L'ex colonia e i nostri doveri di dare asilo

(...) Se c'è un popolo che noi italiani abbiamo il dovere storico e morale di soccorrere, è il popolo eritreo. Perché della storia e dell'identità italiana, di cui finalmente si discute senza pregiudizi, gli eritrei fanno parte da oltre un secolo; così come noi apparteniamo alla loro, al punto da averla plasmata. Il nome stesso - Mar Eritreo era per i greci il Mar Rosso - fu suggerito a Francesco Crispi da Carlo Dossi, capofila della scapigliatura lombarda e collaboratore dello statista siciliano. Ma l'Eritrea è se possibile qualcosa di più della prima colonia italiana; senza l'intervento del nostro esercito e della nostra amministrazione, forse non sarebbe mai esistita come unità politica e culturale, e le tribù che abitavano l'altopiano sarebbero rimaste per sempre alla mercé dell'impero abissino.

Proprio questo legame particolarissimo consentì agli eritrei di godere solo dell'aspetto positivo del colonialismo - il centro dell'Asmara è una vetrina dell'architettura italiana della prima metà del Novecento, mentre la ferrovia Massaua-Asmara fu distrutta dai bombardamenti inglesi -, e di evitare le pagine nere, dalla repressione in Libia ai bombardamenti sull'Etiopia. Ma è soprattutto la fratellanza d'armi ad aver coniato tra i due popoli un vincolo di solidarietà, che in questi giorni dovrebbe morderci la coscienza. I prigionieri di Adua, cui il negus fece tagliare il piede destro e la mano sinistra in quanto sudditi ribelli, rei di aver combattuto accanto agli italiani. I centinaia di militi ignoti sepolti nel cimitero di guerra di Cheren, dove avevano resistito agli attacchi britannici. Il libro di Montanelli, intitolato appunto XX battaglione eritreo. Il sacrificio di migliaia di ascari, da quelli del 1896 ai loro nipoti che ancora dopo la resa del Duca d'Aosta all'Amba Alagi continuarono a combattere nelle bande irregolari di Amedeo Guillet, l'ultimo eroe d'Africa. E la traccia che di tutto questo è rimasta nella cultura collettiva: gli acquerelli di Caccia Dominioni, i fez rossi sulle copertine della Domenica del Corriere, le fotografie degli sciumbasci