, religiosi o laici che siano: «Praticate e osservate quello che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno» (Matteo 23,3). Ecco appunto i "fatti", la testimonianza vera. Concludiamo convocando un'altra sapienza antica, quella di Confucio: «Sii molto cauto nel parlare, perché non abbia a vergognarti se le tue azioni non sono state poi all'altezza dei tuoi discorsi».
di Gianfranco Ravasi in "Il Sole 24 Ore " del 10 maggio 2020

(... ) «Questo tempo difficile ci ha fatto riscoprire anche cose importanti, sulle quali sarà necessario ritornare con una riflessione più attenta.C’è stata la scoperta di una ministerialità diffusa, la valorizzazione della famiglia come Chiesa domestica, in cui la vita di preghiera e l’ascolto della Parola di Dio hanno conosciuto una bella fioritura, la ricchezza spirituale della preghiera e della meditazione di ciascuno, in specie degli anziani. La Chiesa, nel suo insieme, non ha mai smesso in questi giorni di annunciare la buona notizia di Cristo Crocifisso e Risorto, facendo arrivare in tanti modi la sua voce. Tutto questo non deve andare perduto, e dovrà aiutarci a ripensare per i prossimi mesi la vita ecclesiale. È fondamentale vedere in questa nuova fase della vita comunitaria, pur nel permanere dell’emergenza sanitaria, un’occasione di vero rinnovamento di tutta la vita cristiana. Nella continuità di un cammino che mai si è interrotto – lo vogliamo sottolineare – intendiamo cogliere in questo momento l’invito del Signore a compiere un passo ulteriore nella fedeltà al Vangelo, trovando modi nuovi di vivere come comunità, segnati da un desiderio di conversione autentica, da uno slancio di ritorno al Signore, con una fede arricchita anche dal sacrificio» (continua).
https://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Lettera-dei-vescovi-toscani-E-una-grande-gioia-tornare-a-vivere-con-il-popolo-le-celebrazioni-liturgiche?fbclid=IwAR3Tb9K_HNXpmd_0Wgpv7Z45HhOmdXVZVrtUlGSh2XmBAaGSMuhpybB4SRk

"In alcune interviste che hai rilasciato dall’ospedale hai parlato di un modo nuovo di essere chiesa. Per una piccola diocesi come Pinerolo questo che cosa potrebbe significare? Solo un cambio di atteggiamento o anche un cambio strutturale? 
Premetto che io alla messa ci tengo tantissimo, è “culmen et fons”. È dal 19 marzo non celebro e mi manca. La messa per me è gioia e rigenerazione. Detto questo osservo che per molti il sogno è tornare alla chiesa di prima. È un atteggiamento che rispetto, ma questa epidemia è talmente enorme che non può essere considerata come una parentesi. Non si può tornare come prima.
Io credo ai segni dei tempi. Ovviamente questa malattia non è stata mandata da Dio, ma anche in questa pandemia Dio parla e dobbiamo capire che cosa ci dice.
Ho visto, ad esempio, preti che mandano pensieri di riflessione ai fedeli, molti hanno trasmesso la messa in streaming, seguita in famiglia anche da gente che in chiesa non ci andava più. La gente ha ripreso a pregare in famiglia. L’avevo già visto all’inizio della quaresima con l’appuntamento in streaming “Prepariamo cena con il vescovo” seguito da moltissime persone. L’anno prossimo, anche se non ci saranno restrizioni, lo rifarò: che bello che la gente faccia un momento di preghiera prima di cena.
E poi in tanti, ogni giorno, seguono la messa del papa. Sono piccoli segni, dobbiamo lavorarci su, accentuando la dimensione famigliare e domestica.
La messa della domenica da sola rischia di diventare una parentesi nella settimana. Una comunità che prima della pandemia aveva solo la messa è finita. Nelle comunità deve crescere la dimensione famigliare, ritornare a fare Lectio divina e meditare sulla Parola di Dio.
Basta formalismi! Ci ricordiamo che ci lamentavamo che la gente non veniva più a messa? Quella è la chiesa vecchia. Io combatterò quella chiesa lì che non è la chiesa dell’Evangelii gaudium. Voglio dare una contributo perché la chiesa diventi quella sognata da Papa Francesco". (continua...)


Tutto tornerà come prima (accidenti!) - 1

Tardo pomeriggio di un soleggiato sabato primaverile. Il lock down è stato allentato da qualche giorno. L'aria profuma di fecondità. Il take away dei bar attira tanto: bicchierino di caffè e coppetta di gelato. Le gambe vogliono andare.
La chiesa è aperta. Braccia slanciate proprio verso quel viale animato. All'interno l'esposizione eucaristica. La gente passa, va ovunque... tranne che in chiesa. Forse nemmeno coloro che invocano la ripresa delle messe (domenicali... ma oggi è sabato!) passano a fare silenzio, a ritrovare il luogo dedicato all'incontro della comunità col suo Signore.
Sguardi impauriti ad attraversare la strada sulle strisce, per il rischio di essere travolti o insultati; mascherine che nascondono le emozioni; scatti veloci per scansarsi e non sfiorarsi... né fuori né dentro.
Esattamente come prima della pandemia.
L'apostolo dal nome pregiudicato, nel vangelo (anche lui quello della domenica) tiene conto della nostra domanda: «Disse Giuda, non l’Iscariota, a Gesù: "Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?". Gli rispose Gesù: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui"» (Gv 14,21-24).
La fede non è questione di luogo (in questi mesi le chiese sono rimaste aperte, per chi - con le dovute precauzioni - avesse voluto passare a vivere lo spazio del "convenire" attorno alla Eucarestia), ma di amore. L'amore ascolta la voce e gioisce di ogni possibile via di relazione e di ogni attimo, senza contrapporre l'un modo all'altro.
Saranno il Padre e il Figlio a venire a coabitare, nello Spirito Santo.
Anche "dopo" sarà come "prima": la differenza la fa chi ama.
don Chisciotte Mc, 200509

Una Comunità Pastorale di Varese ha chiesto un *mini-ciclo* di quattro appuntamenti dedicati a presentare *la figura del fedele laico* nella Chiesa del Concilio Vaticano II, in vista del riconoscimento della *ministerialità laicale* nella Chiesa di oggi. Ecco il primo degli interventi che ho preparato:

