"In un’epoca in cui la comunicazione è diventata onnipresente attraverso piattaforme social e dispositivi digitali, stiamo forse perdendo la facoltà che rende il dialogo realmente democratico: la capacità di ascoltare. Come analizzato in una riflessione pubblicata su The Conversation, il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sulla libertà di parola, ignorando che il diritto di esprimersi rimane un guscio vuoto se non esiste una comunità disposta a ricevere il messaggio. (...)

Gli algoritmi tendono a premiare le comunicazioni brevi, assertive e cariche di sdegno morale, poiché queste generano risposte immediate e aumentano il tempo trascorso online. In questo scenario, l’utente viene addestrato a interagire con caricature della realtà, trasformando la discussione pubblica in un palcoscenico in cui l’obiettivo non è la persuasione, ma la conferma della propria identità di gruppo attraverso la contrapposizione polemica. (...)

Imparare ad ascoltare nell’era digitale significa esercitare una forma di resistenza consapevole, scegliendo di rallentare il flusso delle informazioni per concedere al pensiero dell’altro lo spazio necessario a essere compreso nella sua reale complessità. (...).

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