#domande e risposte
di Gianfranco Ravasi
"La stupidità della gente deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva, invece, dall’avere una domanda per ogni cosa".
Era il 1984 e nelle librerie spopolava un’opera dello scrittore Milan Kundera, "L’insostenibile leggerezza dell’essere". A distanza di molti anni, lo riprendo in mano e ritrovo l’affermazione che ho proposto e che è sostanzialmente un elogio della domanda. Certo, echeggiano spesso nell’aria interrogativi stupidi o inutili; ma ai nostri giorni, soprattutto nei viali informatici, imperano le risposte tanto più asseverative e sprezzanti quanto più sono false e fuorvianti. A Picasso si attribuisce questo motto radicale pronunciato nell’èra in cui tale strumento iniziava ad affermarsi: «I computer sono inutili. Ti sanno dare solo risposte».
Certo, come suggeriva ironicamente un citatissimo Oscar Wilde, «a dare le risposte sono capaci tutti; è a fare le vere domande che ci vuole un genio». E questo è il problema: l’interrogare autentico che fa progredire la scienza, la ricerca aperta all’acquisizione, lo sguardo che perfora la realtà e l’esistenza senza accontentarsi della superficie ovvia, sono esercizi che richiedono già una sapienza di base. Per questo l’ars interrogandi non si adatta allo spumeggiare delle idee vane, ma sboccia dal terreno fertile e arato dello studio e di una conoscenza previa. E, come ammoniva san Paolo, «vagliate e pesate tutto, ma trattenete e conservate ciò che è kalon (bello/buono)» (1 Tessalonicesi 5,21), mentre la poetessa polacca Wislawa Szymborska concludeva: «Chiedo perdono alle grandi domande per le piccole risposte», che di solito noi tutti diamo.
in “Il Sole 24 Ore” del 22 gennaio 2023