... «Certamente avvertiamo il rischio – reale – che queste «necessarie misure da ottemperare con cura» penalizzino il senso dell’Eucaristia e del suo frutto, la sua bellezza sommamente desiderabile di comunione grata con il Signore Gesù e di comunione ecclesiale, nella libertà gioiosa dei figli di Dio. Insieme, il sensus fidei del popolo di Dio ci invita a non pretendere l’incanto di condizioni ideali per celebrare quella grazia che – lo sappiamo – mai è schizzinosa nei confronti della storia e dei suoi contrattempi, delle sue leggi e delle sue tribolazioni.
Osiamo dunque qualche passo, con pazienza. Che vuol dire con la passione dell’amore del Signore, patendo i tempi con il loro carico di disagi e di restrizioni, pazientando nell’attesa di condizioni che gradualmente consentano di celebrare ancor più degnamente l’Eucaristia... »...
don Mario Antonelli, 8.5.2020
https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/18-maggio-messa-con-il-popolo-la-pazienza-della-ripresa-319218.html
... «La nostalgia del trovarci insieme a celebrare la cena del Signore, che tanti tra noi hanno avvertito in queste settimane, può aprirci a riscoprire il dono del Pane e della Comunità che ci fanno essere Chiesa che risponde alla chiamata del Signore. È stata bruscamente interrotta un’abitudine, può rinascere una motivazione più convinta sostenuta da un desiderio grande. «Andiamo a Messa», come siamo soliti dire, non per rispondere distrattamente a una consuetudine, ma perché avvertiamo forte e sincero il desiderio di incontrare il Signore, di celebrare il Suo Amore insieme ai fratelli che sono parte viva della nostra umanità.
C’è un passaggio nella Sacrosanctum Concilium, la Costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia, che merita di essere riletto e attuato con una disposizione del cuore nuova: «I fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma (…) partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» (48). I tre avverbi (consapevolmente, piamente, attivamente) meritano la nostra attenzione e possono fare di questo ritorno una rinascita delle nostre comunità che sono generate dall’Eucaristia e trovano nell’Eucaristia il Pane del cammino»...
don Fausto Gilardi, 8.5.2020
https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/riprendiamo-ad-andare-a-messa-nulla-e-come-prima-319214.html?fbclid=IwAR37NmixEgpo07PgCIJqnnpTpfe_sw3ofBeKG6hgOaoWc_wl4oLYWaFWsI4


«Il coraggio dopo le Messe. Quando torneremo a celebrare la Messa, avremo il coraggio di guardarci in faccia, forse anche contarci, fare un rapido censimento dei capelli bianchi e capire che la pastorale, anche quella sacramentale, deve entrare nel XXI secolo, in un mondo diverso da 30 anni fa?».
Sergio Di Benedetto, Vino nuovo, 200507

Delle due, l’una
«Ci lamentiamo di non poter ricevere l'eucaristia, addirittura che così rischia di spegnersi la vita spirituale. Ma non è proprio quello che abbiamo chiesto a migliaia di coppie separate risposate, sostenendo che potevano essere cristiane lo stesso?».
di Roberto Beretta, Vino nuovo, 5.5.2020

Questa è la posizione del vicario episcopale per l'educazione e la celebrazione della fede, don Mario Antonelli. E' la posizione che io (in tutte le mie dimensioni di uomo, credente, prete, parroco e teologo) condivido, assumo e indico per gli amici, per gli studenti e per la Comunità Pastorale. E' tardiva rispetto ad altri interventi saggi che abbiamo letto in altre diocesi; si vede che non è condivisa da altre autorità diocesane... ma io la terrò come faro che orienta, perché è fedele al Concilio e alla linea di papa Francesco, e quindi in obbedienza al Vangelo e in ascolto costante dello Spirito che soffia oggi, in questo contesto che amiamo e serviamo.
https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/il-vero-desiderio-delleucaristia-scatena-limmaginazione-318132.html

don Chisciotte Mc, 200504

«Dissero a Gesù: "Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano". Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli!"» (Mc 3,32-34).


Avevano gridato: "Fateci celebrare la messa!"; "E' il nostro bene più grande!"; "Non vediamo l'ora! Siamo pronti!"; "Se sono aperti i supermercati...!".
A loro avevano risposto: "Cominciamo gradualmente, per rare occasioni e pochi fedeli", ovvero funerali e 15 partecipanti.
Dopo poche ore sono tornati a dire che non avevano nemmeno i termometri.
Me l'immagino la faccia e la considerazione...
Nell'arco di una settimana, sono riusciti a:
- mostrare di non aver capito la situazione;
- rivelare di essere impreparati, molto meno di supermercati, ristoratori, parrucchieri, stabilimenti balneari, ecc.
- doversi chinare a chiedere delle deroghe (l'ennesimo: "Chiuda un occhio, per favore"), di fronte all'autorità civile;
- confermare a opinione pubblica e fedeli che se vengono da noi sono meno protetti che da altre parti e quindi rischiano di più;
- esporsi al possibile ricorso di altre categorie che diranno: "Ma se questa deroga vale per loro, perché per noi no?!".
Ci vuole proprio un'arte per riuscire a fare una figura di questo tipo!
http://curia.diocesi.milano.it/nlSidiopen/nlSidiopen/2020_05_02_21_47_03_43_2020_05_02_Aggiornamento%20sulle%20esequie,%202%20maggio%202020.pdf
don Chisciotte Mc, 200503

«Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso» (Gv 10).




