"Per adesso sono tra quelli fortunati.
Febbre e dolori forti per un paio di giorni - tipo quando mi sono rotto le costole, per capirci - ma passati quasi subito.
Ora sintomi da raffreddore molto pesante, con due bonus:
La stanchezza, mai provata così.
Taglio 3 fette di pane e mi sembra di aver abbattuto una foresta a colpi di accetta, fiatone e cuore a mille.
Poi gli odori ed i sapori, completamente scomparsi.
È una sensazione nuova, difficile da capire se non la si prova, anche quando me lo raccontava chi ci è passato. Nuova, appunto: non c'entra nulla come quando si ha il raffreddore "e il cibo non sa di niente".
Difficile da spiegare, ma è molto diverso.
Tutto sa di acqua. A occhi chiusi impossibile riconoscere un cibo.
Peró mi accorgo, ad esempio, se un cibo è o meno salato, perché manca la sensazione di pizzicore che dà la salatura. Se mangio un pomodoro sento l'acidità ma non il sapore. O l'astringente.
È strano perché fa realizzare appieno che il gusto di un cibo non è dato solo dal sapore, ma dalle mille sensazioni che provoca e dall'immaginario che crea. E mi accorgo che una cosa che diamo così per scontata e banale, di colpo non lo è più, e ritrovarla diventerà una piccola conquista.
E per cui, nella fortuna di una forma non grave, già sogno il momento in cui tornerò a godermi un pasto.
Nel frattempo resta la paura - perché resta, non si può far finta di nulla - che possa peggiorare.
Insieme alla rabbia di averlo preso non so come - forse in un luogo che dovrebbe essere di cura - e il senso di colpa di averlo portato a chi mi sta vicino.
Cui si aggiunge un aumento del livello di intolleranza verso chi minimizza, addirittura nega.
Perché a me sta andando bene, tanti altri non hanno avuto la mia fortuna.
Non fate gli imbecilli.
Cercate di evitare di pigliarlo".
Massimo Alberti, su FB, 6.3.2021

Morte che ci raggiunge nella malattia.

Morte che proviene dalla violenza e dalla distruzione.

L'esercito delle dodici sedie
di Davide Van De Sfroos
"Semm che, semm che settà giò in del bar
a cercà l'universo nel bucèer del Cynar
cosmonauti al tavolino cun la sigareta in bùca
che vemm a cambià el mund apena finissum la sambuca
verdum la gazèta tacum a bestemà
ghe spiegum al Trapattoni cume l'è che 'l g'ha de fa'
perché partì per i mundiai l'è cume partì per una guera
se perdum disum s'erumm se vencium tucumm più tèra
 
Tra una tazza de caffè e un settbell de scupa
tachen litt i cyberpunk insèma ai figli de la lupa
Giuanin l'ha fa la guera del quindes desdott
l'ha veduu crepà i class ma ll'è chi a beff el chinott:
“M'han mandà a fass cupà per tacamm là una medaia,
e me neuu el gira in Porche e l'ha gnanca fa la naja”
e parlum e parlum e quanti paroll
e chii che ghe l'ha duur e chii che ghe l'ha moll
e chi stà bee e chii che stà maal
quaighedun l'è a le Maldive quel oltro a l'uspedal
 
e semm l'esercito dii dudes cadregh
se massacrum de ball ma semm sempre intreegh
ghe n'emm vuna per tucc e vuna per nissun nissun
el bar l'è la nostra storia, la nostra religion
 
