"Qual è quindi il servizio possibile dei superiori? La comunione più profonda fra i membri, non limitando il servizio dell'autorità al 'mero compito di coordinare le iniziative dei membri', ma di 'costruire assieme ai fratelli e sorelle delle 'comunità fraterne nelle quali si cerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa' (Codice Diritto Canonico, can. 619)" [pag. 127].

  "Servo è la parola che traduce il termine greco che significa anche 'schiavo'. Indica qui non tanto uno che non è libero, piuttosto uno che sa chi è il suo padrone, perché appartenere significa avere una identità, quella del padrone. Appartenere al Signore è una dignità, perché il lavorare per Lui ci fa fare il suo stesso lavoro: Lui seminatore ci fa arare, Lui pastore ci fa pascolare, Lui servo, ci fa servire, Lui risorto ci fa risorgere. Dal desiderio di essere simile al Signore proviene il fondamento della vita cristiana e della vita religiosa strutturata sui voti: l'obbedienza è il servizio di un servo chiamato ad essere simile al suo Signore obbediente e glorioso. Il superiore è un servo che ha cura della vigna del Signore, simbolo del popolo eletto, ha cura dei fratelli pascolando la comunità. Quale merito può vantare questo servo per un simile servizio? Quale ricompensa può desiderare? Non gli appartengono né la vigna, né i fratelli. Tutto è del Padre che associa il Figlio alla sua volontà di salvezza, e chiama gli uomini ad entrare nella logica dell'amore che salva. Si può così capire meglio il significato di "servo inutile". La parola greca suggerisce un senso più complesso di quello che evoca l'italiano. In greco 'inutile' significa 'senza utile', cioè senza profitto, senza guadagno. Il significato teologico che emerge è ricco: chi va a servizio nella vigna del Signore avendo cura dei propri fratelli non va in cerca di nessun guadagno [pag. 131]".

 "Il servizio del superiore è quindi la comunione fraterna, affinché la persona si realizzi ad immagine di Dio nella relazione con gli altri. In altre parole: il ruolo del superiore è 'consolidare la comunione fraterna'. L'autorità ha il compito primario di costruire assieme ai fratelli e alle sorelle delle 'comunità fraterne nelle quali si cerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa' [pag. 145]".

 "Un superiore saggio diffida della fidura affascinante che emerge dal ritratto degli adulatori. Gli dovrebbe bastare di essere servo che sa vincere la tentazione del potere, nascosta a volte anche nel 'sottile godimento di essere sempre sovraccarico di lavoro' ma nascosta anche dietro l'illusione ricorrente di pensare di essere in fondo più intelligente e più bravo degli altri, illusione che favorisce l'emergere di giudizi negativi sugli altri, maldicenze su alcuni, adulazioni nei confronti di altri, illusione che ha la sua radice in una fiducia cieca in se stesso e in una insicurezza altrettanto cieca che divide il mondo in due categorie di persone, i buoni e i cattivi che si riducono in adulatores et detractores? La comunità è impoverita dalla sterilità della rivalità fra quelli che sono per il superiore e quelli che sono contro di lui. Quando il superiore cambia, non cambia niente nella comunità, le divisioni rimangono le stesse. Questo veleno, come il demonio più potente, non viene sradicato se non con la preghiera e il digiuno [pag. 151]".

  Michelina Tenace, Custodi della sapienza. Il servizio dei superiori, Lipa