Il dimezzatore

di Massimo Gramellini

Mi sono ripromesso di non parlare mai più di B, se non per tesserne gli elogi. Ed è proprio ciò che intendo fare oggi, avvolgendo in una coperta di evviva la sua ultima dichiarazione calcistica: bisogna dimezzare gli ingaggi dei calciatori. Bravo. Ad alcuni di loro (per esempio a quelli che senza fare una piega hanno lasciato inabissare la squadra per cui tifo) li azzererei addirittura. Ma la mia totale adesione alla campagna moralizzatrice del B non può farmi dimenticare chi fu il primo in Italia a gonfiare il prezzo dei mercenari del pallone: B medesimo, quando nel 1992 prelevò Gigi Lentini con un elicottero e lo strappò al Toro (e al ventricolo destro del mio cuore) per almeno 18 miliardi e mezzo di lire. Una cifra che adesso farà ridere, ma all'epoca fece piangere e anche un po' arrabbiare parecchia gente: Gianni Agnelli lo ribattezzò ironicamente «il calmieratore».

Solo gli stupidi non cambiano mai idea, ci mancherebbe. Ma solo i furbi riescono sempre a indossare l'idea più intonata alle loro convenienze del momento, convincendo gli altri che sia quella giusta. In questo genere di ginnastica verbale B è un autentico maestro. Quando entrò in politica si lamentò giustamente perché al suo partito appena nato veniva concesso meno spazio che ai partiti già grandi e grossi, quindi meno bisognosi di farsi conoscere dagli elettori. E qualche anno dopo si lamentò, sempre giustamente, che i partiti appena nati pretendessero di avere in tv lo stesso spazio di un partito grande e grosso come il suo.