Ieri ho fatto girare una lettera-sfogo di don Paolo Steffano. Non posso dirmi contento che sia stata "apprezzata" e che abbia trovato sostenitori. Facebook concede sei tipi di reazione e tutti sono ambigui.
Non mi va bene mettere "Mi piace", perché non può piacere se un prete è sotto pressione; non può piacere se è "costretto" ad esprimersi con toni forti; non può piacere se tra fratelli di fede e compagni di ministero si debbono fare commenti aspri.
Si dovrebbe mettere "Sigh", con le lacrime. Ma non ad indicare che si piange per "un povero prete che si permette di dire queste cose", bensì bisognerebbe piangere perché la situazione è proprio quella descritta. E piangere perché certe cose le abbiamo fatte presenti tante volte e non siamo stati ascoltati (se non per indisponente formalità), noi che per ministero dovremmo essere i primi consiglieri del vescovo. Si dovrebbe mettere "Sigh" perché quando un confratello presbitero sclera, si esaurisce, lascia il ministero o si suicida... la reazione dall'alto è sempre: "Sono questioni personali e non sarebbe giusto entrare nell'intimo"... e così si zittiscono coloro che cercano di aiutare sul serio o capire come fare affinché questi eventi funesti non si ripetano.
Si potrebbe mettere "Grrr" perché si confondono le cause con gli effetti: un uomo, un credente, un prete che lavorano tutto il giorno e si debbono fermare per gridare un istante il loro disaccordo sono stati spinti a farlo e non sono loro la causa del malessere. "Grrr" perché chi è chiamato in causa non si sofferma a discernere e fa di ogni erba un fascio, mettendo tutti questi segnali nella categoria "sfoghi, disubbidienze, lamentele, stress, leoni da tastiera & C.". "Grrr" perché troppi, troppi, troppi interventi che hanno l'etichetta della ufficialità ecclesiastica sembrano scritti in un altro tempo, per un altro tempo, disincarnati, freddi, asettici... e scritti male. "Grrr" perché nessuno dei titolati dice: "Scusa, ho sbagliato", perché tanto hanno le spalle coperte, sono intoccabili, presumono pure di avere il manto della protezione divina. E nessuno ci dirà mai se qualcuno è andato a riprendere e correggere il vescovo X (se non capite il nome, ve lo scrivo!) per quello che ha detto in video, e nemmeno lo scribacchino Y che ha steso in tutta fretta un testo pietoso. Come ho invocato e invoco che facciano con me: mi mostrino il mio errore e non dicano semplicemente: "Sei troppo avanti! Corri troppo". Con una Chiesa gerarchica indietro di 200 anni, il semplice fatto di esistere nell'oggi può sembrare che vuoi correre avanti! Nel piccolo della mia esperienza, tante cose le ho viste avviate e realizzate in modo sapiente e creativo qualche decennio fa, qui e non in un'altra parte del pianeta! E le ho viste anche lasciate cadere per incapacità e negligenza.
Si potrebbe scegliere di commentare con la emoticon del "Wow". "Wow" perché i fedeli (donne e uomini; di qualsiasi ceto, estrazione, cultura; teologi, ministri ordinati, religiosi; lavoratori e professionisti di ogni tipo; disoccupati... e tutti gli altri!) ancora credono e amano, nonostante le lacune formative in cui sono stati lasciati; nonostante la ignoranza disarmante di tanti che dovrebbe conoscere il Vangelo, la Tradizione, la Teologia, la Liturgia; nonostante le avversità della vita; nonostante le confusioni imbarazzanti di chi dovrebbe fungere da guida. "Wow" perché - pur pochi che siamo - abbiamo radicato nel cuore che la santità è di tutto il popolo di Dio e l'autorevolezza del munus di sacerdoti-re-profeti è di ciascun battezzato, anche se non lo fanno mai vedere o parlare nei video, nei comunicati ufficiali e viene interpellato raramente. "Wow" perché lo Spirito - è una promessa! - soffia dove vuole e non sai da dove viene e dove va. E non lo si imprigiona negli uffici o nelle chiese.
Che emoticon darei a uno scritto come questo mio? Non bastano le emoticon di FB. So già che mi diranno ancora che sono arrabbiato con le autorità... potrò forse smentirlo? Potrò rettificare la valutazione della mia reazione, precisando che sono indignato? L'indignazione è un peccato? Sbaglierà forse chi mi condirà via dicendo che sono un idealista? Continueranno ad essere ciechi e sordi verso i cuori feriti... e faranno i meravigliati di fronte ad alcune scelte, conseguenze delle loro.
don Chisciotte Mc, 200430

«Carissimi Vescovi italiani quanta tristezza! E non solo.
Non posso tacere il mio disappunto che penso condiviso con tanti, per la vostra lettera. Vivo nella speranza che molti di voi (?) l'abbiamo firmata senza condividerne il contenuto, ma - se fosse vero - ho il desiderio che alzino la loro voce.
Ho visto in queste settimane vescovi vicini al loro popolo, coinvolti e commossi in modo incredibile.
Il web si sta scatenando. Quanto dissenso e sconcerto si sta creando. E quante divisioni.
C'è una parte che finalmente rialza la testa e grida: “FINALMENTE!”.
I nostalgici dello stato della Chiesa? I tristi del voler contare in questo mondo? I capricciosi di un’autonomia rivendicata?
Avete scritto che con sofferenza e senso di responsabilità avete accettato le limitazioni governative e fate appello all'esercizio della libertà di culto... Ma siete italiani contemporanei o bibliotecari di un museo? Ma sapete che periodo stiamo vivendo nei nostri quartieri?
E poi andate a chiedere ai vescovi che vivono in un contesto vero il limite della propria libertà religiosa... Non scherziamo!
Per fortuna c'è un'altra parte. Quella che vive la propria fede dentro la storia del proprio popolo, che nutre la sua fede e i segni della grazia dentro l'incontro con il povero e la preghiera forte e convinta e non in una vita sacramentale staccata dalla vicinanza con chi è povero.
Non è l'ira che mi muove, ma lo sdegno e la vergogna e guai a chi suscita scandalo!
Rimando a molti interventi saggi e sapienti che in queste ore stanno facendo riflettere e invito tanti altre a fare la propria parte. Ognuno ha il suo modo di scrivere. Il mio è sempre troppo pungente e sarcastico. Ma tant'è. il Signore ci ama così come siamo.
Invito anche vescovi illuminati a dire la loro e a non rintanarsi nel mucchio. Ho la speranza che ce ne siano!
Di fronte a migliaia di morti, uomini e donne, tra cui più di 100 preti (e nessun vescovo!) di fronte allo spendersi di migliaia di volontari, categorie a rischio... parrocchie in prima linea...
Non è accettabile che il coro dei vescovi italiani possa scrivere di esigere che possa riprendere l'azione pastorale. Ma a che gioco giochiamo? Chi ha sospeso l'azione pastorale? Voi? Non certo le comunità cristiane di base.
Siete sempre così attenti ai cavilli quando scrivete...
Qualcuno scriva che avete sbagliato... almeno il secolo!
Deve riprendere l'azione pastorale?
Sono mesi che celebriamo la vita nei garage adibiti a distribuzione alimentare.
Deve riprendere l'azione pastorale?
In quaresima e in

Drammaticamente vero:

credendo di conquistare il corpo mistico di Cristo

           (l’Eucarestia, comunione sacramentale)

rischiamo di perdere il corpo reale di Cristo

           (la Chiesa, comunione fraterna).