Pugnatoni sura al taul a pizzà la

Il disinteresse per l’elemento religioso
"Una delle cose che mi fanno pensare di più, in occasione del virus e della pandemia, è il disinteresse per l’elemento religioso propriamente inteso. Quasi tutti sono preoccupati per la malattia, per i rimedi per curarla, per il vaccino per prevenirla, per le gravi conseguenze economiche che tutto ciò comporta, per il futuro che ci aspetta ... che ne so!
È vero che si parla anche dell’elemento religioso. Ma perché? Abbastanza spesso l’elemento religioso è associato a quello festivo: la Settimana Santa, il Natale, la festa della Madonna nelle parrocchie e nelle città, i pellegrinaggi e le loro processioni, i battesimi e le comunioni, i matrimoni ed i funerali, eccetera. Tutto ciò interessa molte persone. Ma dove e in cosa risiede l’interesse? Non ci vuole molto a capire che la “religiosità popolare” interessa molte persone più per l’aspetto di festa che per quello rigorosamente religioso, per come si vive e si celebra. Questo è compreso da tutti e non ha bisogno di molte spiegazioni.
Ora, presupponendo ciò che ho appena detto, ciò che nella situazione attuale attira la mia attenzione non è il rifiuto di Dio e della religione, ma il disinteresse per tutto ciò che è collegato (o può essere collegato) con Dio e, in generale, con tutto ciò che è trascendente. Oggi - mi sembra - è già un dato di fatto quello che Thomas Pröpper è stato in grado di dimostrare opportunamente: il messaggio cristiano è diventato una “offerta senza domanda”. Dal mio punto di vista come credente in Dio, è male negare o rifiutare la sua esistenza. Ma è peggio ignorare Dio e tutto ciò che riguarda Dio a tal punto che ci sono così tante persone che se ne infischiano di quello che si pensa, si dice o si fa perché Dio lo vuole o non lo vuole, perché Dio lo dice o smette di dirlo.
Ed è evidente che, nel parlare di questa questione, non mi riferisco solo a Dio in se stesso, ma, oltre a Dio, a coloro che lo rappresentano ufficialmente: gli uomini del clero. Ciò che i chierici pensano o dicono interessa ogni giorno di meno ad una maggioranza significativa della popolazione. A meno che un chierico non faccia o dica qualche stravaganza.
Perché la religione interessa ogni giorno di meno? Perché la pratica religiosa è diminuita e continua a diminuire inarrestabilmente? Questa questione è troppo complessa e complicata. Non è possibile dare una risposta adeguata e completa in una breve riflessione.
In ogni caso c’è un fatto indiscutibile: i problemi che ci minacciano e ci opprimono sono in aumento, fino al punto di vedere il futuro dell’umanità, della terra e della vita ogni giorno più incerto e opprimente. Stando così le cose, qual è l’apporto della religione e degli uomini di religione in risposta alle molte domande che le persone sentono nella loro vita ed alle quali non trovano soluzione? (...)".
di José María Castillo
in “Religión Digital” (www.religiondigital.com) del 25 luglio 2020

Spero che nessuno se la prenda per la "parolaccia"...
ma ho risentito questa canzone proprio nei pressi della prima domenica di quaresima, illuminata dal Vangelo (Buona Notizia) delle tentazioni vinte...
e ho pensato: «Sarebbe una buona risposta da dare al Nemico dell'umana natura: "Digli che è scemo!", senza offesa»!
don Chisciotte Mc, 210221

https://www.youtube.com/watch?v=gA68JU_Gli0 

"Questo è un urlo che viene,
E un urlo che va
Dal buco del culo al cuore
Non c'è più religione
Per questo sarà
Un grido di rabbia e dolore,
Ma cosa c'è di volgare,
Oltre all'essere:
Scemo,
Digli che è scemo, scemo tu
Digli che è scemo
Digli che è scemo.
Questo è un urlo feroce,
Non è un

“Ritroviamo in questa pagina evangelica un invito forte che Gesù spesso rivolge a chi lo attornia: l’invito a prendere posizione, a operare una scelta, a immettersi in una direzione con convinzione, con passione. Lo fa Gesù con l'uomo paralizzato alla mano, che invita a mettersi in mezzo; lo fa anche con i farisei e gli altri che sono lì presenti: pone loro una domanda che - come abbiamo sentito dal Vangelo - non avrà risposta.
E’ vero: a volte abbiamo proprio paura ad esporci; ci è in fondo più congeniale adeguarci alla massa, ci è più facile ascoltare le opinioni di altri e assecondare quelle di chi appare più forte. Ci è più comodo accontentarci di non fare troppo male e di non spenderci troppo nel bene, in un buon equilibrio per non avere problemi... ma non è questa la zia dell'evangelo!
Gesù è nel mezzo della scena e invita l'uomo malato a mettersi in mezzo con lui, sotto lo sguardo dei suoi accusatori
Lo dice anche a noi, Gesù: “Vieni qui in mezzo. Abbi il coraggio di chiedere guarigione e di chiedere salvezza. Non nascondere la tua fragilità. Non avere paura nemmeno di

