Chiaramente Maria era spinta da qualcosa e infatti il testo continua: «raggiunse in fretta una città di Giuda» (Lc 1,39). Commenta Ambrogio: «Nescit tarda molimina Spiritus sancti gratia», la grazia dello Spirito Santo non sopporta ritardi. Intuiamo che è lo Spirito a muovere Maria e a donarle tale libertà, tale creatività nell'uscire dalle abitudini. Forse per questo l'evangelista ha precisato la fretta. Proviamo a parlare con Maria e a interrogarla: che cosa ti fa muovere con tanta rapidità? che cosa significa «in fretta»? Io credo che entrando un po' di più nel cuore di Maria, oltre all'azione dello Spirito che le infonde scioltezza, libertà, creatività, possiamo cogliere anche il desiderio di vedere il segno che le avrebbe confermato il suo mistero. L'annuncio dell'angelo costituiva un segreto pesantissimo da vivere, un segreto difficile da comunicare e si ha l'impressione che non lo avesse comunicato a nessuno. Da qui il suo bisogno di confrontarsi e di trovare conferma dell'indicazione datale, nel solco della volontà di Dio. Evidentemente in Maria era vivo pure il desiderio del servizio, dell'aiuto all'anziana cugina. Già iniziano a emergere i motivi di una relazione umana vera e profonda, e sono motivi di reciprocità. Ella vuole dare aiuto e insieme riceverlo. Maria può offrire aiuto perché capisce ciò che è avvenuto in Elisabetta, sa interpretarlo come un evento divino, mentre i circostanti penserebbero a un'anomalia biologica (Luca stesso scrive che Elisabetta tenne nascosta la gravidanza). Tuttavia Maria spera anche di essere capita. In una relazione autentica, si comprende l'altro e si è compresi a fondo. È da questa reciprocità nella relazione che sgorgherà, a mio parere, il Magnificat.

Carlo Maria Martini, Il vangelo di Maria, 31-32