don Chisciotte Mc, 200428

Proposta per i preti della diocesi di Milano: devolviamo almeno una o due mensilità di quanto riceviamo dal Sostentamento del Clero, e contribuiamo alle spese delle nostre parrocchie o alle nostre opere di carità. Sono sicuro che tanti ministri ordinati già lo fanno, ma credo sia necessaria una proposta pubblica. Sento la mancanza di informazioni a riguardo (magari qualcuno pensa che noi navighiamo nell'oro... non è vero, ma certamente abbiamo uno stipendio mensile sicuro), ma soprattutto sento la necessità di un gesto corale e visibile (senza nulla togliere alla modestia della carità personale).
don Chisciotte Mc, 200427

Ho scritto ieri pomeriggio (pomeriggio) questo pensiero:
1. Anzitutto una doverosa precisazione: nella riunione di mercoledì 22 i consiglieri del cp non sono riusciti a discutere con puntualità i punti della bozza di lavoro predisposta da don Marco. Per questo motivo, nel messaggio mandato ieri su questo canale non si è detto che sia stato discusso e approvato dal cp.
2. Che la diocesi avesse avviato questa consultazione lo sapevamo da lunedì 20, ma sul sito diocesano non era (e non è) indicata la data di conclusione di questa consultazione. Mi sembra saggio pensare (e gli sviluppi delle ultime ore lo confermano) che prima si fa, meglio è.
3. La pubblicazione di questi suggerimenti (la diocesi e la CEI valuteranno cosa si farà realmente) ha anche lo scopo di far aprire gli occhi a tutti coloro che - con una superficialità disarmante - pensano che basti riaccendere l'interruttore delle celebrazioni e tutto riprenderà; sia noto a tutti che i 34 punti non sono un esercizio di retorica, bensì l'incompleto elenco delle condizioni minime per riprendere le celebrazioni.
4. Chi deve prendere delle decisioni a livello diocesano, decanale, parrocchiale o di comunità pastorale dovrebbe cominciare a dire ADESSO cosa dobbiamo procurare, acquistare, prenotare, predisporre... nella mente, nel cuore, nelle cose, nelle strutture. Più aspettiamo più non saremo pronti... e a quel punto non sarà giusto prendersela con chi IN QUESTO MOMENTO (anzi, da qualche tempo, ormai) ci sta pensando.
5. Penso sia lecito porsi la domanda se valga la pena costruire tutto un castello di vincoli per accedere a UN BENE grande, che - a ben vedere - non ci è stato negato in queste settimane. E qui si apre un capitolo di riflessioni (e di polemiche) che non ha confini (anche perché la ignoranza è ancora più sconfinata). Il bene della Presenza di Dio Trinità non ci è stato tolto e non dipende dai sacramenti. 2. Il bene dell'amore fraterno non ci è stato tolto (semmai è stato messo in discussione della eccessiva vicinanza nelle case). E fin qui abbiamo parlato dei due beni fondamentali. 3. Il tempo in cui non abbiamo celebrato in chiesa il memoriale della Pasqua di Gesù è simile al tempo medio che passa tra una messa e l'altra per la maggior parte delle comunità cattoliche sparse nel mondo... Non mi sembra il caso di drammatizzare. E non dimentichiamo che l'85% circa dei cattolici battezzati in Italia va in chiesa (non oso dire: partecipa alla messa) a Natale, poi dopo 4 mesi a Pasqua, poi dopo un mese se ha un parente che riceve i sacramenti e poi... se vuole partecipare alle esequie. 4. Capisco bene anche io la differenza tra incontrare le persone "di persona" o attraverso un mezzo tecnologico. Però non mi nascondo dietro un dito: quando ci si poteva vedere ogni settimana o ogni giorno, non è che proprio fossimo nella patria dell'amore reciproco! 5. Sarà proprio quello che ci serve vederci con la mascherina e in fila indiana? "Meglio quello che niente", mi si dirà... Ecco, questa frase la sento realista e meno ideologica di altre più altisonanti. Ma anche questa vive di un fraintendimento: non è vero che noi ora "non abbiamo niente". Abbiamo tanto e io non voglio perderlo!
don Chisciotte Mc 200426

Seguendo la proposta diocesana di far pervenire dei suggerimenti per la ripresa delle celebrazioni eucaristiche nelle chiese (in concomitanza con la cosiddetta "fase 2"), il consiglio pastorale (22.04.2020) ha preso in considerazione una raccolta di attenzioni, che è stata poi inviata alla diocesi.
Qui si può trovare il testo.



(...) «Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia. Speriamo, auguriamoci, auspichiamo: sono tutti verbi della passività. Stiamo fermi e il futuro provvederà: non è così.
Quindi cosa dobbiamo fare? Non c’è niente da fare, c’è da subire. Accettiamo che siamo precari: ce lo siamo dimenticati? Rendiamoci conto che non abbiamo più le parole per nominare la morte perché l’abbiamo dimenticata. Ammettiamo che quando un nostro caro sta male lo affidiamo all’esterno, a una struttura tecnica che si chiama ospedale, e da lì non abbiamo più alcun contatto. Una volta i padri vedevano morire i figli quanto i figli vedevano morire i padri. C’erano le guerre, le carestie, le pestilenze. Esisteva, concreta, una relazione con la fine. Oggi l’abbiamo persa. Quando qualcuno sta male, mancano le parole per confortarlo. Diciamo: vedrai che ce la farai. Che sciocchezza. Che bugia. Perché abbiamo perso il contatto con il dolore, con il negativo della vita. E quindi come facciamo ad avere delle strategie quando il negativo diventa esplosivo? (...)
È un momento di sospensione, specie dalla frenesia quotidiana. Mi dicono: per molti è un valore positivo, per altri un monito del fato. Io penso che la sospensione ci trovi soprattutto impreparati: ci lamentiamo tutti i giorni di dover uscire per andare a lavorare, ma se dobbiamo fermarci non sappiamo più cosa fare. Non sappiamo più chi siamo. Avevamo affidato la nostra identità al ruolo lavorativo. La sospensione dalla funzionalità ci costringe con noi stessi: degli sconosciuti, se non abbiamo mai fatto una riflessione sulla vita, sul senso di cosa andiamo cercando. Siccome non lo facciamo, poi ci troviamo nel vuoto, nello spaesamento. E allora chiediamoci: il paesaggio era il lavoro? L’identità era la funzione? Fuori da quello scenario non sappiamo più chi siamo? Questo è un altro problema. Non basta distrarsi nella vita, bisogna anche interiorizzare e guardare se stessi. Finora siamo scappati lontano, come se noi fossimo il nostro peggior nemico. I nostri week end non erano l’occasione per volgere lo sguardo a noi, ai nostri figli. Erano fughe in autostrada. Perché conosciamo due modalità dell’esistenza: lavorare e distrarci. Fuori dal quel cerchio, è il nulla. (...)».
Umberto Galimberti, 16 aprile 2020
https://www.gqitalia.it/news/article/umberto-galimberti-filosofo-coronavirs?fbclid=IwAR0JMOkCRen2Ws0h1Q4lnNU9bJa0QUgp1kvhI4dMJWV77eWVILoNSe_kxcg