AVERTI INCONTRATO
"Ho ricordi molto belli del Card. Carlo Maria Martini. Mi ha ordinato prete. Lo chiamavo ‘padre’ e a lui non dispiaceva. Tanti lo hanno amato, ammirato. Ancora oggi spesso risuonano in me le sue parole, i suoi insegnamenti. Ci aveva abituati a pensare alla grande, evitando di perdere tempo sulle minuzie e questa era già un importante discernimento. Aveva come motto episcopale una espressione di s. Gregorio Magno: " il vero pastore deve 'pro veritate adversa diligere et prospera formidanter repugnare': per amore della verità, amare le cose avverse e invece sentire piuttosto distacco, disagio, per le cose favorevoli" (omelia del 3.9.1982).
Sapeva infondere coraggio con grande realismo: “Un cristiano si distingue per il suo coraggio, per il coraggio che gli viene dalla fede. Sa che Dio lo guida e lo sostiene. E allo stesso modo Dio parla per bocca degli altri. Vale dunque la pena di ascoltare l’opinione altrui. I cristiani non temono il dialogo, cercano la collaborazione di persone di diverse fede e pensiero, di chi pone domande e di chi è insoddisfatto. Con loro, insieme e in concorrenza, i cristiani portano nel mondo luce, orientamento, guarigione, protezione, pace e gioia di vivere” (Conversazioni notturne a Gerusalemme. Mondadori, 2008, p.112). Ricordo le migliaia di giovani che riempivano il Duomo per la sua 'scuola della Parola': "Vorrei incoraggiare i ragazzi a scegliere e a non aspettare troppo a lungo. Chi non prende decisioni si lascia sfuggire la vita. Questo, al giorno d'oggi, è il pericolo più grande. In confronto, il rischio di prendere una decisione sbagliata che andrà corretta è assai inferiore. Chi ha coraggio rischia di sbagliare. Ma la cosa più importante è che solo gli audaci cambiano il mondo rendendolo migliore. Ai coraggiosi sono concessi amici sinceri" (Conversazioni notturne…, p.63).
Iniziava sempre un incontro invocando lo Spirito Santo e nella preghiera si preoccupava di riferirsi alla situazione concreta nella quale si trovava in quel momento: “O Signore, mostrami ciò che in me è disordine, confusione. Purifica il mio cuore, ordina i miei desideri, rettifica le mie intenzioni; affinché io scelga prima di tutto te, - Bene supremo e affinché io veda tutti gli altri beni che sono necessari a me e agli altri, per i quali bisogna lavorare. - Signore, tutte le cose del mondo sono belle, ma nell’ordine dell’amore che Gesù ci insegna, che tu, Gesù, nostro Messia, vero uomo e vero Dio, ci insegni con la tua morte e la tua resurrezione".
don Walter Magni, su FB 210218


#L’indifferenza

di Gianfranco Ravasi
"Il peggior peccato verso i nostri simili non è odiarli, ma essere indifferenti". Lasciamo la parola con questo aforisma al noto scrittore irlandese George Bernard Shaw. Il pensiero è semplice, fin lapidario e un po’ paradossale. Certo, anche l’odio è un peccato grave, ma forse ha ragione questo autore, spesso ironico, nel ritenere ancor più inquietante e malvagia l’indifferenza.
Eppure è proprio questo lo stile di vita e di comportamento a cui ci stiamo assuefacendo. Sappiamo certamente di più sulla miseria del mondo, abbiamo più occasioni di confrontarci con gli altri, differenti da noi, ma il risultato prevalente non è quello, pur praticato da alcuni della premura o, all'opposto, del rigetto, bensì quello dell’insensibilità.
Si è sempre più distaccati, impassibili, apatici di fronte al mondo che bussa alle porte della nostra casa ben protetta e isolata. Un sostantivo un po’ volgare ma comune definisce in modo netto questo atteggiamento: il «menefreghismo» è il vessillo del nostro tempo, purtroppo a partire dai giovani, che pure dovrebbero essere i più frementi e fervidi.
in “Il Sole 24 Ore” del 7 febbraio 2021


Un conto è: "Faccio di tutto per tenerti informato, perché sei importante per me e sei coinvolto"; altro discorso è: "Appena posso, ti nascondo il più possibile, ma ti obbligo a sentirti coinvolto".

