(...) "E' la mediazione ecclesiale che fa problema per un calo sofferto della credibilità (scandali sessuali, ma anche mancanza di sobrietà); il terzo motivo è un’arretratezza di fondo della Chiesa rispetto a nodi nevralgici della contemporaneità. (...) Tra i fattori che possono spiegare questo calo di partecipazione pongo la domanda “in Chiesa cosa andiamo a fare”? Possiamo allenare la gente al senso della liturgia, ma poi quando poi viene in chiesa la facciamo giocare con un pallone sgonfio… Noi preti per primi arriviamo in chiesa per l’evento per eccellenza della vita Cristiana, che dovrebbe rendere nuova la nostra vita ma lo facciamo con uno stile e un linguaggio dei secoli passati… È inevitabile che dopo un po’ ci si stanchi… Io stesso mi sento forzato a scimmiottare la lingua di un secolo che non è il mio. Credo, per ultimo, che nella Chiesa, nell’edificio vero e proprio, ci ritroviamo non poche volte a tante latitudini a celebrare senza l’ombra di vincoli comunitari significativi. Dentro delle bolle di solitudine e individualismo a volte ammantate di religiosità che non lasciano il gusto della vita nuova del Vangelo che è quella della carità fraterna, che fruttifica in relazioni di autentica fraternità. Questo ci fa dire, dopo un po’, che quella celebrazione non è così determinate. (...)
Lo specchio dell’incapacità delle comunità cristiane di apprezzare e accompagnare quella stagione delicatissima della vita che è la prima età adulta in cui affronti le prime difficoltà, le prime frustrazioni, ma anche eventi eccezionali come la genitorialità. Abbiamo perso il treno, riferito il Vangelo di Gesù all’età infantile e alla terza età le due età che ti impongono in fondo una precarietà vistosa delle capacità. Lì dove l’età è quella delle responsabilità del vivere, a partire dai primi impulsi più basici ed essenziali (l’attrazione fisica che fiorisce nell’amore, l’incanto sempre più impegnativo del diventare madre e padre) lì il riferimento al Vangelo di Gesù non ti viene offerto come qualcosa di appetibile. Ecco allora perché ci si sposa sempre meno e sempre meno secondo il Vangelo inteso come spartito su cui si scandiscono i passi dell’amore. (...)
Nonostante le fatiche e una vistosa infruttuosità dei percorsi formativi (il catechismo) si va avanti così timorosi di osare vie nuove. Questo ci fa registrare non solo l’abbandono, ma proprio la fuga dalla partita del Vangelo già nei preadolescenti. Questo dovrebbe indurci a un supplemento di riflessione sulla parola della Chiesa che risulta incompatibile alle parole nuove che i giovani scoprono una volta usciti dalle elementari. (...)
Per quel che riguarda la Messa, infine, si tratta, senza rivoluzioni, di osare con libertà un’immaginazione e una celebrazione della liturgia che sia più densa ed essenziale. Osare con libertà evangelica, con maggior coraggio nel celebrare una Messa che faccia trapelare la gioia e non la mestizia nei gesti e nei canti. Una celebrazione dove sia chiaro il tono della gratitudine per la Grazia che viene accolta e non una supplica lagnante. E una liturgia che veda una reale partecipazione dell’assemblea e non una celebrazione che veda “il possesso palla” al 90% del prete e al 10 dell’assemblea che, invece, deve essere soggetto della celebrazione come dice il Concilio Vaticano II".
https://www.famigliacristiana.it/articolo/torniamo-a-far-scoprire-il-tocco-gentile-di-gesu-nella-vita-di-tutti-i-giorni.aspx?fbclid=IwAR2vAQuumNibQwPGzH5IzGRAerhi-rqBCXaSFwaz7tKqt7C8wVklfH0UE7U