Sembrano parole senza speranza e non discuto la forza di volontà dell'autore. Penso però che ci presentino un realismo di tutto rispetto, che combatte contro la banalità del buonismo, l'inutilità delle demagogie e le vuote parole di certe forme di devozione.

«Il salmo che Gesù proclama (sulla croce) è una parola di fiducia totale. Gesù “rende” se stesso a Dio, compie un atto di abbandono pieno al Padre.
Quella che sta vivendo non è soltanto una situazione drammatica: è la situazione limite della morte. E' una morte in totale, perfetta, amarissima solitudine. Il Vangelo ha cura di farci notare che nessuno intorno l’ha capito e il racconto che introduce a questa ultima parola di Gesù sottolinea fortemente che viene abbandonato da tutti. Le persone che avrebbero potuto capirlo, che avevano motivi per essergli almeno vicino, non lo sono. Il popolo sta a vedere, i capi lo scherniscono, i soldati lo beffeggiano, persino uno dei malfattori appesi alla croce lo insulta. E' drammatico vedere come queste persone (i capi, i soldati, i malfattori) rappresentano categorie che la pensano in maniera diversissima gli uni dagli altri, categorie nemiche tra loro, eppure nessuna di esse è con Gesù.
Tutto sembra dirgli che è una morte assurda, che non serve a niente, è un gesto sbagliato e per questo nessuno lo sostiene. La solitudine che sperimenta non è soltanto quella di non essere capito, ma è la solitudine di essere deriso, schernito in ciò che gli sta più a cuore: la salvezza. Il ritornello di chi gli sta vicino e lo insulta è sempre uguale: “Salva te stesso”, “salvi se stesso”. (...)
E' questa parola di salvezza che viene messa in questione proprio nel momento culminante, quando Gesù sta per morire. La gente gli dice: “Se veramente sei capace a salvare, comincia a salvare te stesso. Come puoi dare salvezza, se non sai dare salvezza a te stesso?”.
L’argomento sembra evidente e irrefragabile: se Gesù non sa salvarsi non sarà neanche credibile. Gesù è solo ed è attaccato proprio nel cuore della sua missione: portare salvezza. Gli viene chiesto di usare del potere che dice di avere, di usarlo a suo favore. Se lo userà per scendere dalla croce crederanno che è il Messia.
Ma Gesù non usa di questo potere. Se lo usasse, infatti, si farebbe garante di un Dio pagano, di un Dio detentore di potere e distributore di potere per accrescere il potere di ciascuno, di un Dio che si serve del potere a proprio vantaggio e lo distribuisce perché ciascuno se ne serva a proprio vantaggio. Se scenderà dalla croce gli crederanno, ma crederanno a un Dio che fa comodo, ad un’immagine sbagliata di Dio.
Gesù sceglie di non scendere dalla croce. E' vero che in questo modo morirà solo e abbandonato, avrà però testimoniato il Dio che dà la vita, il Dio a servizio dell’uomo. Avrà testimoniato il Dio che è Amore.
Ed ecco, in questo sfondo, il significato dell’ultima parola di Gesù. Si è trovato di fronte alla contestazione massima, definitiva, quella che riguarda la sua missione alla quale vuole essere fedele fino in fondo. In questa solitudine che esteriormente appare fallimento totale, Gesù reagisce esclamando: “Nelle tue mani, Padre, affido la mia vita”. Così testimonia il Dio del Vangelo, il Dio della fede, il Dio a cui ci si affida a occhi chiusi, il Dio nel quale siamo invitati noi stessi a deporre la nostra vita, il nostro passato, il nostro presente e il nostro avvenire».
Carlo Maria Martini, Preghiera con l'evangelista Luca, quinta parte

"L'empatia. Sentire il dolore dell'altro come nostro. La cosa più difficile da imparare, quella di maggior valore che ci sia concesso di sentire" (A.H. Vachss).

«Ha condiviso in tutto eccetto il peccato, la nostra condizione umana (Cf. Eb 2,17), fino alla quotidianità più dimessa. Ha provato fame e sete, lavoro, stanchezza e sonno; ha conosciuto gioia e pianto, compassione e paura, amicizia e sdegno, sorpresa e meraviglia, tristezza e solitudine, tentazione spirituale e tortura fisica. È cresciuto «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52); ha imparato l’obbedienza attraverso quello che ha sofferto (Cf. Eb 5,8). Con la morte e la risurrezione ha portato a compimento la sua crescita di uomo» (CEI, Catechismo degli adulti (1995), n. 299).
 
Non la trovo proprio, questa empatia, in tanti ecclesiastici.
don Chisciotte Mc, 200421

«Io non prego perché Dio intervenga.
Chiedo la forza di capire, di accettare, di sperare. Io prego perché Dio mi dia la forza di sopportare il dolore e di far fronte anche alla morte con la stessa forza di Cristo.
Io non prego perché cambi Dio, io prego per caricarmi di Dio e possibilmente cambiare io stesso, cioè noi, tutti insieme, le cose.
Infatti se, diversamente, Dio dovesse intervenire, perché dovrebbe intervenire solo per me, guarire solo me, e non guarire il bambino handicappato, il fratello che magari è in uno stato di sofferenza e di disperazione peggiore del mio? Perché Dio dovrebbe fare queste preferenze?
Perché dire: Dio mi ha voluto bene, il cancro non ha colpito me ma il mio vicino! E allora: era un Dio che non voleva bene al mio vicino? E se Dio intervenisse per tutti e sempre, non sarebbe un por fine al libero gioco delle forze e dell'ordine della creazione?
Per questo per me Dio non è mai colpevole. Egli non può e non deve intervenire. Diversamente, se potendo non intervenisse, sarebbe un Dio che si diverte davanti a troppe sofferenze incredibili e inammissibili.
Ecco perché, come dicevo prima, il dramma della malattia, della sofferenza e della morte è anche il dramma di Dio».
di padre David Maria Turoldo