don Chisciotte Mc, 210111

Siamo circa
di Alberto Caprotti
Sette miliardi e 800 milioni di facce diverse, 208 Stati, solo la metà governati in democrazia. Parliamo 125 macrolingue con migliaia di idiomi, professiamo 100 macroreligioni con centinaia di sfumature differenti all’interno di ognuna. Non sempre i numeri dicono tutto, quasi sempre dicono tanto. Siamo precari, siamo circa. Il 40% gialli, il 21% marroni, il 21% neri, il 18% bianchi. Il 70% della popolazione del pianeta vive in case non abitabili, il 35% è analfabeta, 850 milioni di persone sono sotto la soglia della nutrizione minima, ma 1 miliardo e 700 milioni sono sovrappeso, 24mila muoiono di fame ogni giorno, 750mila sono obese. Circa 42 Stati sono attualmente in guerra, cioè milioni di persone si svegliano ogni mattina sotto la minaccia delle armi. Nessuno di loro e di noi ha scelto dove nascere, quando nascere e con quale sesso, l’1% del genere umano possiede da solo il 50% delle ricchezze della terra.
Vergogna e meraviglia dell’imperfezione umana: il suo contrario è un obiettivo nobile e pericoloso, perché l’ossessiva ricerca della perfezione genera delusione se non la raggiungi.
Siamo biodiversi, siamo quasi.
Dobbiamo accettarci per misurarci e per migliorarci: prenderne atto non è rassegnazione, ma un modo per gestire l’esistente con speranza. E senza illusioni.
in “Avvenire” del 17 luglio 2020


Un attimo di disattenzione o di superficialità...
e subito riprendono piede il tradizionalismo e il devozionalismo.
don Chisciotte Mc, 210206


«Vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserle date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano – a poco a poco, senza accorgersene – vivrà già dentro la risposta».
Rainer Maria Rilke, Lettera a un giovane poeta, IV


"La gente si lamenta sempre delle cose brutte che gli capitano senza che se le sia meritate, ma non parla mai delle cose belle. Di cosa ha fatto per meritarle. Io non ricordo di aver mai dato a nostro Signore motivi particolari per sorridermi. Però lui mi ha sorriso".
Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi
"(...) Gesù decide di negarsi di fronte a chi non ha il coraggio di prendere posizione. (...)
Chiede a chi lo incontra di assumersi la responsabilità di prendere posizione nei suoi confronti.
Non hanno spessore. Sono uomini senza personalità, non scelgono, ma calcolano (...) non sanno mettersi in discussione (...) veleggiano in quello spazio vuoto, per non scontentare nessuno (...).
Gesù cercherà altre situazioni in cui trovare qualcuno disposto a spendersi per la verità che ha riconosciuto.
Non prendere posizione per timore - o, peggio ancora, per convenienza - sembra essere qui proprio l'antitesi dell’evangelo, che è Buona Notizia e che in quanto buona non può più lasciare le cose così come erano, ma le rinnova e le impreziosisce. Ora, questo è il momento in cui prendere posizione".


"Sbagliarsi su Dio è una tragedia.
E' il peggio che ci possa capitare.
Perché poi ci sbagliamo sul mondo,
sulla storia, sugli altri, su noi stessi.
Se ti sbagli su Dio,
ti sbagli anche sull'uomo,
perché l'uomo non è altro che
immagine e somiglianza di Dio".
Davide Maria Turoldo


