"Il “bello” dell'educazione è che essa gioca con elementi la cui risposta, essendo libera, è sempre in qualche modo imprevedibile. Di conseguenza gli itinerari non possono in nessun modo essere pensati come “tecniche di successo”. Può sembrare che io insista un po' troppo nel mettere in guardia contro questo meccanicismo educativo. Ma l'esperienza mi ha insegnato che esso è una delle più sottili e diffuse insidie dei nostri ambienti. La fiducia nei mezzi soprannaturali, nella parola di Dio, nei sacramenti e nelle tradizioni educative, nell'oratorio, ecc., viene talora vissuta come sicurezza umana, con conseguenti delusioni e anche prove di fede. Ma allora, perché Dio non ha operato come ci aspettavamo? Perché dopo tante prediche e comunioni questo ragazzo è finito così? I fallimenti educativi sono in certo senso provvidenziali, perché ci aiutano a entrare nel mondo dello spirito, che è mondo di libertà, e ci alleano con quel Dio che non strumentalizza né meccanicizza nessuno, che rispetta fino allo scrupolo la libertà del più piccolo dei suoi figli, contento di attrarre con la forza straordinaria del suo amore e della sua grazia".

 

Carlo Maria Martini, Itinerari educativi, n. 4