«Da più parti si comincia a pensare al “dopo”. È presto, ma è anche il modo di non rassegnarsi al presente, di guardare avanti, senza correre, “restando a casa” ma non semplicemente da prigionieri. (...) Provo a farlo dal punto di vista di una parrocchia, e delle sue pratiche pastorali che, in questa “sospensione”, sono state messe in discussione, chiedono e possono essere ripensate.
Dopo, che cosa succederà? Torneremo semplicemente a fare le cose di sempre, le liturgie di sempre, il catechismo ecc.? Già prima avevamo la percezione che si dovessero ripensare le pratiche pastorali in nome di un cambiamento d’epoca che stiamo vivendo e nella direzione di una Chiesa “in uscita” come piace dire a Francesco. Ma temo che l’inerzia sarà forte se non sorretta da un pensiero che non faccia passare inutilmente il tempo che stiamo vivendo.
Ho provato allora a fare un semplice esercizio: penso a che cosa è successo a...» (continua a leggere:
http://www.settimananews.it/pastorale/perche-non-sia-come-prima/?fbclid=IwAR2sP5baJ22YQUewb2QXHnCLbqGJElJS3VlDgC533wVi0XwnNq-DHhAN5Yc

Ho visionato i video dell'Ufficio Comunicazioni Sociali diocesano a proposito delle messe streaming (https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/messe-in-streaming-istruzioni-per-luso-316946.html).
1. Grazie di averli fatti.
2. Sono chiari e tecnicamente ben fatti.
3. Adesso che stiamo pensando a come tornare a celebrare sono un po' fuori tempo massimo (a due mesi dal 23 febbraio).
4. Per dire quelle cose serve proprio un prete? Alla faccia della ministerialità laicale.
5. Ma quale competenza tecnica dovrebbe avere il prete che dovrebbe usare tutte quegli accorgimenti?! Mi si dirà (ma il video non lo dice chiaramente!) che non dovrebbe essere da solo... grazie!
6. Ma quale attrezzatura dovrebbero avere le parrocchie, secondo queste indicazioni?!
Me le sono poste solo io queste domande?
don Chisciotte Mc, 200420


Vivo nella parte più ricca del pianeta.
Vivo in una delle zone più ricche dell'Europa e dell'Italia.
Vivo in una delle zone più serene della diocesi.
Come faccio a tenere lontana la sindrome del sopravvissuto?
don Chisciotte Mc, 200409

«Il cattolicesimo convenzionale è l’alienazione religiosa: dove si prega, ma non si opera la carità, dove s’invoca Dio e non si obbedisce al suo comandamento dell’amore, dove si chiede misericordia e non si perdona. Un ‘cattolicesimo svuotato di cristianesimo’ è l’eresia ultima, perché non fa funzionare la salvezza cristiana nella carne degli esseri umani».
Lo scrive mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, nel suo editoriale per il quindicinale della diocesi “La Vita diocesana”, incentrato sulla “Placuit Deo”, lettera della congregazione per la Dottrina della fede, che spiega ai vescovi le “odierne cattive interpretazioni della salvezza cristiana” (...) che “producono l’eresia ultima: il cattolicesimo convenzionale”. (...) «L’eresia ultima, qui intesa come mistificazione o riduzione della salvezza cristiana, si vive, infatti, nel cattolicesimo convenzionale, nel mascheramento complessivo che pur mantiene inalterato il linguaggio cattolico: segni rituali, dottrine, manifestazioni, organizzazioni, preghiere – conclude il vescovo –. Tutto è cattolico, ma non più cristiano, cioè, senza la carne di Cristo, l’umanità di Gesù».
mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto - 13.03.2018
https://www.agensir.it/quotidiano/2018/3/13/placuit-deo-mons-stagliano-noto-il-cattolicesimo-convenzionale-e-alienazione-religiosa-eresia-ultima/?fbclid=IwAR3PgFJx7SMNS4Cx0PVVYoX6sQm0wKulRIaL5EVPQc-yXos2XeYvOtr0lJ4


Come quando andarono alla ricerca dell'anima facendo la dissezione di un cadavere... e non la trovarono, giustificando così uno sguardo ridicolizzante circa la sua esistenza... 
così potremmo ridomandarci: "Dove andiamo a cercare ciò che stiamo cercando?". E, ancor prima: "Cosa cerchiamo ora, in questi giorni?".
Dissezionata fin nel midollo la religiosità dei territori italiani (tolte le più di 8000 processioni dei giorni di Pasqua; constatata la inefficacia - almeno quella visibile e auspicata - delle richieste pressanti ai patroni e alle immagini considerate "potenti" nel liberare dal male...), cosa abbiamo trovato?
E' stata mandata a gambe all'aria la frase: "Si è sempre fatto così!"; perfino i riti "ufficiali", secolari della Settimana Santa... quest'anno non si sono fatti come si era abituati a farli (nonostante alcuni miopi "addetti al culto" abbiano indossate le mascherine sugli occhi e abbiano fatto come se nulla fosse cambiato... pensando magari che Dio non si sarebbe accorto e non si sarebbe sdegnato di qualche - blasfemo ai loro occhi - cambiamento!).
E cosa è successo a non "farli" come si è sempre fatto? Forse che la memoria dell'evento pasquale di Gesù ha avuto meno profondità? Forse che il santo popolo di Dio ha smarrito la fede? Forse che il sole si è eclissato definitivamente e la luna è scomparsa?
Mi fa soffrire e mi urta sentire quel modo di esprimersi di tanti "uomini di chiesa" che fa capire che valutano le forme di preghiera in casa come transeunti, di passaggio, un espediente, un giochino... ai loro occhi tutte cose di poco conto, tutte sbiadite di fronte all'unico gesto importante, l'Eucarestia.
Stiamo perdendo una chance: riconoscere dignità a quanto solitamente chiediamo ed auspichiamo, cioé leggere il Vangelo, vivere la vita quotidiana come cristiani, pregare fuori dalla chiesa, valorizzare i trent'anni della vita di Gesù a Nazareth...
L'anno prossimo torneremo a celebrare tutto come prima della pandemia? Con la famosa arte del copia-incolla, giustificata dall'archeologia liturgica e da una teologia a-storica e anti-storia?
Io spero proprio di no e invoco lo Spirito del Consiglio e della Sapienza, chiedendo di essere docili alla sua azione su noi e con noi.
don Chisciotte Mc 200410