"Lui è don Mimmo Battaglia,
il nuovo arcivescovo di Napoli.
Oggi, nel suo primo giorno di insediamento, si è presentato così: dribblando fotografi e istituzioni e correndo incontro a chi non ha poteri e interessi.
La sua giornata è stata semplicemente profetica.
Ha voluto incontrare per primi i parenti di Francesco della Corte, la guardia giurata uccisa a Piscinola due anni fa da giovani criminali.
Il suo primo colloquio privato è stato con una ragazza arrivata in Italia dalla Nigeria dopo essere stata picchiata e violentata.
Il suo primo caffè napoletano lo ha preso a casa di uno degli operai della Whirlpool.
La prima associazione che ha abbracciato è stata "Figli in famiglia" di San Giovanni a Teduccio, che ha trasformato una ex fabbrica abbandonata in un luogo dove accogliere ogni giorno bambini.
Il suo primo pranzo è stato al "Binario della solidarietà" insieme ai senza fissa dimora.
I primi malati che ha visitato hanno l'AIDS e sono ospitati da una casa famiglia ai Camaldoli, ma ha trovato anche il tempo di salutare i carcerati di Poggioreale e i preti più anziani e malati della diocesi.
Stasera entrerà in cattedrale, portando questo pezzo di città sull'altare.
La città lontana dai palazzi del potere, ignorata, derisa, anche odiata e violentata.
E' nu juorno buono per Napoli, perché è arrivato a benedirla un uomo, un "prete di strada" e un "servo dei servi di Dio" che capisce la città che non capisce nessuno.
Benvenuto, don Mimmo! (un altro regalo di papa Francesco alla chiesa)".
di Salvo Garofalo, FB 3.2.2021


Preghiera per restare svegli

di Madeleine Delbrel
"O Signore,
che continuamente c'incitasti
a star svegli
a scrutare l'aurora,
a tenere i calzari e le pantofole;
fa' che non ci appisoliamo sulle nostre poltrone,
nei nostri anfratti,
nelle culle in cui ci dondola questo mondo di pezza,
ma siamo sempre attenti a percepire il mormorio della tua Voce,
che continuamente passa tra fronde della vita a portare frescura e novità.
Fa' che la nostra sonnolenza non divenga giaciglio di morte
e - caso mai - dacci Tu un calcio
per star desti e ripartire sempre".


Anche oggi, il "professionista" che - approfittando dello stato di indigenza di una famiglia - propone il classico "così ti faccio risparmiare, non ti faccio la fattura".

E noi, invece, persone oneste, parrocchie oneste, Caritas oneste... le fatture le vogliamo e le paghiamo.
don Chisciotte Mc, 210205

Emergenza. Il nuovo che chiede accoglienza
"(...) Da anni si parla di emergenza di ogni campo: traffico, immigrati, casa, salute, occupazione, rifiuti, educazione. E non solo. Sembra essersi ridotta o essere scomparsa del tutto la capacità di distinguere tra ciò che presenta i caratteri dell’emergenza e i problemi reali, gravi ma gestibili con l’impegno di ognuno e l’investimento di risorse adeguate. (...)
Ci conferma il pericolo di confusione l’origine etimologica della parola emergenza, che va trovata nel verbo latino "emergere" - composto da "ex" (fuori) e "mergere" (affondare) - col significato di venire a galla, innalzarsi, sorgere, mettersi in luce. (...)
Un esempio è il saggio "Emergenza", scritto qualche anno fa dal filosofo M. Ferraris. Qui la parola, e soprattutto l’esperienza dell’emergenza, è vista come un appello a considerare, al di là di ingiustificate pretese prometeiche, chi siamo davvero noi e quale deve essere, conseguentemente, il nostro rapporto con la realtà. Quando l’emergenza si trasforma in stress personale o collettivo, vuol dire che abbiamo dimenticato che la realtà non coincide con il nostro pensiero, che non tutto dipende da noi e che noi siamo parte del mondo e non padroni di esso.
L’emergenza ci pone di fronte, talvolta in modo violento oltre che imprevisto, a un mondo reale (non solo materiale) che non si lascia racchiudere nella nostra capacità di programmazione. Le emergenze sono segnali di qualcosa di nuovo o di diverso che cerca di farsi strada e domanda accoglienza o comunque risposte da parte nostra. Le emergenze sono segnali che richiamano i più disponibili a riconoscere - mentre lo impongono ai più restii - il recupero di un sano realismo, fatto di umiltà, di resilienza e di coraggiosa responsabilità".
di Nunzio Galantino, in “Il Sole 24 Ore” del 31 gennaio 2021

Signore Gesù Cristo, guarda con bontà i nostri fratelli malati, che attendono da te la salute del corpo e dello spirito: dona loro vigore e conforto, perché ritrovino le loro energie e vincano ogni male. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.


E meno male che erano i politici coloro che "sono attaccati al cadreghino".

E meno male che erano i politici che "sono sempre quelli da decenni".
E meno male che erano i politici che "scelgono quelli che conoscono, invece che seguire un progetto".
don Chisciotte Mc, 210202