Participio passato: "E' risorto!". Dice la realtà di un evento, accaduto... con un retrogusto di "finito", "completato", passato (in tutti i sensi). Come il participio passato "creato", che è diventato un sostantivo.
La qualifica "il Risorto" è da riservarsi - per ora (se consideriamo il tempo come lo conosciamo "al di qua"- a Gesù solo. Altri si sono presentati come "figli di Dio", "messia", "maestri", "illuminati" e via di questo passo. Solo Lui è stato risuscitato.
Tutti siamo "resuscitandi", da-far-risorgere.
Per non correre il rischio di chiudere nel passato questo evento, per Lui più efficace è il titolo di "il Vivente": participio presente.
"Non è più qui" nel luogo riservato ai morti; è qui nella storia dei vivi.
Per noi creature sempre impaurite dalla finitudine, soprattutto angosciate dalla fine del tempo del nostro esistere, è un bell'annuncio credere che continueremo ad essere i viventi, con Lui.
don Chisciotte Mc 200407 

Gli "addetti al culto" continuano a dimostrare che non hanno intenzione di far partecipare la "gente" (che - detto in termini precisi - è il santo popolo di Dio) ai loro riti e quindi la "gente" non riesce a pregare in questa forma.
Questa constatazione non è per me facile da accettare e mi addolora tantissimo. Ma non è la prima volta nella storia e non sarà l'ultima.
E allora il santo popolo di Dio cosa fa? Riascolta la vicenda di Gesù, la sua rivelazione (la pagina di vangelo di oggi, per esempio: "Perché continuate a cercare tra queste forme morte Colui che è vivo, è in continuo movimento, è già Altrove...?!"). Lascia gli "addetti al culto" a fare quello che vogliono - così come piace a loro - e si rivolge ad altro: la maggior parte non celebra più quei riti lontani, incomprensibili, irraggiungibili, riservati a iniziati; pochi stanno aggrappati alla Bibbia come alla Roccia e lasciano che sia essa ad indicare la strada come una lampada; alcuni - chiamamoli devoti - "inventano" altre forme di preghiera: rosari, reliquie, processioni, immagini sacre... Qualche volta esagerano, ma non è certo loro la colpa. No, non è loro la colpa.
don Chisciotte Mc, 200412

Quarta e ultima meditazione di questi Esercizi Spirituali, guidati da don Martino Mortola: 4. Sepoltura. Ringraziamo don Martino che accettò un anno fa l'invito a venire presso di noi per gli Esercizi Spirituali; lo ringraziamo per la serietà con cui aveva pensato un percorso profondo e articolato in più momenti; lo ringraziamo per la disponibilità a modificare la sua proposta, in funzione delle mutate condizioni. Ci ha offerto intuizioni spirituali molto ricche, che porteranno frutti nel tempo a venire. Anche oggi cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con Lui. Qui la scheda.

 


Un abisso tra la rigidità liturgica della celebrazione nel duomo di Milano e la profonda e sobria creatività della preghiera in San Pietro. Grazie, papa Francesco!
don Chisciotte Mc, 200410

La Via Crucis preparata da giovani e adulti della nostra Comunità Pastorale, ispirati dalla espressione dell'arcivescovo: "il forte grido". Trovate il video (34 minuti); il pdf con immagini e testo; il file col testo. Buona preghiera!

 

Esercizi Spirituali «"Perché questo spreco di profumo?" (Mc 14,4)
La passione di Gesù nel Vangelo di Marco». Predicatore: don Martino Mortola, teologo sistematico presso il seminario diocesano. Meditazione 3. Crocifissione. Cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con lui; e seguiamo la scheda allegata. Don Martino ci offre anche questo disegno per comprendere meglio la sua meditazione.

 

Esercizi Spirituali «"Perché questo spreco di profumo?" (Mc 14,4). La passione di Gesù nel Vangelo di Marco». Predicatore: don Martino Mortola, teologo sistematico presso il seminario diocesano. Meditazione 2. Getsemani. Cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con lui; e seguiamo la scheda allegata.

La scheda della verifica della vita.
 

 

Esercizi Spirituali «"Perché questo spreco di profumo?" (Mc 14,4). La passione di Gesù nel Vangelo di Marco». Predicatore: don Martino Mortola, teologo sistematico presso il seminario diocesano. Meditazione 1. Betania. Cerchiamo un momento tranquillo; iniziamo con un momento di silenzio per predisporci all'ascolto della voce di Dio; il segno della croce apra un tempo particolare dedicato al dialogo con lui; e seguiamo la scheda allegata.

Introduzione ad una speciale proposta spirituale: gli *Esercizi Spirituali* , offerti in modo che ciascuno possa "esercitarsi" da casa. *Ogni mattino dieci minuti di meditazione* offerti da don Martino Mortola, docente di teologia presso il seminario diocesano, che metterà a disposizione anche una scheda. *La sera una "ripresa"* del tema. In particolare domani offriremo un sussidio e una meditazione per accompagnare la personale e familiare " *verifica della vita* " (per chiedere perdono più consapevolmente a Dio Padre e ai fratelli):

Dobbiamo prendere atto che è stato chiuso il santuario di Lourdes (dal 17 marzo). E non è esattamente come chiudere tutti gli altri luoghi: è (era) il santuario dedicato primariamente alla invocazione per i malati.
Tutti gli altri luoghi di preghiera e di ritrovo delle varie religioni - se già non sono stati chiusi - hanno comunque subìto pesanti restrizioni all'accesso dei fedeli.
La devozione ha fatto ricorso a tutti i possibili "mezzi" per superare (possibilmente con una certa rapidità) questa pandemia: reliquie, processioni, immagini sacre, speciali esposizioni e pratiche di pietà...
Sono stati invocati tutti i santi del calendario, soprattutto quelli riconosciuti patroni in occasione di malattie, pestilenze, disgrazie.
Se sono stati tirati in causa - con gesti anche eclatanti, con profonde attese -, significa che si è creduto nella loro efficacia.
La storia è ricca di episodi edificanti, che hanno risolto situazioni complicatissime.
Oggi non hanno (ancora) funzionato.
A ben poco serve citare espressioni consolatorie circa i "tempi di Dio" diversi da quelli degli uomini: se fosse così, Dio sarebbe alla finestra dei nostri drammi, incomprensibilmente affascinato dalle lancette di un suo orologio che batterebbe delle ore diverse dalle nostre, così per noi drammatiche e insopportabili.
Sì, fanno bene coloro che ci ricordano che se Dio Trinità ha dato il via al non-Dio (le creature e il creato) non può (perché non può rimangiarsi la sua identità di Creatore, non di padrone) sospendere o sostituirsi all'autonomia relazionale dentro la quale la realtà è (e senza la quale non sarebbe).
Certo che anche i Tre (Padre, Figlio e Spirito) non stanno certo bene vedendo ciò che accade; non stanno bene da quel famoso evento di rottura della comunione descritto nel capitolo 3 del libro della Genesi. Con una immagine un po' troppo antropomorfa, direi che manca anche a loro il respiro, sono in deficit di ossigeno, stanno con il fiato sospeso.
Come tante altre volte; come - per antonomasia - quella volta era assetato di ossigeno il Figlio di Dio, a braccia spalancate sulla croce... ma l'ultimo respiro non lo trattenne per sè, lo buttò fuori, lo regalò a tutti coloro che ne erano e ne sono tuttora affamati. 
don Chisciotte Mc 200402

Chi ha vissuto l'ingresso di Gesù in Gerusalemme? L'evento, la realtà (la "res", direbbe la teologia medievale) è vissuta dalle folle, con Gesù. Poi è venuta la memoria in forma liturgica.
Chi ha vissuto la unzione di Betania? In una "casa", le mani e i capelli di una donna. Poi sono venute le unzioni rituali.
E oggi noi dovremmo avere paura di far VIVERE fuori dalle chiese la memoria di questi gesti?!
Alla domanda: "Chi celebra oggi la messa delle ore 10?", magari rispondiamo: "Don Tizio"; meglio sarebbe dire: "La presiede un prete (o un vescovo)"; ma l'espressione più precisa e calzante sarebbe: "Oggi (e sempre) celebra il santo popolo di Dio". «Continui a radunare intorno a te un popolo, che da un confine all'altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto» (Preghiera Eucaristica terza). E questo "sacrificio perfetto" non è l'Eucarestia, bensì l'offerta di tutta la vita, di ciascuno e di tutti insieme: «Concedi che, riuniti in un solo corpo dallo Spirito Santo, diventino offerta viva in Cristo, a lode della tua gloria» (Preghiera Eucaristica prima).
Come lo fu per Gesù: l'offerta della vita fu lo stile di tutta la sua esistenza, non del culto.
dChMc 200403


Non si rendono proprio conto del tempo che stiamo vivendo.
Non si rendono conto della gravità e invocano una "gioia" disincarnata (che non è quella evangelica).
Non si rendono conto delle condizioni quotidiane in cui vive la nostra gente.
Non si rendono conto della seria e improrogabile "occasione" che ci è stata data per vivere diversamente ogni cosa.
E quindi confermano - purtroppo - che i cristiani vivono fuori dal tempo (nel senso più deteriore del termine).
Tradiscono la Incarnazione e sbarrano le porte al soffio potente dello Spirito!
don Chisciotte Mc 200403


E' tornata di moda un parola ormai desueta e ostracizzata: "regola" (addirittura al plurale!).
Mi è tornata alla mente la prima e principale e originale regola di Gesù: "Pregate, pregate, pregate!". Ops, mi sono sbagliato! Lui non ha detto così.
Ha detto: «Amatevi gli uni gli altri, al modo in cui io vi ho amati» (cfr Gv15).
Allora perché da tante parti del mondo cristiano rimbalza questo verbo: "Pregare!»; «Pregate!»; «Preghiamo!»?!
Sicuramente i geniacci della spiritualità mi diranno che 1. "Solo Dio ci può salvare"; 2. "Meno male che c'è la Madonna"; 3. "Bisogna intendersi su cosa vuol dire pregare...".
Sì, tutto vero, ma intanto risuona sempre (direi: come un "mantra"!) il verbo "pregare", col suo inevitabile strascico color... - purtroppo - color simil-magia, pseudo-superstizione, voglia-di-miracolo.
Ve la ricorderete la considerazione amara di un medico chirurgo, anni fa: "Se un paziente grave muore, è colpa mia; se guarisce, dite: "Grazie a Dio!".
Ecco, io preferisco dire: "Amiamoci!". E questo racchiude mille cose: "Ti penso - Leggo un libro bello per dedicarti poesie - Penso di suggerire a mio figlio di fare il medico o lo psicologo - Cerco di conoscere di più il Vangelo e magari ne leggo uno dei quattro! - Oggi un segno di croce ci sta - Tra mille video di oggi, uno anche di quelli intelligenti - Mi sa che oggi telefono alla nonna - Se trovo una mascherina e un paio di guanti adatti, mi unisco ai volontari che portano la spesa a casa di chi non può uscire - Visto che a pasquetta non andiamo al ristorante, offro quella cifra per un ospedale - Parlo di te al Signore Gesù - Metto a posto l'armadio dei vestiti - Stasera lavo io i piatti - Scrivo a mano una lettera per il mio ragazzo - Riprendo in mano quel libro di don Tonino Bello...".
E faccio tutto questo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
O magari non me ne accorgo che lo sto facendo "in nome loro" dei "Tre", ma tanto... "lo avete fatto a me", dice Gesù (cfr Mt 25).
don Chisciotte Mc, 200402

Davvero è tutto silenzio e morte, solo perché non si vedono le persone in strada?
Siamo davvero come ad Aleppo? (Please, andate a rivedere qualche video di Aleppo sorvolata dal drone).
Non lo sentite il frinire delle cicale umane dentro le case?
La vitalità delle formichine tra le stanze e i corridoi?
Le migliaia di vagiti, risate, lacrime, note, gemiti, salmi... che i doppi vetri non riescono a trattenere?
Non lo percepite sulla pelle il calore che sale da quelle che non sono macerie, bensì case?
La Vita è minacciata, sì, ma è viva!
La brace, il magma, la vibrazione... che annunciano la carica, l'effusione, la Novità!
(Provate a rivedere il video con questi sensi aperti).
don Chisciotte Mc, 200329 
https://www.facebook.com/localteamtv/videos/165452554561487/